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Sempre meno libertà sul web, ma nessuno protesta

Italia e Francia all'attacco della pirateria videomusicale


Italia e Francia all'attacco della pirateria videomusicale
30/09/2010, 15:09

C'è un fenomeno che si sta sviluppando su Internet, senza che nessuno osi fiatare: il controllo e la censura sulle attività del singolo. Una volta questo spettava solo alle forze dell'ordine, dietro autorizzazione della magistratura, come è giusto che sia. Ma agire così significava rallentare l'azione delle majors musicali e televisive contro la pirateria informatica. Ed allora ecco un fiorire di leggi che consentono anche a queste società (o anche allo Stato, che è sempre pronto a favorirle) di monitorare Internet e le abitudini dei cittadini che usano il web. Per esempio in Francia è entrata in funzione la cosiddetta legge Hadopi: se ti colleghi ad un sito per scaricare file illegali, ricevi prima due e-mail di avvertimento e poi ti viene staccato il collegamento Internet per un periodo fino a 30 giorni. E se i download sono molti, può scattare anche un procedimento giudiziario. A sorvegliare il tutto la Hadopi, una autorità governativa.
Ma non è l'unico caso. Anche in Italia siti come Megaupload.com sono stati costretti a togliere gran parte dei loro contenuti per non ricevere pesanti sanzioni economiche. Ed una ventina di persone sono state multate solo perchè hanno visto in streaming molti film di questo genere. Persino negli Usa, patria della libertà - come normalmente viene chiamata - è guerra senza quartiere ai siti che offrono download. E anche il sito Mulve, che pure aveva riscosso un buon successo, è stato già disattivato. Si è scoperto che il programma non faceva altro che scaricare le canzoni dal sito Vkontakte.ru (un sito russo) in streaming e le trasformava in canzoni da scaricare. QUindi è stato un gioco da ragazzi renderlo irrangiungibile ed off line.
Perchè poi il problema resta questo: grazie agli immensi guadagni che le majors fanno, facendo pagare a peso d'oro CD e DVD, hanno anche le risorse per censurare quello che vogliono. E hanno il potere ricattatorio, minacciando il licenziamento di migliaia di persone, nei confronti del governo per ottenere leggi a proprio favore. E a noi utenti? Non rimane che pagare prezzi esorbitanti, se vogliamo vedere un film o ascoltare una canzone. Ma i proprietari delle majors si credono forse che uno studente ha i miliardi che hanno loro?
 

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di Antonio Rispoli
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