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Controverso il rapporto di Corrado Calabrò

Italia ultima per diffusione banda larga e connessioni internet


Italia ultima per diffusione banda larga e connessioni internet
06/07/2010, 21:07

ROMA - La relazione al Parlamento presentanta dal presidente dell'Autorità per le comunicazioni Corrado Calabrò, evidenzia dei dati contrastanti. Se da un lato, infatti, l'Italia è prima per quanto riguarda i prezzi dei servizi di telefonia e web, dal punto di vista della diffusione delle connessioni ad internet e della banda larga, il bel paese occupa l'ultimo posto nella classifica degli stati che fanno parte dell'Unione Europea. Fanalino di coda anche per quanto concerne i servizi elettronici e gli acquisti on-line, lo stivale si presenta dunque ancora il più arretrato in assoluto per la diffusione della cosiddetta "new economy".
Per Calabrò, tra le cause principali della domanda carente e dell'offerta inadeguata, ci sarebbero in primis la difficile sostituibilità tra la tv e la rete, la scarsa diffusione di quest'ultima tra i meno giovani, la paura di truffe telematiche e così via. Insomma: il world wide web si conosce ancora molto poco in Italia e, per questo, viene utilizzato poco e male e, in taluni casi, viene addirittura visto come un esclusivo "pericolo". Come notano i cronisti del "Sole 24 ore", inoltre, c'è da riscontrare un'endemica mancanza di contenuti di alta qualità che dovrebbero appunto stimolare la diffusione delle web tv e proprio della ancora poco diffusa (e richiesta) banda larga. Tali contenuti, infatti, costano ancora troppo e favoriscono dunque il dilagare della pirateria e l'utilizzo massiccio del p2p e dello streaming gratuito ma di bassa qualità.
Calabrò prosegue poi la sua relazione ricordando la diffusione della tecnologia digitale (sia terrestre, sia satellitare, sia via cavo) che avrebbe oramai soppiantato la tv analogica; prefigurando il completamento della digitalizzazione entro il 2011. A tutti gli osservatori, però, è apparso strano il fatto che nel documento non siano stati presentati dei dati fondamentali riguardo le sei regioni dove il digitale terrestre è già obbligatorio. Specialmente in Lazio, Sardegna e Campania, infatti, la diffusione di nuovi canali (spesso "doppiati") ha peggiorato gli ascolti delle tv locali; favorendo l'accavvallamento caotico di centinaia di emittenti e creando una vera e propria selva nella quale vengono persi i (pochi) contenuti di qualità a favore delle programmazioni di scarsissimo rilievo proposte dalle varie piccole e piccolissime tv private che, in assenza di una regolamentazione precisa, trasmettono (spesso anche abusivamente) senza garantire un palinsesto valido ai telespettatori.
Come si osserva testualmente sul Sole 24 ore, infatti "A livello di risorse, «non vi è stato lo spostamento dalla tv tradizionale a Internet rispetto ad altri paesi». Non si spiega perchè questo avvenga in Italia. Rai e Mediaset, entrambe strettamente collegate al sistema politico, «conservano quote di ascolti ancora assai rilevanti sulle quali l'avvento della pay tv sta incidendo lentamente». Il problema è la concentrazione delle risorse (economiche, di diritti di trasmissione, di reti distributive integrate verticalmente). Senza un'analisi di questo fenomeno, a che serve la giusta reprimenda alle tv locali sui monoscopi o sui programmi ripetuti, che ci sorbiamo noi cittadini delle "felici" regioni digitali?"
Non a caso, Calabrò, ha richiesto con forza l'approvazione mai arrivata dell'oramai mitologico Piano delle frequenze che, tra l'altro, permetterebbe di liberare ben 9 canali televisivi da "regalare" alla banda larga (come previsto dall'Europa).
Per Calabrò, dunque "L'accesso senza discriminazioni ai mezzi d'informazione delle forze politiche e sociali va tutelato, specialmente in un sistema concentrato come quello italiano". In ultimo, il presidente dell'Autorità per le comunicazioni, si avventura in uno coraggioso quanto probabilmente e sfortunatamente vano appello: delottizzare la Rai e liberarla una buona volta dall'influenza dei partiti; in nome di una libertà d'informazione che in Italia non è mai sul serio esistita e che non va richiesta solo in seguito all'approvazione del ddl sulle intercettazioni.

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di Germano Milite
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