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E' solo un confronto scientifico o c'è altro?

La democrazia dell'energia solare contro la dittatura del nucleare


La democrazia dell'energia solare contro la dittatura del nucleare
16/03/2011, 17:03

In questi giorni, dopo l'incidente alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, si è riaperta la discussione sull'idea del governo (che per il momento resta un'idea) di costruire nuove centrali nucleari in Italia. E' un dibattito un po' strano, nel senso che di solito sono contrapposti coloro che vogliono tante centrali nucleari e coloro che ne vogliono di meno, ma comunque c'è un dibattito. Però, quando capita quella rara volta che interviene qualcuno a sostenere che del nucleare non ce n'è bisogno, perchè si possono usare le fonti rinnovabili, subito scatta la risposta, sempre la stessa: con sufficienza si dice che le fonti rinnovabili non sono costanti e possono coprire solo una piccola parte dei bisogni nazionali. Ma è vero?
In realtà è una bufala. Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica, per chi se lo fosse dimenticato) una volta disse che basterebbe un campo di pannelli fotovoltaici grande quanto lo spazio contenuto all'interno del Grande Raccordo Anulate a Roma per produrre abbastanza energia per tutta l'Italia. Anche se è evidente cjhe non si può radere al suolo Roma per costruire la suddetta centrale elettrica, è evidente che teoricamente è possibile. Ma dove trovare lo spazio? Beh, lo spazio esiste, per produrre anche più energia di quanta ce ne necessiti. Ma bisogna ricordare una cosa: le centrali solari non devono essere costruite in un blocco unico, come le altre centrali elettriche. Lo stesso per quelle eoliche.
Ma qui entriamo in quello che è il vero punto ideologico che blocca lo sviluppo di queste tecnologie. Un punto che è stato sollevato solo da Jeremy Rifkin, ma che è vero. Creare tante megacentrali, come avviene oggi, di proprietà di questa o quella società elettrica, concentra la produzione in poche e selezionate mani, che hanno il potere di distruggere una nazione. Se domani, per assurdo, l'Enel decidesse di chiudere tutte le sue centrali, l'Italia rimarrebbe quasi senza energia elettrica. E nella civiltà occidentale di oggi, questo significa morire. Ma che succederebbe se noi togliessimo questo potere dalle loro mani? Se ciascun individuo passasse dall'essere un consumatore ad un produttore/consumatore? Non è difficile. Sui tetti si possono costruire facilmente impianti solari fotovoltaici. Non sono economici, ma ormai producono in media da 1 a 1,5kW all'ora ogni 10 metri quadrati. E la media significa che comprendiamo sia il 15 agosto, quando c'è un sole che spacca le pietre, sia la notte buia e nuvolosa. Un tetto di 60 metri quadrati in un mese produce 4 Mw, una quantità che non so quante famiglie riescono a consumare in un mese. Inoltre sono disponibili anche le mini-cetrali eoliche: sistemi che usano il vento e che sono abbastanza piccoli da essere montati sul tetto o su un pezzo di balcone. Anche qui, abbiamo una produzione incostante, ma che arriva ad alcuni kW per ora, quando c'è vento, producendo energia che può in teoria essere immagazzinata o essere messa in rete. E non ci sono solo gli appartamenti in città, dove produrre energia. Ma se questo sistema per produrre energia si diffondesse, che succederebbe? Creeremmo una "democrazia energetica": niente più black out, niente più paura della mancanza di energia. Se si rompe il mio sistema di produzione di energia, c'è quello del vicino; se cade un traliccio, effettuare un ponte temporaneo dal vicino mediante una cosiddetta "smart grid" ("griglia intelligente") è una sciocchezza mentre si esegue la riparazione. Ma, appunto, toglieremmo loro il potere di decidere del nostro futuro, colpiremmo alla base uno dei poteri che usano per bloccarci.
E questo il potere politico non lo permette da nessuna parte. Neanche nei Paesi che vanno sul solare e sull'eolico (come sta succedendo per esempio in Europa con la Germania) si permette questa democrazia energetica. Ma perchè non dovrebbe spettarci?
Come si vede, il confronto tra nucleare e riunnovabili non è una questione di energia solamente. E' soprattutto una questione di potere

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di Antonio Rispoli
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