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La coppia si è iscritta nel registro delle unioni civili

La figlia di Roberto Vecchioni 'sposa' la sua compagna a Milano

Francesca e Alessandra hanno due gemelle

La figlia di Roberto Vecchioni 'sposa' la sua compagna a Milano
19/09/2012, 09:41

Scambio degli anelli, bacio e bouquet. Francesca Vecchioni, figlia del noto cantautore, “convola a nozze” a Milano con la sua compagna, Alessandra Brogno. Sono una delle prime coppie ad iscriversi nel registro delle unioni civili istituito dal sindaco della metropoli, Giuliano Pisapia. Che ha voluto  sottolineare: “Il registro delle unioni civili non è (ancora) un vero e proprio matrimonio, ma una sorta di contratto, aperto anche alle coppie gay, per ufficializzare la loro unione”.

La figlia di Roberto Vecchioni rese pubblica mesi fa la sua storia d’amore ed anche di aver avuto due gemelle con l’inseminazione artificiale ed ora ha deciso che la sua fosse una tra le prime coppie ad aderire al neonato documento. Francesca Vecchioni e la compagna Alessandra Brogno hanno voluto siglare davanti al funzionario comunale la loro unione. Con le loro due figlie in braccio, hanno firmato il documento, si sono scambiate un anello, si sono baciate e avevano perfino il bouquet di fiori. Cerimonia semplice, ma ricca di emozione. E, infine, tutte le foto di rito.

Francesca ha raccontato di esser rimasta incinta tramite la tecnica della fecondazione eterologa in Olanda, pratica vietata in Italia e che recentemente la Corte Europea ha giudicato un divieto legittimo come confermato poi anche dalla nostra Corte Costituzionale.

“La mia famiglia nasce da un’unione sentimentale onesta e profonda che prescinde dal sesso dei suoi componenti. Mi sembra superfluo sottolineare che l’omosessualità non è una malattia, né un devianza. Io e la mia compagna Alessandra ci amiamo, abbiamo due figlie e vorremmo che fossero tutelate attraverso l’affermazione dei nostri diritti. È assurdo che, per esempio, nel caso io venissi a mancare la mia compagna per la legge italiana sarebbe una perfetta estranea rispetto alle bambine, le quali sarebbero le prime vittime di una situazione ingiusta”.  

“Io e Alessandra siamo andate in Olanda dove nessuno si è meravigliato per la nostra unione, trovando strano solo il fatto che non fossimo sposate. Abbiamo scelto l’Olanda perché in questo Paese la donazione è considerata un servizio sociale. Chi dona il seme lo fa gratuitamente e non può restare nell’anonimato. Se le nostre figlie vorranno, al compimento del sedicesimo anno potranno conoscere il loro padre biologico”.

E alla domanda se Francesca non crede che ogni bambino abbia diritto ad una madre e ad un padre, risponde: “La domanda è inevitabile, ma tutte le recenti ricerche dimostrano che la capacità genitoriale prescinde dal sesso. Non per niente le più avanzate democrazie occidentali, come il Canada, la Gran Bretagna, la Germania e il Belgio hanno da tempo leggi che tutelano genitori e figli nella situazione mia e di Alessandra”.

“Spero tanto – aggiunge - che un giorno potremo sposarci. Potremmo farlo subito, a New York o a Oslo, dove il matrimonio omosessuale è consentito anche alle coppie non residenti. Ma io e Alessandra vogliamo sposarci in Italia. Ormai di famiglie come la nostra ce ne sono tante e non possono essere ignorate”.

 

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di Veronica Riefolo
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