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Da Cupertino la controaccusa ma ad Helsinki passano ai fatti

La Nokia denuncia la Apple:"Violazione continua di brevetti"


La Nokia denuncia la Apple:'Violazione continua di brevetti'
29/12/2009, 21:12

La lotta tra titani tecnologici si trasferisce dal mercato al settore giudiziario. Nokia ed Apple sono infatti da qualche settimana in netta linea di collisione e, a quanto sembra dalle ultime clamorose notizie emerse, sarebbe l'azienda di Steve Jobs quella che gioca sporco.
La mastodontica casa finlandese si è infatti rivolta direttamente all'istituto americano per il Commercio Estero per denunciare una reiterato e completo furto dei brevetti da parte della mela morsa. Secondo i legali della Nokia, infatti, si sarebbe verificata una totale violazione di ben 10 brevetti per quanto riguarda telefoni cellulari, lettori mp3 e computer.
Da Cupertino starebbero dunque lettaralmente trafugando la tecnologia finlandese; utilizzandola per i nuovi prodotti lanciati sul mercato. Nei giorni seguenti la Apple aveva addirittura rilanciato l'accusa dell'azienda rivale parlando di 13 violazioni di brevetti da parte di Nokia ma si trattava, per l'appunto, solo di accuse. La casa di Helsinki ha invece deciso di passare direttamente ai fatti e, attraverso il suo responsabile Paul Melin, ha infatti dichiarato che:"Nokia è stato un pioniere nello sviluppo di importanti tecnologie per piccole apparecchiature elettroniche e con l'azione di oggi cerchiamo di salvaguardare la nostra società".
Il colosso finlandese è comunque ancora il leader mondiale ed indiscusso del mercato ma, negli ultimi mesi, i melafonini aveva registrato un incremento delle vendite incredibile.
Se le violazioni venissero effettivamente provate e riscontrate, il danno economico e di immagine per Jobs e i suoi sarebbe sicuramente pesante e debilitante. Del resto par difficile credere che, un azienda leader del mercato globale, inventi di sana pianta delle accuse così gravi e circoscritte, rivolgendosi addirittura ad un organo internazionale ed intentando una vera e propria causa legale.

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di Germano Milite
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