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Un lavoro scientifico di Mazzarella, Giuliacci e Pregliasco

La pandemia influenzale del 2013


La pandemia influenzale del 2013
08/01/2011, 17:01

 Molte persone nel mondo sono preoccupate per gli avvenimenti che, secondo antiche profezie Maja, si verificherebbero il 21 dicembre 2012 ed avrebbero quale epilogo la “fine del mondo”. Non è, però, nostra intenzione esprimere considerazioni in ordine a fatti di carattere esoterico, che lasciamo agli esperti del campo. In tema di calamità che possono colpire l’umanità in un futuro più o meno prossimo e, questa volta, previste secondo il metodo scientifico, ci è saltata agli occhi una recente ricerca di Adriano Mazzarella, climatologo dell’Osservatorio Meteorologico – Dipartimento di Scienze della Terra – presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, di Andrea Guliacci, climatologo del Centro Epson Meteo di Cinisello Balsamo (MI) e di Fabrizio Pregliasco, epidemiologo del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Università degli Studi di Milano.
       “Hypotesis on a possible role of El Niño in the occurrence of influenza pandemics” è il titolo della ricerca apparsa sulla prestigiosa rivista scientifica Theoretical Applied Climatology della Springer-Verlag il 30 novembre 2010.  Mazzarella, Giuliacci e Pregliasco, dunque, ipotizzano una pandemia influenzale,  cioè a carattere globale, dovuta al fenomeno climatico di El Niño, ossia a un notevole e, a tutt’oggi, poco compreso riscaldamento delle acque del Pacifico Orientale. Tale fenomeno è riconosciuto quale causa di estrema siccità e/o piogge in diverse parti del mondo. Tutte le otto ben documentate pandemie influenzali, a partire dalla prima catalogata nell’anno 1580, originatasi in Cina e in Russia, sono avvenute due-tre anni dopo il verificarsi di un super o prolungato El Niño. Al momento, scrivono i ricercatori, il prossimo super El Niño, probabilmente, si verificherà all’inizio del 2013 e, questa previsione, può suggerire di ben prepararsi ad acquisire le appropriate e precauzionali misure epidemiologiche.
      I virus influenzali hanno due particolari caratteristiche: sono complessi e possono mutare in continuazione. I vaccini ben proteggono i soggetti dal ceppo virale iniziale, ma risultano inefficaci per le mutazioni successive. Questo lascia intere popolazioni senza alcuna protezione da anticorpo. Quando ciò si verifica, si diffondono epidemie a carattere globale. Nel 1918, il virus influenzale cosiddetto “spagnola” fu un vero e proprio cataclisma che si abbatté sull’Umanità: 50 milioni di persone persero la vita in soli 18 mesi. Il Primo Conflitto Mondiale, la denutrizione, l’assenza delle più elementari regole d’igiene contribuirono non poco al diffondersi dell’infezione. L’influenza Asiatica del 1957 e quella di Hong Kong del 1968 ebbero effetti meno drammatici grazie a pronte vaccinazioni e a corrette cure mediche. La più recente influenza “suina” del 2009, sebbene non abbia prodotto gli effetti temuti,  è certo che questo virus muterà nuovamente e potrebbe causare una nuova ondata pandemica visto che nel 2013 ci sarà un super El Niño.  Inoltre, l’ampia diffusione della malattia incrementerà la probabilità di una potenziale diminuzione del personale addetto ai servizi essenziali adducendo all’emergenza maggiore drammaticità. Tra la “suina” e le tre pandemie dell’ultimo secolo si sono evidenziate sostanziali differenze. Vi è, infatti, una considerevole incertezza sui tempi della futura pandemia e sul suo preciso impatto. I fattori sconosciuti sono la gravità del malanno, la rapidità del contagio e le popolazioni più suscettibili.
    Lo sconvolgimento di tutta la circolazione atmosferica dell’Oceano Pacifico che con El Niño  vedrà il suo ingresso sulla scena climatica mondiale agli inizi del 2013 originandosi dalla Cina e dall’India dove ci sarà siccità di lunga durata e conseguenti grandi carestie, potrebbe essere la causa scatenante di un’altra drammatica pandemia da virus influenzale, con effetti letali per la salute dell’intera popolazione mondiale. Non è questo un vaticinio di Cassandra! Questa previsione può essere considerata di grande aiuto alle Autorità Sanitarie internazionali e più specificamente agli epidemiologi affinché prendano in tempo le misure precauzionali appropriate. Se il fenomeno associato al riscaldamento delle acque oceaniche del Pacifico (El Niño) effettivamente si annuncerà anche con una pandemia influenzale, la sua previsione si rivelerà essere un metodo agevole ed economico per pianificare il rischio epidemiologico. 
                                
 
 
      
 
 

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di Rossella Saluzzo
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