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La pigrizia mentale degli italiani


La pigrizia mentale degli italiani
11/05/2010, 20:05

C'è una domanda che mi faccio da tempo: ma come è possibile che i governi Berlusconi siano andati avanti tranquillamente, occupando 8 degli ultimi 10 anni? Beh, fatta questa domanda ad un berlusconiano o ad un leghista, la risposta è sempre la stessa: perchè ha governato bene. Ora, è evidente a chiunque abbia un cervello equivalente a quello di un bambino di 5 anni che quetsa è solo una cretinata. Sotto i governi Berlusconi, l'economia è stata a crescita zero dal 2001 al 2006; sottozero in questi anni, con il picco del 2009 dove siamo sprofondati al -5%, il dato peggiore da quando si è cominciato a calcolare il Pil. Contemporaneamente il deficit è schizzato alle stelle: dall'1,5% del 2001 al 6,4% del 2006 e dall'1,7% del 2007 (ottenuto grazie al governo Prodi) al 5,3% del 2009. Anche dal punto di vista legislativo non è andata meglio: i governi Berlusconi si sono adoperati per fare leggi ad personam per Berlusconi, leggi razziste e razziali e leggi inutili o dannose per i cittadini.
Scartata quindi la boutade del "buongoverno", resta aperta la domanda. Secondo me ci sono diverse risposte, che vanno prese non in alternativa, ma sommate tra di loro
1) La prima è la profonda incultura dell'italiano medio. Ignoranza da intendere non in senso offensivo, ma nel significato originale del termine, cioè di mancanza di cultura. L'italiano medio non legge il giornale; e quando lo legge, preferisce il giornale sportivo o quel giornale che conferma le proprie idee. Cioè non si compra il quotidiano per sapere cosa succede; si compra il quotidiano che mette una firma autorevole a pensieri che uno ha già e che ci permette di dire: "Allora avevo ragione". La fonte numero 1 su cui informarsi è la TV, e si vede che pretendere informazione è come pretendere che una mucca voli. Certo, c'è Annozero, c'è Report, c'è qualcosa su RaiStoria o su RaiNews (e neanche, visti gli spettacoli immondi che stanno allestendo sul 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia); ma per il resto? O si vuole credere che sia cultura il vedere una cretina (programma "La pupa e il secchione") che parla di Napolillo (Napolitano) e non sa chi sono Verdi o Garibaldi?
2) Il forte egoismo. Perchè preoccuparsi di quello che succede agli altri? La stragrande maggioranza degli italiani comincia a preoccuparsi di quello che succede solo quando lo tocca personalmente. Ma di solito in quel momento se uno vuole reagire, si trova da solo. E quando la stessa storia tocca ad altri, noi non ci muoviamo. Certo, magari ci indigniamo, protestiamo con e-mail e firmando petizioni e cose del genere. Insomma, siamo la più classica delle rappresentazioni di quella famosa citazione attribuita al commediografo tedesco Bertolt Brecht: "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare".
3) La profonda pigrizia mentale dell'italiano medio. Questo in parte spiega il punto 1), ma va anche oltre. Infatti non è solo il problema di non essere colti; c'è anche il fatto di non volere acculturarsi. Lo si vede su Internet. Senza badare alle stime ufficiali (spesso sono fatte male), possiamo dire che quasi in ogni casa c'è almeno un PC collegato ad Internet; possiamo dire che su 60 milioni di abitanti sono almeno 20 milioni di persone che usano Internet. Ma lo usano per cosa? Di solito per le cazzate: il giochino on line, la chattata con l'amico, la frequentazione del sito che ti promette l'incontro sicuro con il ragazzo/la ragazza che aspetta solo te, e cose di questo genere. Ma che senso ha questo genere di utilizzo? Parlandone con altre persone, mi sono state dette frasi come "Ma Internet serve soprattutto per rilassarsi, per dimenticare lo stress della giornata" o cose del genere. Concordo. Neanche io uso Internet solo per informarmi, o per informare gli altri, visto che molti dei miei articoli li diffondo anche su Facebook. Ma si puà anche fare un po' e un po'.

Il problema è diverso, secondo me; ed è un problema legato al mezzo usato. Quando guardiamo la TV, siamo un pubblico completamente passivo: la TV trasmette, noi guardiamo ed ascoltiamo ed è finita lì. E questo attira tutti. Quando compriamo il giornale, dobbiamo fare un piccolo sforzo: scegliere cosa leggere e poi compiere l'azione di leggerlo. E infatti i lettori sono solo il 7% della popolazione, quindi molto meno di coloro che sono TV-dipendenti. Se decidiamo di informarci via Internet, lo sforzo è ancora superiore: dobbiamo non solo leggere, ma anche fare una cernita preliminare su cosa leggere e cosa no e una valutazione successiva per l'attendibilità della fonte. Infatti su Internet si trova di tutto: argomenti seri, argomenti idioti, argomenti fuorvianti, cose vere che vengono trattate in modo fuorviante, e qualsiasi miscuglio tra i gruppi suddetti. Di conseguenza bisogna fare valutazioni attente ed accurate, il che costringe ad uno sforzo in più.
Ma poi mi guardo intorno, su Facebook, e cosa vedo? Vedo che questo lavoro di selezione e valutazione non viene fatto quasi da nessuno. La maggior parte usa il social network solo per le cazzate di cui parlavo prima. Qualcuno lo usa anche per scambiarsi notizie, ma anche qua, cosa scambia? Niente, perchè si limita a copiare un titolo, spesso senza neanche leggere il contenuto di un articolo. Magari il titolo colpisce (ce ne sono alcuni infallibili) e allora si condivide, ma senza sapere che cosa contiene.
E faccio qualche esempio. Il 2 luglio 2009 fu approvata da questo governo la legge detta "sulla sicurezza", una legge razziale contro rom, extracomunitari e via elencando. Il ddl principale portava il numero 733 e a febbraio 2009, durante la discussione in Parlamento, il parlamentare dell'Udc D'Alia fece approvare un emendamento assolutamente idiota. In pratica si poneva l'equiparazione tra un blog e un quotidiano. Per cui c'era bisogno di un direttore editoriale iscritto all'ordine dei giornalisti, la necessità della rettifica ed una serie di altri obblighi impossibili da rispettare per l'utente medio. Di fatto, era un bavaglio su Internet. Si sollevarono polemiche e ad aprile l'emendamento fu stralciato. Tra l'aprile 2009 ed oggi avrò visto passare la notizia su una fantomatica approvazione della legge con l'emendamento D'Alia almeno una dozzina di volte. Senza nessuno che dicesse che era una cretinata. L'ultima volta è successa pochi giorni fa. Quando ho protestato, mi è stato detto che sono arrogante, che non è facile controllare e altre cose del genere. Mentre in realtà è facilissimo: si va sul sito del Parlamento e si controllano i ddl in via di approvazione e quelli approvati. Più semplice di così...
Facciamo un altro esempio: tra il 25 aprile e l'inizio di maggio ha circolato un'altra notizia, quella di un sacrestano di Vigevano fotografato mentre è sul sagrato della chiesa con al braccio una fascia con la svastica. Ora, tralasciamo anche il fatto che l'articolo che accompagnava la foto diceva che era il parroco (e non è la stessa cosa); ma si trattava di una notizia dell'anno scorso. Nel frattempo l'uomo è stato mandato via dalla diocesi di Vigevano, secondo quanto detto dalla stessa diocesi. Visto che nell'articolo c'era anche il nome, scrivere questo nome su un motore di ricerca è così faticoso? Evidentemente sì, dato che nessuno l'ha fatto e tutti giù con gli insulti come se fosse stata una cosa recente.
Potrei farne decine di esempi, ma sarebbe una sterile ripetizione.
Ma la stessa cosa accade quando succede qualcosa che magari indigna, o che solleva proteste: tutti pronti a condividere il link su FB, a commentare la notizia, ad iscriversi al gruppo o cose del genere. Ma poi, quando si passa ad un impegno pratico e concreto, se partecipa una persona su 100 è un successo. Mi è capitato di partecipare a diverse pagine o gruppi dove si discuteva di politica, si facevano proposte e discussioni. Ma poi, quando qualcuno proponeva di trasformare questo in un movimento politico territoriale, qualcosa di più serio, l'interesse si gelava di colpo. Allora anche qui vale il discorso della pigrizia mentale.
Dopotutto quindi perchè attivarsi perchè il governo Berlusconi sta distruggendo il Paese e sta ipotecando il futuro dei nostri figli? Meglio stare in poltrona a casa nostra, a cliccare su "condividi" a sottoscrivere petizioni on line e a rispondere a sondaggi. E se proprio c'è voglia di fare qualcosa di pazzesco, possiamo magari scrivere una e-mail

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di Antonio Rispoli
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