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Tutte le questure pubblicheranno le news in tempo reale

La Polizia diffonderà notizie sul web tramite il suo sito


La Polizia diffonderà notizie sul web tramite il suo sito
06/05/2010, 22:05

ROMA - Dopo dieci giorni di felice sperimentazione (900 notizie pubblicate e 72 mila utenti) il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il capo della Polizia Antonio Manganelli hanno presentato alla stampa l’iniziativa studiata assieme a Tgcom, che oggi va a regime. L’idea è quella di rendere disponibile a tutti i cittadini lo storico “mattinale” che tutti i giorni viene compilato dalla questure, con dentro gli interventi attuati dalle forze dell’ordine. Fino a ieri il mattinale era una delle prime fonti di informazione dei giornalisti di cronaca nera, adesso viene aperto in tempo reale, grazie al web, a tutti i cittadini italiani, che siano ovviamente internauti. Basterà cliccare su “I fatti del giorno” e scegliere una delle 103 questure collegate, quella della propria città o di altre in cui vivono amici o parenti. Se c’è un’icona verde, vuol dire che è accaduto qualcosa.
L’obiettivo ultimo l’ha espresso il capo della Polizia Antonio Manganelli: «Mostrare un palazzo di cristallo in cui tutti possano vedere quello che sta accadendo, nella linea di una sicurezza partecipata». Il successo dell’iniziativa sta nella certezza che solo pochissime di queste notizie, curiose e interessanti per il pubblico, finiscono oggi nelle prime pagine dei giornali.
Quella de “I fatti del giorno” è dunque una sfida lanciata anche ai mezzi d’informazione tradizionali, che ne usciranno bene, se sapranno dimostrare come il “mattinale” non costituisce altro che una delle fonti di base, su cui poi il giornalista professionista lavora, con telefonate, verifiche sul campo, interviste e quant’altro. Intanto, i 103 portavoce delle questure italiane dovranno imparare a liberarsi del loro linguaggio “sbirresco” e a scrivere in modo giornalistico. Per questa ragione si stanno già tenendo, e si terranno ancor più in futuro, opportuni corsi di formazione. Una raccomandazione linguistica a tutti l’ha fatta lo stesso Maroni: «Non usate mai il verbo “attenzionare”».

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di Mario Aurilia
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