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La vita di San Gennaro - video


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La vita di San Gennaro - video
19/09/2013, 13:13

San Gennaro, Vescovo di Benevento, morì nel 305 nei pressi della Solfatara durante l’ultima persecuzione cristiana dell’imperatore Diocleziano. Secondo la tradizione, il sangue del Santo decapitato fu raccolto all’interno di due ampolline da una devota di nome Eusebia. Anche se il primo miracolo della liquefazione è documentato storicamente solo nel 1389, la devozione del popolo napoletano era già viva da secoli. Nel 1305 infatti Carlo d’Angiò re di Napoli per celebrare i mille anni dalla morte del Santo, donò alla città il celebre Busto contenente i resti del cranio, realizzato in oro e pietre preziose, e la teca dove sono custodite le ampolline. Napoli si è sempre affidata al suo Santo nei momenti di maggiore difficoltà. Esempio straordinario di questa devozione è la realizzazione della Real Cappella del Tesoro all’interno del Duomo, fatta costruire a partire dal 1527 in cambio della protezione dalla peste e dalla guerra tra Francia e Spagna. Fu realizzato un vero e proprio atto notarile, visibile tutt’oggi, che sanciva il voto della città al suo Patrono. Ecco perché la Cappella, e tutto ciò che contiene, non è di proprietà della chiesa ma dei cittadini. Il cancello, capolavoro del Fanzago, che la divide dal duomo rappresenta proprio questa demercazione. Essa è uno scrigno di capolavori, per la sua realizzazione furono chiamati gli artisti più famosi del 6 e settecento, dal Ribera al Domenichino, dal Lanfranco al Vinaccia. Dalla Cappella è possibile accedere al Museo del Tesoro che espone alcuni dei capolavori realizzati o donati per devozione a partire dal XIV secolo sino alla metà del 1900. Nel corso della storia non vi è stato infatti sovrano, papa o autorità che non abbia recato un omaggio al Santo andando a costituire così uno dei tesori più ricchi e importanti del mondo.

 

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di Redazione
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