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AVrà un motore per le basse velocità ed uno per quelle alte

L'aereo del futuro volerà a Mach 4 e con emissioni zero


L'aereo del futuro volerà a Mach 4 e con emissioni zero
20/06/2011, 16:06

LE BOURGET (FRANCIA) - Da Parigi a Tokyo in due ore e mezzo di volo, contro le 12 odierne: questa la promessa del progetto Zehst ( Zero Emission HyperSonic Transportation, cioè trasporto ipersonico ad emissioni zero) che verrà presentato al Salone mondiale dell'aereonautica di Le Bourget, in Francia.
L'idea è di un aereo con due motori: un motore a reazione, da usare alla partenza e all'atterraggio, che funzioni con biocarburante ricavato dalle alghe. Invece, raggiunta la velocità di crociera, verrebbe attivato un motore a razzo, funzionante con ossigeno ed idrogeno liquidi, che porterebbe l'aereo ad una quota di 32 mila metri (gli aerei di linea viaggiano a 12 mila, il Concorde viaggiava a 18 mila) e ad una velocità intorno ai Mach 4, cioè 4 volte la velocità del suono (oltre 4000 Km./h). A quella quota, nella stratosfera, la resistenza aereodinamica dell'aria è bassissima, e questo consente di viaggiare ad alta velocità consumando meno carburante e sollecitando meno le strutture.
Poi all'arrivo l'aereo effettuerebbe una prima fase in planata, sfruttando l'inerzia e l'ampia apertura alare; per poi accendere i reattori a biocarburante per le ultime manovre. La capacità passeggeri sarebbe tra le 60 e le 100 persone, in quanto la leggerezza è fondamentale, per raggiungere quote così alte.
Ma per ora è un progetto, e neanche a breve scadenza: il primo prototipo potrebbe essere pronto nel 2020, ma non si parla di entrare in servizio prima del 2040 o magari anche dopo.
In effetti, i costi di esercizio, allo stato attuale delle conoscenze, sarebbero elevatissimi: ossigeno ed idrogeno liquidi non sono economici. Poi c'è l'aspetto tecnico: due motori, se non quattro, tre serbatoi (ossigeno, idrogeno, biocarburante), di cui i primi due con una struttura molto particolare, resistente ma allo stesso tempo isolante, rispetto all'esterno, oltre ad essere a completa tenuta di gas (se entrassero poche particelle d'ossigeno nel serbatoio dell'idrogeno, ci sarebbe una violentissima esplosione). Il tutto in un aereo che, per ovvie ragioni, dovrà avere forme molto sottili. INsomma, un rebus di soluzione non facile. Ma cosa scoprirà la tecnologia domani? Nessuno lo sa.

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di Antonio Rispoli
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