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"A rischio le aree fuori dalle giurisdizioni nazionali"

L'allarme del Wwf: la gestione degli Oceani è fallimentare


L'allarme del Wwf: la gestione degli Oceani è fallimentare
08/06/2010, 18:06

I governi di tutto il mondo stanno fallendo nel gestire le acque oceaniche e regolamentarne la pesca, ormai eccessiva e distruttiva, e questo saccheggio dell’ultima grande “frontiera” ecosistemica del pianeta avrà serie conseguenze sulla disponibilità alimentare per la vita di milioni di persone. È la denuncia del Wwf, che in occasione della Giornata mondiale degli Oceani lancia strali contro le nazioni che stanno contribuendo ad impoverire gli ecosistemi oceanici.
Secondo Wwf, a patire maggiormente sono le aree di “alto mare”: circa il 65 per degli stock di pesce proveniente al di fuori delle giurisdizioni nazionali è sovrasfruttato; inoltre la pesca a strascico in acque oceaniche distrugge delle barriere coralline poco note, quelle di profondità, i cui fragili coralli d’acqua fredda e buia, ricoprono i cosidetti "sea mountains", i monti sottomarini, alture sul fondo oceanico.
In molti casi, la pesca legale in alto mare non segue le indicazioni della comunità scientifica mentre i pescatori illegali saccheggiano impunemente, strappando al mare un bottino pari a 1,2 miliardi di dollari ogni anno. Oltre a questo, i sussidi dei Governi sono un flagello che incoraggia flotte di pescherecci sempre più grandi a inseguire pesci sempre meno numerosi, sostenendo una flotta globale "gonfiata", almeno del 50-60% più grande di quanto dovrebbe essere. “Il disastro della Lousiana ci ricorda ancora una volta di quanto sia urgente e necessario cercare di uscire rapidamente dalla dipendenza dai combustibili fossili – sottolinea il Wwf – la cui combustione è la principale causa dei cambiamenti climatici derivanti dalle attività umane, la più grave minaccia per il Pianeta come lo conosciamo. Oggi non ha senso investire per cercare nuovi giacimenti di petrolio, occorre investire per uscirne il prima possibile. 50 anni di ecosistemi compromessi e deteriorati valgono senz’altro una maggiore spinta verso le energie rinnovabili”.
I leader del mondo hanno riconosciuto che ai nostri oceani serve urgentemente protezione, ma c’è ancora molto da fare. Entro il 2012, devono essere istituite reti di Aree Marine Protette ecologicamente rappresentative ed efficacemente gestite. E i governi che a ottobre si incontreranno a Nagoya, in Giappone, per la Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), dovranno raggiungere un accordo per identificare e proteggere ulteriormente aree di particolare importanza ecologica per la tutela dei mari aperti.
 

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di Davide Gambardella
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