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Progetto per i comuni a rischio idrogeologico

Legambiente Campania presenta:"Operazione Fiumi"


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Legambiente Campania presenta:'Operazione Fiumi'
02/11/2009, 11:11

NAPOLI - Si chiama “Operazione Fiumi" il nuovo piano per una concreta ed efficace politica di risanamento dei territori a rischio idrogeologico lanciato da Legambiente. L’auspicio è quello di riuscire ad evitare, nel prossimo futuro, le tragedie annunciate che, purtroppo, rappresentano una triste “tradizione” in particolar modo nel sud Italia.
I dati presentati da Legambiente Campania sulle zone a rischio, infatti, denotano una preoccupante percentuale (86%) di comuni costruiti su terreni idrogeolicamente instabili. Le amministrazioni locali, come denuncia il direttore di Legambiente Campania Raffaele Del Giudice, sono per ora piuttosto lente a recepire e a mettere in pratica i piani di adeguamento e messa in sicurezza.
La situazione più delicata si registra nel salernitano, dove risultano a rischio addirittura il 99% dei comuni. In tutto ci sono 474 agglomerati urbani che sono in balia di frane ed alluvioni. Nonostante i continui segnali d’allarme lanciati anche dal Dipartimento della Protezione Civile, le opere di delocalizzazione di abitazioni nelle aree maggiormente esposte a rischio sono piuttosto carenti; con un quasi insignificante 8%. Un desolante 0% si registra invece per quanto riguarda le strutture industriali.
Altro dato allarmante riguarda gli edifici sensibili come scuole, ospedali, alberghi e campeggi che, Nel 23% dei casi, sono costruiti in zone che dovrebbero essere off-limits. Ancora una volta, dunque, le amministrazioni comunali Campane dimostrano un pericoloso ed intollerabile disinteresse per la sicurezza dei cittadini e per la lotta all’urbanizzazione abusiva (spesso gestita da organizzazioni camorristiche). Secondo il Direttore Del Giudice ed il portavoce dell’Operazione Fiumi Giancarlo Chiavazzo, una soluzione rapida, concreta e non difficilmente realizzabile per i pigri e disinteressati comuni campani potrebbe essere quella dell’istituzione di sistemi di protezione civile dislocati nelle zone più pericolose. Ciò garantirebbe la possibilità di effettuare opere di soccorso e di esercitazione che ridurrebbero sicuramente il numero delle vittime in caso di frane, alluvioni e smottamenti. Per ora, tali sistemi, sono attivi h24 soltanto sul 39% della regione.
E’ ancora poco ma, sicuramente, come punto di partenza tale percentuale può e deve considerarsi importante. L’appello è rivolto ai sindaci affinchè riescano a rendere quanto più celere possibile la presenza ramificata ed efficiente degli uomini della protezione civile.

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di Germano Milite
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