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Una dimostrazione di quanto siamo sbagliati

L'esperimento, Berlusconi e Facebook


L'esperimento, Berlusconi e Facebook
15/05/2010, 16:05

Questa mattina ho voluto fare un esperimento, sfruttando i lettori di julienews.it e gli utenti di Facebook. Ho preso una notizia vera, ma l'ho volutamente caricata di significati che non le erano propri, fino ad addebitare al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi responsabilità che non erano sue. Mi riferisco al fatto che è stata attivata una cosiddetta "pagina sociale" riferita al premier, nella quale convergono tutti i post che contengono il nome e cognome del premier; io l'ho trasmessa come una sorta di complotto, che questa volta non è.
Ma la scelta non è stata casuale, è stato un piccolo esperimento, perchè sono turbato da una cosa che ho notato da un po': l'abitudine degli utenti di Facebook di postare qualsiasi cosa capiti di vedere, senza verificare il contenuto. Il top lo si è raggiunto ieri, complici anche i molti titoli "forti" scelti da quotidiani ed agenzie di stampa per raccontare la morte di una infermiera napoletana. In pratica, confondendo le notizie, l'hanno fatta passare per una morte dovuta a dissanguamento volontario, mentre, allo stato, la morte è da addebitare ad un malore che nulla ha a che vedere con uno "sciopero del sangue" fatto da questa infermiera per tre o quattro giorni (ogni giorno si prelevava 150 ml di sangue) e sospeso una settimana prima della morte, dopo essersi tolta più o meno lo stesso quantitativo di sangue che viene prelevato in caso di una donazione.
E così ho voluto fare lo stesso: ho caricato volontariamente i toni dell'articolo in questione, creandone un qualcosa con finalità politico-repressive; il risultato è stato esattamente quello che mi aspettavo. Cioè l'articolo è stato postato senza alcun controllo. Ci sono volute almeno 2 ore prima che qualcuno cominciasse ad avvertire che era tutto normale (se di normalità si può parlare, dato che si tratta comunque di una grave violazione della netiquette di Facebook e delle norme sulla privacy (al punto che l'Unione Europea sta indagando e ha chiesto delucidazioni alla società statunitense).
Ovviamente, questo non sarà un atteggiamento normale da parte mia; è stato un esperimento e come tale non verrà ripetuto. Ci tengo a mantenere alta la serietà del mio lavoro. Però è triste vedere gli utenti di Facebook (che sono le stesse persone che si incontrano tutti i giorni per strada) che non ragionano, non valutano, non pensano. Si limitano a condividere le cose, spesso senza neanche leggere gli articoli, ma leggendo solo il titolo. E' una superficialità che dovrebbe essere sconfitta, perchè praticarla significa essere dei servi. Non importa quali siano le idee di ciascuno; se uno non riflette e pondera con la propria testa, è un servo di chi gliela racconta meglio. Può essere un servo di Berlusconi, di Bossi, di Casini, di Di Pietro, di Bersani... di chi si vuole, a seconda delle proprie idee. Ma si resta un servo.

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di Antonio Rispoli
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