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L'odio per il "diverso" e la paura di se stessi


L'odio per il 'diverso' e la paura di se stessi
14/01/2012, 17:01

Ieri stavo chiacchierando con un mio contatto di Facebook. Politicamente è una persona di estrema destra; e poichè stavamo parlando dei gay, ovviamente la sua posizione era di odio verso queste persone. Ad un certo punto, questo utente ha detto - non so quanto coscientemente - due frasi estremamente significative, che spiegano gran parte del razzismo e della xenofobia esistente.
La prima frase significativa è stata: "Perchè io dovrei accettare la loro schifosa vita..... e così dargli motivo di condividerla con la mia.......?". Seguita da: "Mi vuoi convincere forse che tu ti senti bene con il loro mondo...???? e che il mio si deve adeguare al vostro...???". Queste due frasi apparentemente non hanno senso. Non stavamo parlando di avere rapporti sessuali con gay, ma semplicemente di frequentarli. Non so gli altri, ma quando faccio una nuova amicizia, io non devo cambiare il mio mondo, il mio essere, il mio fare. Certo, magari ci sono casi in cui devo adeguare il mio comportamento (se ha un braccio offeso, per esempio, non mi metto a fare battute su quello), ma in linea di massima io resto me stesso. E chiaramente la stessa cosa avviene quando la nuova amicizia è gay. S el'ho conosciuta è perchè abbiamo interessi comuni o comunque punti di contatto, ma questo non cambia il mio modo di agire. Quindi che cosa devo cambiare?
Il punto è che queste persone non hanno alcuna idea di chi sia gay, perchè non ne hanno mai conosciuti. Hanno paura perchè quella paura deriva dall'ignoranza o perchè gli è stata inculcata; ma non hanno alcuna idea che i gay sono innanzitutto persone. Questo è il punto fondamentale: sono persone e basta. Il fatto di quello che poi fanno in privato, sono affari loro: come io non vado a raccontare le mie avventure sessuali a destra e a manca, così non mi interesso delle avventure altrui.
Forse in questo c'entra molto anche una rappresentazione, alquanto lontana dalla realtà, che viene dalla Tv. Esaminiamo il comportamento di alcune persone pubbliche omosessuali, come Nichy Vendola o Paola Concia. Qualcuno può dire che hanno un comportamento diverso da quello di altre persone eterosessuali? Certo, vanno in giro con i rispettivi compagni (nel caso di Concia della moglie, visto che si è sposata in Germania) che sono dello stesso sesso e non del sesso opposto; ma a parte questo, che hanno di diverso dagli altri? Invece in Tv e nei film il gay viene sempre evidenziato con comportamenti troppo affettati e ben poco naturali, che raramente si riscontrano nella realtà.
Il secondo passaggio interessante è questo: "perchè il loro mondo deve per forza essere insieme al mio..... è in conciliabile..... e non tollero certe tue commiserevoli affermazioni..... il mio non è odio... per odiare qualche cosa o qualc'uno..... bisogna prima trovare... per ora trovo solo ulteriori parassiti lobbizzati a mettere in subbuglio la nostra società...... come dicevo prima e confermo adesso ... sono inutili e abominevoli esseri..... se loro non si vergognano del loro stare... io mi vergogno di averli sempre accanto invece di non vederli affatto... e visto che molti si compiacciono della loro presenza". Ed è interessante per un motivo molto semplice: in Italia i gay sono circa 6 milioni, mentre le statistiche che ho letto parlano di cifre molto inferiori (3-4 milioni). Questo vuol dire che ci sono milioni di persone che sono gay ma che nascondono questo loro essere, ovviamente perchè hanno paura di quella che possiamo definire "la riprovazione sociale". La persona con cui ieri ho discusso su Facebook ne esternerebbe parecchia, ma non è l'unica. Anche la Chiesa (soprattutto attraverso le parole di molti vescovi) lancia tuoni e fulmini contro gli omosessuali; e questo non aiuta molto gli omosessuali ad essere accettati nella società. Se poi a questo ci aggiungiamo le parole di molti politici e di personaggi famosi (non ultimo Povia, con la sua canzone di Sanremo su una scientificamente falsa ed impossibile guarigione di un omosessuale), abbiamo completato il pessimo quadro di una società che rifiuta di accogliere i gay.
Ma se andiamo oltre la superficie, c'è qualcosa di nascosto: la paura di se stessi. Confrontarsi con altri mondi, altri modi di pensare, dovrebbe essere la norma. Ma lo si può fare solo quando l'individuo che accetta il confronto ha una propria identità precisa e ben delineata. Perchè un vero confronto lo si ha solo quando si mette in discussione ciò che si sa, ciò di cui si è convinti e in parte anche se stessi. Ma se la propria identità non è ben delineata, mettere in discussione se stessi è impossibile. Anche perchè molti sono convinti di avere una propria identità; ma la loro è solo illusione, e nel loro subconscio lo sanno. E di solito queste persone sono quelle meno disposte a confrontarsi e le più violente, a livello verbale o fisico.
Il problema è che una identità non si crea dall'oggi al domani. Noi italiani siamo già privi di una identità nazionale (dal 1861 ad oggi, non c'è mai stato un solo momento storico in cui il governo nazionale ha veramente provato a trattare tutti alla stessa maniera); resta solo una identità personale da sviluppare. Ma quella è più difficile da creare: richiede una maturità psicologica ed una robustezza mentale che non sono da tutti.
Questo vuol dire che i gay dovranno essere emarginati per sempre dalla nostra società? Non è detto. Di certo la loro integrazione non sarà facile. Ma come disse Napoleone ai generali che gli spiegavano come fosse impossibile piantare in tempo alberi lungo le strade per dare ombra ai soldati in marcia per le future conquiste: "Prima si inizia e prima si finisce"

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di Antonio Rispoli
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