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All'uomo era stata garantita la cura, ma ora è morto

Malato di Parkinson, truffato con le staminali


Malato di Parkinson, truffato con le staminali
29/12/2009, 16:12

TORINO - Claudio Font era un uomo attivo, sportivo, con una passione per le barche a vela. Nel 2005 scopre di avere il morbo di Parkinson. Un amico gli consiglia un dottore, specializzato in neurologia, Leonardo Scarzella, di Moncalieri, in provincia di Torino. L'uomo ci va nel 2008, accompagnato dai familiari; e Scarzella propone una cura, grazie all'aiuto del Dottor Vannoni: cinque iniezioni di cellule staminali, direttamente nel midollo spinale. In questa maniera, secondo quanto assicurato dal medico, la malattia sarebbe scomparsa. E, a dimostrazione, fece anche vedere loro un video, nel quale si vedeva una persona tetraplegica che riprendeva a caminare. Convinti della bontà della cura, Claudio Font e i suoi familiari accettano. Tra una cosa e l'altra vengono pagati oltre 40 mila euro ai medici. Viene fatta la prima iniezione di cellule staminali, con il medico che suggerisce di segnare col pennarello la zona in cui è stata fatta la prima iniezione. Cosa strana, l'iniezione viene fatta non in ospedale, ma in un centro estetico, l'Ibm di San Marino. Non c'è alcun miglioramento, e così si aspetta che il dottore li convochi per la seconda iniezione. Poichè l'Ibm è stata chiusa per esercizio abusivo della professione, la seconda iniezione viene fatta al Centro trapianti di Trieste, ma in un giorno festivo. Sembra tutto a posto, ma subito dopo la seconda iniezione comincia ad avere la febbre alta e a delirare. E da quel momento Claudio Font non si è più ripreso, continuando via via a peggiorare, finchè non è morto. Con il Dottor Scarzella che prima li ha tranquillizzati e poi, finiti gli argomenti, ha chiuso loro il telefono in faccia.
La famiglia ha presentato denuncia, perchè ritiene le iniezioni colpevoli di avere accelerato la fine dell'uomo.
Infatti normalmente il morbo di Parkinson lascia 20-25 anni di vita; mentre Font è vissuto solo 3 anni.

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di Antonio Rispoli
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