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Adesso possibili terapie nuove contro i tumori

Melanoma: scoperte le cellule che lo provocano


Melanoma: scoperte le cellule che lo provocano
02/07/2010, 21:07

MILANO – Finalmente le hanno scovate. Ricercatori della Stanford University School of Medicine in California, in uno studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista Nature, spiegano di aver individuato le “cellule zero” del più letale cancro alla pelle, il melanoma. La scoperta potrebbe spiegare perchè le cure oggi in uso contro questo tumore non funzionano bene e portare a nuove terapie più efficaci.
Negli ultimi anni sono state individuate le cellule zero che danno inizio a molti tipi di cancro: sono le staminali che, pur costituendo la parte minoritaria del tumore, ne causano la crescita perchè si riproducono dando continuamente vita a nuove cellule malate. Così anche quando i farmaci annientano la massa neoplastica, queste staminali ne vanificano l’efficacia formando un nuovo tumore, spesso più cattivo del primo. Per il melanoma finora queste cellule originarie mancavano all’appello, ma i ricercatori americani le hanno identificate riconoscendole per un loro tratto distintivo: portano in superficie una «bandierina molecolare», la molecola CD271. Trapiantando in laboratorio alcune di queste cellule nelle cavie, infatti, gli animali si sono ammalati di melanoma. Le staminali che portano l’etichetta CD271 mancano invece, del tutto o in parte, delle etichette molecolari TYR, MART e MAGE che sono i più comuni bersagli terapeutici di farmaci anti-melanoma oggi in uso. “Ecco perchè questi farmaci non ce la fanno a eradicare la malattia: non riescono a colpire il cancro alla radice perchè le staminali sono immuni alle terapie. Grazie a questa scoperta potremo dunque studiare nuovi farmaci che le distruggano” ha commentato Alexander Boiko, autore dello studio.
Il melanoma era considerato una neoplasia rara fino a pochi anni fa, ma oggi interessa oltre 100mila persone nel mondo e la sua incidenza è aumentata del 15 per cento circa rispetto al decennio precedente. In Italia si ammalano in media 12-13 persone ogni 100mila abitanti, mentre in Europa i tassi più alti si registrano fra gli abitanti con carnagione e occhi chiari dei Paesi del Nord. Le cause della crescita sono molteplici, prime fra tutte la diagnosi precoce e l’esposizione solare intensiva e concentrata in poche settimane all’anno. Tuttavia la sopravvivenza migliora, come spiega Caterina Catricalà, direttore del Dipartimento clinico-sperimentale di dermatologia oncologica dell’Istituto San Gallicano di Roma: “Grazie alle campagne di sensibilizzazione, alla tecnica diagnostica non invasiva sale il numero di diagnosi precoci, cioè troviamo sempre più melanomi con spessore inferiore al millimetro. In questi casi la sopravvivenza varia dall’87 al 97 per cento. Quando invece la diagnosi è tardiva e il melanoma supera i tre millimetri o presenta ulcerazione, la sopravvivenza scende intorno al 50 per cento”.
Dopo l’annuncio al recente congresso di oncologia di Chicago del primo farmaco efficace contro il melanoma da 30 anni a questa parte (ipilimumab), già partono sperimentazioni su altri medicinali che si basano su particolari caratteristiche molecolari del tumore del paziente. Da recenti studi risulta infatti chiaro che i melanomi che hanno una mutazione al livello del gene B-Raf e sono sensibili a farmaci che bloccano la proliferazione cellulare e ne determinano la morte. “In particolare l’utilizzo di questi farmaci nei pazienti portatori la mutazione B-Raf ha dato risultati così eclatanti che dopo la fase I e l’inizio della fase II, è stato deciso di passare direttamente alla fase III della sperimentazione multicentrica” dice Alessandro Testori, responsabile dell’Unità Melanoma dell’Istituto europeo di oncologia di Milano, dove partendo in questi giorni l’arruolamento al trial che coinvolgerà circa 800-1.000 pazienti in 200 diversi centri mondiali. “I melanomi con la mutazione B-Raf sono il 90 per cento del totale” – spiega Testori – “e i farmaci sotto sperimentazione sarebbero attivi nel 50-60 per cento di questi. Ma per avere i risultati della sperimentazione dovremo attendere circa un paio d’anni, mentre vorremmo concludere l’arruolamento dei pazienti in una decina mesi”.
Il melanoma insorge mediamente intorno ai 50 anni, ma questo tumore interessa frequentemente anche le classi d’età 35-65 anni. Tutelare la pelle è fondamentale e sono molto importanti anche le radiazioni ultraviolette incassate durante i primi dieci anni di vita, perché il danno che poi conduce al tumore è un danno cumulativo. Particolare attenzione devono prestare i soggetti a rischio: le persone con fototipo chiaro che si abbronzano poco e si scottano con facilità, quelle che hanno tanti nei e uno o più casi di melanoma in famiglia. Ma gli esperti condannano ogni fobia nei riguardi del sole, perché una ragionevole esposizione solare è di grande beneficio per un gran numero di fattori, che vanno dall’umore (stimolo delle endorfine) al metabolismo del calcio nelle ossa (all'attivazione della vitamina D).

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di Redazione
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