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Mons. Betori: "il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare"


Mons. Betori: 'il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare'
05/11/2011, 13:11

«Per i cristiani resta sempre aperto, nell’ambito della difesa della vita umana, un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica. Per questo domando al Signore di benedire l’azione del Movimento per la vita per evitare l’aborto anche in caso di gravidanze difficili, operando nel contempo sul piano dell’educazione, della cultura e del dibattito politico. E’ necessario testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare». Con queste parole mons. Betori, arcivescovo di Firenze, ha aperto i lavori del Convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita in corso a Firenze.

A mons. Betori ha fatto eco Giuliano Amato che, nel suo messaggio, ha scritto: «Il tema da voi trattato è tra quelli che molti cercano di accantonare e che tuttavia ritornano sulla scena perché sono ineludibili. La vita inizia con il concepimento e il bambino concepito è già una creatura che inizia il suo cammino nel mondo. Sono convinto, e non da oggi, che una delle implicazioni di ciò sia il riconoscimento della sua capacità giuridica, che è capacità di essere titolare di diritti tutelabili e tutelati dall'ordinamento già dal concepimento».

Il teologo dell’università Cattolica, don Salvatore Vitiello, ha avvertito come «necessario che, nei seminari e nelle strutture dove i giovani si preparano al sacerdozio, siano inclusi studi bioetici seri, documentati, scientificamente aggiornati ed in sintonia piena con le indicazioni del magistero».

Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita ha spiegato che il tema del convegno “Nessuna vita ci è straniera”, si riferisce non solo alle tante mamme immigrate accolte e curate dai Cav, ma soprattutto al principale degli esclusi che è il concepito. Quando il figlio è abortito esso è totalmente escluso non da una particolare Nazione ma dall’intera comunità degli uomini, perché respinto dalle frontiere dei viventi, dalla mente, dalla cultura, dal pensiero e dal diritto. Ma l'esperienza dei Cav – ha concluso il presidente Mpv- prova che i confini possono essere superati e che l'integrazione nella società dei figli dell’uomo diventano fattore di gioia, di fiducia, di sviluppo familiare, sociale, persino economico».

Anche questo spiega la portata dell’opera svolta dai Cav dal 1975, anno in cui proprio a Firenze, venne fondato il primo Centro, e che ha portato a salvare 130mila bambini dall’aborto e ad incontrare ed aiutare oltre 500mila donne.



Alla conclusione della seduta inaugurale è giunta la notizia dell’aggressione a mons. Betrori ed al suo segretario ai quali il Movimento per la vita ha espresso tutta la propria solidarietà ed assicurata la più totale vicinanza. «Ci auguriamo» ha commentato Carlo Casini «che l’episodio sia attribuibile al semplice e sia pur drammatico gesto di uno squilibrato, e non abbia alcun legame con la partecipazione al nostro convegno. Questa ipotesi aggiungerebbe alla preoccupazione per la salute di don Paolo anche quella che possano riaprirsi scenari di scontri ideologici che nel passato ci hanno più volte visto vittime ma che speriamo di aver superato per sempre»

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di Redazione
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