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Moto Guzzi Stelvio 1200: il granturismo in moto


Moto Guzzi Stelvio 1200: il granturismo in moto
19/06/2009, 17:06

Lo Stelvio è una strada tortuosa che collega la Valtellina con la Valvenosta, ma è anche un tracciato storico dove la Moto Guzzi provava in anteprima la bontà delle proprie moto. Con uno sguardo a quei luoghi carichi di piacere di guida e d’avventura nasce la Moto Guzzi Stelvio 1200, moto che incarna la filosofia italiana del granturismo. La Stelvio è nata per accompagnare ovunque desideri il suo pilota, ma ha nel dna il cromosoma che contraddistingue tutte le moto costruite nello stivale, quello del piacere di guida.

Il peso di oltre 250 chili si sente tutto, specie nelle manovre da fermo, ma in movimento la guzzona sfodera artigli da felina sportiva, pronta ad azzannare le curve che ha davanti. Sono giunto a questa conclusione al termine del test che ho effettuato per la trasmissione Fashion Motor, tra la città di Napoli ed il tratto della divina costiera amalfitana, grazie alla disponibilità di Ciro Esposito, il responsabile del Guzzi Center della città del Vesuvio. Devo ammettere che prima di salire in sella ero diffidente sulle qualità della moto, perché la Stelvio lancia il guanto di sfida ad un best seller, la Gs 1200 Bmw, che ha rivoluzionato il modo di intendere il turismo in moto. Diffidenza che si è sciolta come neve al sole appena ho inserito le prime tre marce: sono di fronte ad una signora moto. Il giudizio sull’estetica essendo soggettivo, lascia il tempo che trova, ma a mio parere la linea è piacevole ed armonica, con il doppio fanale anteriore che dona molta originalità all’insieme. La vista di profilo è semplicemente bella, con il gruppo scarichi-marmitta ben riuscito. La qualità nell’insieme è più che buona, con verniciature superiori a quelle della concorrenza. Le plastiche sembrano solide, ed ogni comando è lì dove ti aspetti di trovarlo. Il piano di seduta è del tipo poltrona Frau: comodo. In città la Stelvio non soffre le strade dissestate come quelle partenopee, ed una volta intrapresa l’autostrada, si capisce che è una moto fatta per portarti in cima al mondo senza accusare la minima fatica. La protezione del cupolino è perfetta a velocità codice, e il motore frulla senza infastidire con strani ronzii. Il manubrio regala la sensazione d’assoluta padronanza della moto, con un contatto mente-ruota anteriore quasi diretto. Ma il meglio di sé la 1200 della Moto Guzzi lo regala nella guida sulle strade statali e su quelle di montagna. Qui si apprezza la bontà della ciclistica e le doti del motore. La Stelvio si guida senza forzare, lasciandola scorrere, senza pensare alla sua importante mole. Il susseguirsi di curve è per l’italiana un invito a divertirsi, solo che a differenza di una supersportiva, non bisogna trasformarsi in un fachiro per tenerla a bada. Il motore esprime il meglio di sé tra i 3000 ed i 5500 giri, e le marce vanno via con un facilità disarmante. L’unico neo è che di sesta al di sotto dei 2500 giri, il bicilindrico si dimostra pigro. Superati i 4000 giri, il rombo che scatena è gasante, ed è facile perdere la patente se nei paraggi c’è una volante delle forze dell’ordine. Ad aiutare interviene il bell’impianto frenante di San Brembo, rassicurante anche nelle brusche frenate dovute ad un ostacolo imprevisto. Come detto in sella non si fa fatica, e quando sei sulla strada del ritorno, quasi quasi vorresti tornare indietro, per godere di un altro divertente giro. Quando sono nella concessionaria per la consegna, mi pento di aver diffidato di un marchio che ha fatto la storia del motociclismo italiano. La Moto Guzzi merita l’ammirazione di tutti i motociclisti, perché dal suo atelier sono usciti fuori capolavori unici, ed il nuovo corso della casa di Como, fa capire che il buon sarto e la buona stoffa a Mandello del Lario sono di nuovo di casa.

 

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di Alfredo Di Costanzo
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