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Organismi Geneticamente Modificati

Ogm: a favore o contro, meglio la verità


Ogm: a favore o contro, meglio la verità
15/02/2010, 12:02

NAPOLI - E’ tutto vero quello che dicono molti scienziati nel Mondo che “degli Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) non rimane nessuna traccia nell’organismo” oppure qualcosa viene nascosta? Una ricerca dai risultati interessanti parte dal Dipartimento di Scienze Zootecniche e Ispezione degli Alimenti, della Facoltà di Medicina Veterinaria della Federico II di Napoli. Federico Infascelli, ordinario di nutrizione ed alimentazione animale, spiega i risultati ottenuti monitorando gli animali nutriti con alimenti Ogm, confutando tutte le ricerche pregresse. Il ritrovamento in tutti gli organi degli animali analizzati di tratti di DNA modificato inducono ad una maggior cautela ed approfondimento sulla nota questione Ogm, pro o contro?
“La ricerca è nata – spiega Infascelli – dal desiderio di approfondire e verificare i risultati di innumerevoli pubblicazioni mondiali che concludevano che delle modificazioni genetiche apportate nel caso specifico al mais ed alla soia non ne rimaneva traccia, in realtà non è proprio così”.
Con il termine O.G.M. si intende “ogni organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico sia stato alterato in modo diverso da quanto si verifica in natura con l’incrocio o la ricombinazione genetica naturale (Direttiva 2001/18/CE Parlamento Europeo e del Consiglio del 12-3-2001), ciò al fine di fargli acquisire nuove proprietà che saranno trasmissibili di generazione in generazione”. Gli interventi di bioingegneria in campo agro-alimentare mirano essenzialmente a migliorare il processo di coltivazione e qualità del prodotto, conferendo resistenza ad erbicidi, parassiti ed altri agenti patogeni, aumentando la tolleranza a situazioni ambientali avverse, diminuendo la tossicità alimentare, accrescendo le proprietà nutritive, variando i tempi di maturazione.
I prodotti transgenici più noti e diffusi sono il mais Bt (Bacillus thuringiensis) e la soia Roundup Ready. Il mais Bt è stato geneticamente immunizzato alla piramide, la soia R.R. è stata trattata mediante l’inserimento di un gene della petunia che le conferisce la resistenza al diserbante Roundup. Una tra le preoccupazioni sollevate dall’opinione pubblica sull’impiego degli OGM nel settore agroalimentare è rappresentata dal destino di frammenti di DNA modificato ingeriti dagli animali. Infatti, naturalmente, ovvero utilizzando alimenti convenzionali, il DNA vegetale introdotto con la dieta non è completamente degradato nel tratto gastro-intestinale.

In merito a questa tematica il gruppo di ricerca composto anche da docenti del Dipartimento di Strutture, Funzioni e Tecnologie Biologiche (Proff. Avallone, Lombardi e Mirabella) e dalla biotecnologia veterinaria Raffaella Tudisco, ha condotto una serie di indagini mettendo in evidenza la presenza di frammenti di DNA vegetale nel sangue e in alcuni organi di diverse specie animali, alimentate con mangimi transgenici. Non solo spiega – Infascelli – tratti del DNA modificato sono stati ritrovati nel sangue e negli organi degli animali alimentati con una dieta GM, ma lo stesso nei figli di questi, così da chiarire che il passaggio del DNA avviene anche attraverso il latte materno.
Nelle prove effettuate sulle capre, soltanto nel gruppo di animali alimentati con soia RR, sono stati rilevati, nel latte frammenti transgenici del promotore 35S e del gene cp4 epsps della soia RR con frequenza tra il 20 e il 60% e tra il 30 e il 40%, e nel sangue con frequenza del 20.% e del 42.5%, rispettivamente. Nel siero di questi animali i livelli degli enzimi AST and ALT sono risultati significativamente (P<0.05) più bassi.
Molto interessanti appaiono i risultati scaturiti dalle indagini effettuate sui capretti nati da madri che ricevevano, a partire da 60 d prima del parto, soia GM vs soia convenzionale e alimentati esclusivamente con latte materno.
Soltanto nel gruppo di capretti figli di madri GM, infatti, sono stati rilevati frammenti del DNA transgenico, nel fegato, rene, muscolo, milza, cuore e sangue. Tali risultati suggerirebbero un passaggio del DNA attraverso il latte. In questi capretti, infine, è stato registrato un significativo aumento dell’LDH, in particolare dell’isoenzima LDH1 nel cuore, muscolo e rene, nonché della GGT nel fegato. Tali ultime alterazioni, confermate anche da reazioni di istochimica, sarebbero da attribuire ad un aumento del metabolismo cellulare e indicano la necessità di ulteriori studi per valutare possibili effetti a lungo termine.

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di Nando Cirella
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