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Il motivo? l'utilizzo di Java nel dispositivo mobile Android

Oracle chiede 2 miliardi di dollari a Google


Oracle chiede 2 miliardi di dollari a Google
24/09/2011, 12:09

NEW YORK - E’ guerra fredda nella Silicon Valley, tra Oracle corporation, leader mondiale nel campo dei database informatici con l’omonimo programma Oracle, e il motore di ricerca nonché sito più visitato al mondo, Google. Il fondatore di Oracle Larry Ellison avrebbe chiesto 2,2 miliardi di dollari al gruppo di Mountain View come risarcimento per violazione di proprietà intellettuale relativo al virtual machine Java utilizzata da Google nel sistema operativo per dispositivi mobili di sua proprietà Android. La diatriba tra i due colossi dura da tempo e un risvolto positivo della vicenda sembra oramai lontano, dopo l’ultimo infruttuoso incontro fra i CEO delle rispettive società. Il motivo del disaccordo? Ellison non accetta la somma di un centinaio di milioni di dollari che Google è disposta a versare per i danni causati dalla presunta violazione del copyright, pretendendo come già accennato almeno due miliardi per l’uso illecito della tecnologia oltre al risarcimento danni per violazione del copyright.  Dall’altra parte i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, non sarebbero d’accordo a versare una simile cifra in mancanza di prove che giustificano e accertino il mancato guadagno che Sun e Oracle avrebbero incassato da un preventivo accordo con Google. Un altro faccia a faccia tra le due società è previsto a giorni e in mancanza di accordo, le due società si troveranno di nuovo in tribunale e saranno i giudici a decidere le compensazioni. Lo scorso 15 settembre, il giudice distrettuale americano William Alsup, aveva deciso di rigettare l’istanza per un grado di giudizio sommario presentata da Google, operando però un forte taglio alle richieste di Oracle, concludendo che è pretestuoso il presunto danno causato dall’uso di nomi e definizioni nei componenti Java, affermando che nomi e altre frasi non sono soggette al copyright e di conseguenza la questione verrà dibattuta in maniera completa in sede processuale.

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di Zaccaria Pappalardo
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