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Blitz della Capitaneria di Porto nei frantoi

Palinuro, denunciate sei persone per inquinamento


Palinuro, denunciate sei persone per inquinamento
05/02/2009, 16:02


Acque inquinate alla baia del Buon Dormire di Capo Palinuro, denunciate cinque persone dalla Capitaneria di Porto. Nel mirino della Procura di Vallo della Lucania, che coordina le indagini, sono finiti i titolari di cinque  frantoi situati lungo gli argini del fiume Lambro nei comuni di Montano Antilia, Vallo della Lucania e Futani. Il Lambro con i suoi affluenti è un fiume in agonia, avvelenato dagli scarichi di alcuni opifici e trasformato in una fogna a cielo aperto che inquina la costa del basso Cilento e intorbida il mare cristallino di Palinuro. Nel corso d’acqua che nasce alle pendici del monte Cervati e sfocia nei pressi della suggestiva Baia del buon dormire di Capo Palinuro, finiscono i reflui di numerosi frantoi. Quei 22 chilometri di percorso sinuoso tra le alture del Cilento costituiscono una miscela micidiale, un pericolo per la salute e per l’economia del comprensorio. A bordo di barche, fuoristrada ed elicotteri, gli uomini della Capitaneria di porto del Circondario marittimo di Palinuro, in collaborazione con la polizia provinciale, hanno ispezionato le rive del fiume a caccia dei responsabili dell’inquinamento. Il censimento degli scarichi fuorilegge ha dato giá i suoi frutti: sei le persone denunciate a piede libero per danneggiamento, distruzione delle bellezze ambientali e violazione delle norme antinquinamento. Nel mirino della Capitaneria sono finiti sei frantoi, tre del comune di Montano Antilia, due di Futani e uno di Vallo della Lucania. La normativa in materia di residui della molitura è chiara: le cosiddette "acque di vegetazione", utilizzate per la spremitura delle olive, vanno raccolte in apposite vasche e poi smaltite in impianti autorizzati. Ciò, però, non veniva fatto dagli impianti controllati, i cui responsabili avevano trovato più economico sbarazzarsi dei residui sversandoli nei campi e nel fiume. Il risultato di queste pratiche illegali è visibile a valle: con il mare inquinato da macchie oleose. I militari hanno risalito il fiume fino ad arrivare al punto dove avvenivano gli scarichi abusivi. Ai loro occhi si è presentata una scena inquietante: le acque di vegetazione, nere e maleodoranti, venivano sversate mediante un impianto artigianale direttamente nel fiume e nei campi circostanti. Lentamente la sostanza penetrava nel terreno, finendo per inquinare anche le falde sotterranee. Ma le indagini coordinate dalla procura vallese mirano ad accertare anche eventuali responsabilità degli enti di controllo ed in particolare in quei comuni dove gli impianti di depurazione non vengono utilizzati con regolarità. Il sindaco di Centola-Palinuro, Romano Speranza, ha chiesto ai sindaci dell’entroterra di effettuare più controlli nei propri comuni per evitare disagi ai centri costieri. «Non mi sembra corretto - ha spiegato il primo cittadino Romano Speranza - che i paesi della costiera debbano essere danneggiati dai comuni dell’entroterra. E’ facile sversare nel fiume senza rispettare alcuna regola. Purtroppo, ad essere danneggiati sono i nostri centri costieri come Palinuro e Camerota».

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di Vincenzo Rubano
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