Cyber, scienza e gossip / Scienza

Commenta Stampa

Si chiude la caccia al "Bosone di Higgs"

Particella di Dio: atteso per domani annuncio della scoperta


Particella di Dio: atteso per domani annuncio della scoperta
03/07/2012, 17:07

ROMA – E’ chiamata “particella di Dio” perché grazie ad essa ogni cosa ha una massa e la materia esiste così come la conosciamo. I fisici preferiscono chiamarlo bosone di Higgs, dal nome del britannico Peter Higgs, che nel 1964 ne aveva previsto l’esistenza. Una particella come questa è necessaria: è l’ultimo mattone del quale la fisica contemporanea ha bisogno per completare la principale delle sue teorie, chiamata Modello Standard. Questo è una sorta di “catalogo della materia” che prevede l'esistenza di tutti gli ingredienti fondamentali dell’universo così come lo conosciamo. Comprende 12 particelle elementari organizzate in due famiglie: i quark e i leptoni, che sono i veri e propri mattoni della materia (presenti nell'infinitamente grande, come nelle galassie, negli stessi esseri umani come nel mondo microscopico). Comprende inoltre una famiglia di altre 12 particelle, che sono i messaggeri delle tre forze della natura che agiscono nell’infinitamente piccolo (chiamate forza forte, elettromagnetica e debole). Di queste particelle-messaggero fanno parte i componenti elementari della luce chiamati fotoni, e i gluoni, che sono la colla che unisce fra loro i mattoni della materia, come i quark nel nucleo dell’atomo. Tutti questi componenti della materia sarebbero inanimati senza una massa: è il bosone di Higgs che li costringe a interagire tra loro e ad aggregarsi. Per questo in una delle descrizioni più celebri paragona il bosone di Higgs ad un personaggio famoso che entra in una sala piena di persone, attirando intorno a sé gran parte dei presenti. Mentre il personaggio si muove, attrae le persone a lui più vicine mentre quelle che lascia alle sue spalle tornano nella loro posizione originale e questo affollamento aumenta la resistenza al movimento. Vale a dire che il personaggio acquisisce massa, proprio come fanno le particella che attraversano il campo di Higgs: le particelle interagiscono fra loro, vengono rallentate dall'attrito, non viaggiano più alla velocità della luce e acquisiscono una massa.
 
Oggi la ricerca della particella di Dio è arrivata ormai alle ultime battute. Un traguardo che promette già di aprire una nuova pagina nella ricerca. Gli stessi fisici non esitano a parlare di “miracolo” nel commentare la grande avventura che ha portato a un passo da uno degli annunci attesi da decenni dai fisici di tutto il mondo. I dati certi saranno resi noti soltanto domani al Cern di Ginevra, in un seminario in collegamento con il congresso mondiale di fisica delle particelle (Ichep) in programma in Australia, a Melbourne. “E’ un miracolo che siamo arrivati così presto intorno a 5 deviazioni standard”, ha detto il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni, riferendosi al margine di errore minimo perché sia possibile parlare di una scoperta. “Il funzionamento della macchina è stato perfetto - ha aggiunto - e gli esperimenti hanno funzionato al di là delle migliori aspettative”. Le indiscrezioni si stanno susseguendo in queste ore, ma i dati definitivi sono pochissimi a conoscerli, “forse una sola persona al mondo”. Nel frattempo, come una sorta di “canto del cigno” arrivano dagli Stati Uniti i dati raccolti dall'acceleratore Tevatron, del Fermilab di Chicago, ormai in pensione. Il Tevatron è stato il più diretto e accanito concorrente del Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra e i fisici che hanno lavorato agli esperimenti hanno annunciato di avere raggiunto “la più forte evidenza del bosone di Higgs”, anche se, precisa lo stesso Fermilab, “l’analisi finale dei dati non riesce a rispondere alla domanda se il bosone di Higgs esista o meno, ma conduce molto vicino ad una risposta”. Il Cern si prepara a controbattere, naturalmente, domani. Quello che al momento si sa è che lo farà con i dati raccolti dai due esperimenti che stanno dando la “caccia” al bosone di Higgs: Atlas, diretto dall'italiana Fabiola Gianotti, e Cms, diretto da Joseph Incandela. Finora i due esperimenti hanno lavorato l'uno senza conoscere i risultati dell'altro e soltanto nelle ultime ore i risultati di entrambi sono stati messi a confronto. “Sono in pochissimi, forse una sola persona al mondo”, a conoscerli, ha osservato Ferroni, ma si può già dire che “sono coincidenti dal punto di vista qualitativo e quantitativo”. Ma che cosa sarà annunciato domani? “Non sappiamo se si tratta del bosone di Higgs o di un suo parente”, ha detto Ferroni. I fisici teorici non hanno infatti costruito un solo “identikit” della “particella di Dio”: di identikit ne esistono diversi. “Probabilmente domani nessuno sarà in grado di dire che cosa è stato visto”, ha detto Ferroni. Se somiglierà alla particella prevista dalla teoria di riferimento della fisica moderna, il cosiddetto “Modello Standard”, allora sarà un punto di arrivo importantissimo, ma paradossalmente non sarebbe un’ottima notizia: significherebbe consolidare una teoria già nota. Se invece si trattasse di un “parente” della “particella di Dio”, si aprirebbero nuove strade della ricerca, molto più interessanti.

Commenta Stampa
di Valerio Esca
Riproduzione riservata ©