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Si tratta di un carcerato pronto a donare un rene

Piemonte:Donazioni samaritane, arriva il caso di un detenuto


Piemonte:Donazioni samaritane, arriva il caso di un detenuto
17/06/2010, 19:06

TORINO – "Donazioni samaritane": arriva dal Piemonte il primo caso di un detenuto di un carcere , pronto a donare un rene. Il Centro nazionale dei trapianti, come stabilito dalla procedura, sta esaminando i primi casi, dopo l’ok alle “donazioni samaritane” da parte del Consiglio superiore di sanità che aveva stabilito che per i primi 10 casi la donazione “deve rientrare in un programma nazionale la cui gestione è affidata al Centro Nazionale Trapianti che riferirà annualmente al Css”. Il carcerato, rinchiuso nel carcere Lorusso- Cotugno di Torino, deve scontare una pena per tentato omicidio, tornerà in liberta nel 2025. L'uomo di 58 anni nei giorni scorsi ha scritto una lettera ad una giornalista Mediaset, spiegando di voler donare il rene per aiutare un caro amico che soffre di una grave patologia ed è costretto alla dialisi. “La mia vita è finita, mi sento un fallito, la mia famiglia mi ha abbandonato - si legge nella lettera - ho perso la cosa più cara della mia vita: mia figlia di 5 anni, Francesca. Quindi non trovo altro modo per fare del bene. Mi ero promesso di aiutare il mio amico al più presto, ora è arrivato il momento di mantenere la mia promessa. Voglio precisare che la mia è una donazione volontaria e non una vendita. Penso che sia un mio diritto fare del bene". Lo scorso 25 maggio, dopo il via libera del Consiglio superiore della sanità, erano tre i casi di persone che avevano espresso la volontà di donare il proprio rene: due in Lombardia e uno in Piemonte. Poi, si era aggiunto un altro caso in Piemonte, quello di una donna di 50 anni; l’altro donatore samaritano è una ragazza di 35 anni il cui iter  è già partito. Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro e responsabile del programma di valutazione dei primi 10 casi, ha spiegato che nell’esaminare la disponibilità a diventare donatore samaritano manifestata dal detenuto, il Centro Nazionale Trapianti "terrà conto di ogni elemento e ovviamente anche della sua condizione di carcerato. L’iter è lo stesso per tutti, ma se in questo caso dovessero emergere delle particolarità chiederemo anche il parere del Comitato nazionale di bioetica e ovviamente del Consiglio superiore di sanità”. Anche il detenuto, come negli altri casi, sarà sottoposto a una prima valutazione clinica, psicologica e psichiatrica e poi, passerà a un secondo livello nazionale, dove una commissione approfondirà il caso.
 

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di Antonella Losapio
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