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Il capo del Dpa risponde al Blasco con una lettera

Polemica tra il Dpa e Vasco sulla legalizzazione della droga


Polemica tra il Dpa e Vasco sulla legalizzazione della droga
12/08/2012, 17:43

BOLOGNA – Ormai è guerra aperta tra il Blasco e il capo del Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri, Giovanni Serpelloni, sulla questione della legalizzazione della droga, idea folle del cantante di Zocca. Serpelloni, stamattina aveva risposto, attraverso una lettera aperta, al rocker di Zocca che sulla sua pagina Facebook ieri, firmando 'La Redazione', aveva scritto un post  sostenendo che "la legalizzazione degli stupefacenti rientra nella "cosiddetta 'politica della riduzione del danno '. Che non risolve magicamente il problema ma, come in tutti i problemi della vita, si cerca di ridurre i danni delle disgrazie che capitano!... che non si possono evitare (né prevenire!) tutte!".
Dalla lettera del capo del Dpa si legge: “Egregio signore credo sia giusto che Lei sappia che per il nostro Dipartimento le persone tossicodipendenti sono prima di tutto persone e poi dei malati che devono trovare comprensione, accoglienza, ma soprattutto cure adeguate e il più tempestive possibili. In Italia - prosegue la lettera aperta al Blasco - ci sono più di 500 servizi pubblici e 1000 comunità terapeutiche con più di 6000 addetti specializzati (medici, psicologi, assistenti sociali, psichiatri ecc) che forniscono assistenza gratuita e di alto livello a piu di 180 mila persone. Come vede le alternative immediate allo spacciatore esistono per tutti, cosi come alla legalizzazione che non farebbe altro che far aumentare i consumi (e quindi  i consumatori) rendendoli più facili e accessibili senza affrontare il problema".
La replica del famoso cantautore non si è fatta certo attendere: "Esimio Signore, la informo che i suoi colleghi di governo continuano a sbattere in galera quelli che lei definisce persone malate e bisognose d'aiuto, come fossero dei criminali autentici", ha risposto polemicamente il Blasco da Facebook, firmandosi Komandante del Dipartimento Antiproibizionista per le Politiche Sociali Antidroga.
"Conosco il lavoro straordinario dei Sert e sono felice che il vostro Dipartimento riconosca i tossicodipendenti prima di tutto come persone e poi anche come malati. Lei, almeno all'inizio, dice delle cose giustissime e sacrosante" per poi aggiungere: "Sembra, però, fare un errore grossolano nell'affrontare il problema della droga, un errore che le impedirà sempre di risolvere alcun problema: sbaglia a identificare il problema! Il problema della droga, infatti, non è la droga come sostanza ma sono piuttosto i motivi che oggi spingono le persone a farne abuso, a ricorrere alla droga... come fosse una soluzione per lenire il dolore di un'esistenza non più tollerabile, compromessa dal vuoto culturale, dalla solitudine, dalla disperazione e soprattutto dal sentimento di EMARGINAZIONE sociale: proprio quell'emarginazione che le politiche antiproibizioniste e strategie poco sensate, come quelle che lei difende, concorrono colpevolmente ad alimentare".
"Lei denuncia nel suo intervento la sua appartenenza politica al pensiero proibizionista che, come lei sa, non solo fa gli interessi della malavita, ma costringe i 'malati' come li definisce lei, a rubare per comprarsi una dose a prezzi altissimi e a prostituirsi. Avete decretato l'uso di droghe un reato penale, (riempiendo al 70% le nostre carceri di condannati per reati di droga - dall'uso allo spaccio) stabilendo arbitrariamente dei quantitativi massimi di droga per uso personale che sono ridicoli, impossibili da rispettare". "Quando fa un intervento su questa pagina - conclude Rossi sarcastico - abbassi i toni e eviti, la prego, di rendersi ridicolo sfoggiando quella forma ironico/sarcastica con la quale vorrebbe alludere ad una superiorità che lei si sogna soltanto, e che comunque io non le riconosco. Non accetto certo lezioni di vita o di morale da lei, nè da nessun altro dei suoi compari.... Buona Vita, signor Giovanni Serpelloni" – dichiara infine il Blasco.

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di Erika Noschese
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