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Allarme delle forze dell'ordine per la pedofilia online

Polizia di Stato: dietro le foto dei cartoon, ci sono i pedofili


Polizia di Stato: dietro le foto dei cartoon, ci sono i pedofili
20/11/2010, 10:11

L'articolo "Subdole strategie per adescare i bambini in rete" è stato pubblicato nel non lontano 2006 sul sito della Polizia di Stato. Il contenuto, però, richiama molto da vivicno un'iniaziativa che impazza da qualche giorno su facebook e che, secondo le ultime stime, avrebbe coinvolto oltre 500.000 utenti italiani in pochi giorni.
In pratica, si è richiesto agli iscritti del più noto social network al mondo di cambiare l'immagine del proprio profilo con il personaggio di un cartoon per celebrare la giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Un tipo di iniziativa simpatica e dotato di grande appeal emotivo la cui origine non è ancora nota (si parla del gruppo "Camorra & Love" ma non si hanno certezze a riguardo). Di sicuro, però, l'ìdea non è stata lanciata nè dall'Unicef nè da altre associazioni e fondazioni ufficiali vicine al mondo dei più piccoli. Anzi, secondo la richiesta di sostegno facebookiano dell'Unicef, l'immagine da inserire non era quella di un cartoon ma un semplice fiocco giallo.
Travolti dalla nostalgia per i bei tempi che furono, però, centianaia di migliaia di utenti hanno provveduto a seguire l'imput iniziale ed hanno inserito come immagine del proprio profilo personaggi come Paperino, Peter Pan, Pluto, Topolina; ma anche i protagonisti delle serie cartoon giapponesi  Mazinga, Holly & Benji, Dragon Ball, Lamù, Mila e Shiro ecc...
Per diversi giorni facebook ha dunque cambiato volto ed è divenuto un allegro  luogo virtuale di spensierata rievocazione. Sempre sul social di Zuckerberg, è poi impazzata la battaglia tra i pro-iniziativa e coloro che reputavano del tutto inutile e pecoreccio il nuovo ed ammiccante trend. Secondo quanto spiegato dagli esperti della Polizia di Stato, però, da diversi anni, i pedofili che adescano i bambini e soprattutto i ragazzini (dai 10 ai 14 anni) si nascondono proprio dietro nickname e fotografie che ricordano i personaggi dei più noti cartoni animati. Le forze dell'ordine riescono ad essere molto precise anche riguardo l'identikit del criminale:"Per quanto riguarda i pedofili gli esperti della Polizia sono riusciti, nel corso degli anni, ad avere un'idea di chi si nasconde in Rete dietro nomi amichevoli per adescare i bambini. Il pedofilo on line è maschio, per lo più tra i 20 e i 40 anni, appartenente ad una classe sociale medio-alta e nel 97% dei casi incensurato. Sulla base delle indagini finora portate a compimento, emerge che il 70% delle persone sospettate e denunciate per attività pedo-pornografica via web vive da sola".
Data l'origine assolutamente incerta dell'iniziativa, le ipotesi da poter avanzare sono diverse e tutte più o meno plausibili. Si potrebbe ad esempio pensare ad un'idea del tutto innocente che ha voluto millantare una paternità ufficiale nella speranza di trovare una larga adesione o, più dietrologicamente (e forse realisticamente), si potrebbe ricollegare la nuova moda momentanea ad un gruppo (o ad un singolo) di pedofili che, in tal modo, potrebbe confondersi tra la massa degli oltre 500.000 e sfuggire ai controlli specifici effettuati dalla Polizia Postale. Spingendo una grande massa di persone a cambiare l'immagine del proprio profilo con quella di un cartoon, infatti, ci si potrebbe facilmente confondere dissimulando ogni attività di monitoraggio. Da considerare, in ultimo, che i pedofili si rivelano in molti casi persone insospettabili alle quali non si imputerebbero mai determinati reati.
Ovviamente, la lezione che se può trarre, è che l'adesione a qualsiasi tipo di "campagna di sensibilizzazione on-line", per quanto apparentemente innocua e simpatica, non deve avvenire in maniera disinvolta ed automatica ma solo dopo aver effettuato un'accurata operazione di indagine riguardo le fonti dalle quali è stata lanciata. Non è un caso, del resto, che proprio l'Unicef abbia pensato ad un semplice fiocco giallo che servisse per ricordare l'iniziativa.

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di Germano Milite
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