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Ad affermarlo il sottosegretario Roccella

Ru486: somministrazione e procedura in ospedale


Ru486: somministrazione e procedura in ospedale
22/02/2010, 22:02

ROMA - Non solo la somministrazione della pillola Ru486 ma anche l'intera procedura, deve avvenire in ospedale dove "la donna deve essere trattenuta fino ad aborto avvenuto", così come stabilito dal Consiglio Superiore di Sanità.  Ad affermarlo è il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, prendendo spunto dalle perplessità sollevate dall'assessore alla Sanità dell'Emilia-Romagna Giovanni Bisson Inoltre il sottosegretario 'precisa' che l'annunciata lettera del ministero ai presidenti delle Regioni - Regioni che dovranno disciplinare l'uso della Ru486 - è solo "un parere di compatibilità con la legislazione nazionale", così come richiesto dalla direttiva Ue sul mutuo riconoscimento dei farmaci e quindi nel "nel pieno rispetto delle competenze e autonomie delle Regioni". Probabilmente a metà marzo, infatti, la Ru 486 verrà commercializzata in Italia, ma solo sei regioni italiane, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trento e Veneto, hanno deciso ad oggi come somministrare la pillola abortiva, in alternativa all'aborto chirurgico. Per la Ru486 l'Emilia-Romagna ha assunto il proprio orientamento, preferendo il ricorso al ricovero in day hospital, ma l'assessore alla sanità Bissoni, oltre a ribadire di fronte all'annunciata lettera dal ministero, la competenza regionale, ha sottolineato che in questo campo le competenze spettano ai medici, ai professionisti e non alla politica, e ha definito "un non senso" che la donna sia obbligata al ricovero ordinario fino alla certificazione dell'avvenuta espulsione dell'embrione, vista anche la possibilità per la donna di firmare in ogni caso le dimissioni volontarie e anticipate. Punto dolente di tutto l'iter che ha visto l'autorizzazione all'uso della pillola in Italia è stato proprio il paventato uso fai-da-te, e in violazione della legge 194 sull'aborto. Dal canto suo il ministero, mentre solo sei Regioni hanno deciso le procedure per la somministrazione della Ru486, il ministero, forte dei pareri dell'Aifa e del Consiglio superiore della Sanità, ribadisce la necessità del ricovero "per l'intera procedura". "Condivido con l'assessore Bissoni- scrive infatti la Roccella in una nota, in riferimento alle perplessità dell'assessore emiliano - che debbano essere prima di tutto gli esperti a valutare i rischi connessi alle diverse modalità con cui assumere la pillola abortiva Ru486", ciò premesso, prosegue Roccella. "E' fondamentale quindi tenere conto dei due pareri del Consiglio Superiore di Sanità (la massima autorità sanitaria in Italia), nei quali si afferma che c'è parità di rischio fra metodo abortivo chirurgico e farmacologico, solo se l'intera procedura viene completata in ospedale, dove "la donna deve essere trattenuta fino ad aborto avvenuto." "Inoltre - aggiunge il sottosegretario - "per quanto riguarda l'annunciata lettera ai presidenti di Regione, si tratta, semplicemente, del parere di compatibilità con la legislazione nazionale richiesto dalla direttiva europea sul mutuo riconoscimento dei farmaci, e a suo tempo inviato dal ministro Sacconi alla Commissione Europea". Ovvero "pieno rispetto, dunque, per le competenze e le autonomie delle Regioni", perchè - sottolinea Roccella - " è evidente che un parere di compatibilità legislativa non può che essere fornito dal Governo o dal Parlamento".

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di Mario Aurilia
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