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Salute, Coldiretti: “apre il primo salone degli inganni a tavola”


Salute, Coldiretti: “apre il primo salone degli inganni a tavola”
21/06/2011, 13:06

Dalle mozzarelle senza latte al concentrato di pomodoro cinese avariato e “spacciato” come Made in Italy fino al prosciutto ottenuto da maiali olandesi e venduto come nazionale con tanto di fascia tricolore, ma anche grandi marchi di vini contraffatti, olio di semi imbottigliato come extravergine o Chianti prodotto in California. Sono questi alcune “curiosita’ esposte nel “Salone degli inganni” aperto dal Presidente della Coldiretti Sergio Marini a Palazzo Rospigliosi a Roma in occasione della presentazione il primo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia realizzata da Coldiretti e Eurispes.

Si va dai reperti sequestrati nell’ambito delle operazioni antifrode delle forze dell’ordine Carabinieri dei Nas, il Corpo Forestale dello Stato e l’Ispettorato Repressioni e Frodi come il vino con marchi inesistenti o il miele con l’aggiunta illegale di zucchero, agli inganni scovati dalla Coldiretti in Italia e all’estero. Il fatto che in Italia sono state importati 63 milioni di cosce di maiali dall’estero a fronte di una produzione di 26 milioni di cosce sta a significare che tre prosciutti su quattro venduti in Italia in realtà derivano da maiale allevati all’estero anche se agli occhi del consumatore sembrano tutti italiani. Secondo i dati forniti dalla Coldiretti inoltre ben una mozzarella su quattro non deriva direttamente dal latte ma da cagliate, un semilavorato industriale spesso importato dall’estero, come pure i formaggini che sono stati ottenuti da polvere di caseina e formaggi fusi. La situazione non migliora nel comparto vegetale dopo che nel 2010 - secondo la Coldiretti - sono stati importati ben 115 milioni di chili di concentrato di pomodoro, il 15 per cento della produzione nazionale, destinati ad essere esportati come Made in Italy. E proprio concentrato di pomodoro cinese è stato sequestrato dai carabinieri dei Nas che hanno messo a segno operazioni che riguardano anche olio di semi con l’aggiunta di clorofilla spacciato per olio extravergine d’oliva, miele contraffatto con l’aggiunta di zucchero pronto per essere venduto come miele italiano con gravi rischi per la salute nel caso di consumo da parte di inconsapevoli acquirenti diabetici. E non mancano neppure falsi prosciutti di Parma Dop. Latte, biscotti e succhi cinesi contenenti melamina e, dunque, pericolosi per la salute dopo lo scandalo che in Cina ha portato alla morte di numerosi bambini, sono stati scoperti dagli uomini del Corpo Forestale di Stato, i quali hanno sequestrato anche prodotti di qualità contraffatti come la Mozzarella di Bufala Dop, l’aceto balsamico di Modena Igp o il pregiato vino Amarone Doc. L’Ispettorato centrale per la repressione delle frodi ha invece portato alla luce false bottiglie di vino Chianti e barattoli di pomodoro San Marzano fasulli, e persino bottiglie di vino con il nome di ditte inesistenti.

Ma - sottolinea Coldiretti - a fare danni è anche il fenomeno dell’italian sounding, i prodotti che ricordano nel nome o nella confezione il Made in Italy che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. Un giro d’affari che supera i 60 miliardi di euro all’anno (164mln al giorno), due volte e mezzo il valore dell’export agroalimentare. Secondo il rapporto Coldiretti-Eurispes, per riportare in pari la bilancia del commercio con l’estero basterebbe recuperare quote di mercato per appena il 6,5% del valore dell’italian sounding. Alcuni esempi di questo fenomeno sono stati esposti nel Salone degli inganni allestito da Coldiretti a Palazzo Rospigliosi. Si va dal Pesto spicy thai proveniente dalla Thailandia all’olio Pompeian oil prodotto in Usa, dal vino Chianti fatto nella Napa Valley, in California, al formaggio Queso Mozzarella statunitense, fino al Parma Salami messicano. Tutti esempi di prodotti richiamanti il Made in Italy ma che - conclude la Coldiretti - non hanno nulla a che fare con il vero prodotto italiano.

“La credibilità conquistata dagli agricoltori italiani nel garantire la qualità delle produzione è un patrimonio da difendere nei confronti di quanti con le frodi e la contraffazione cercano di sfruttare la fiducia acquisita nelle campagne per fare affari”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare il primo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia realizzata da Coldiretti e Eurispes, secondo il quale il volume d’affari delle agromafie, ovvero delle attività della criminalità organizzata nel settore agroalimentare, ammonta oggi a 12,5 miliardi di euro (il 5,6% dell’intero business criminale). Le frodi a tavola sono quelle più temute dagli italiani con sei cittadini su dieci (60 per cento) che le considerano più gravi di quelle fiscali e degli scandali finanziari, secondo l’indagine Coldiretti/Swg, poiché possono avere effetti sulla salute. Al secondo posto (40 per cento) vengono quelle legate al fisco, mentre le truffe finanziarie sono lo spauracchio del 26 per cento degli italiani, seguite a stretta distanza da quelle commerciali, come la contraffazione dei marchi (25 per cento).

Si tratta - ha sottolineato Marini - di un crimine particolarmente odioso perché si fonda soprattutto sull'inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti. Spesso la criminalità si avvantaggia della mancanza di trasparenza nei flussi commerciali e nell’informazione ai consumatori. In questa situazione c’è spazio per comportamenti illeciti dagli effetti gravissimi sia per la salute delle persone che per l’attività economica delle imprese. Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto messa in atto dalla Magistratura e da tutte le forze dell’ordine impegnate confermano - ha sostenuto Marini - la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie troppo larghe della legislazione a partire dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata, voluto con una legge nazionale all’inizio dell’anno approvata all’unanimità dal parlamento italiano ma non ancora applicato per le resistenze comunitarie. Occorre peraltro - ha precisato Marini - rendere pubblici i dati delle aziende italiane destinatarie di prodotti importati. Un’operazione a costo zero che aiuterebbe la trasparenza e permetterebbe di capire dove sono finiti le carni di maiale cilene importate a Modena o i pomodorini tunisini finiti a Ragusa. Sugli scaffali, in particolare, due prosciutti su tre provengono da maiali allevati all’estero senza una adeguata informazione, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, ma nessuno lo sa perché non è riportato in etichetta. Senza dimenticare il concentrato di pomodoro cinese spacciato come italiano, con le importazioni dalla Cina che corrispondono ormai al 15% della produzione nazionale.


GLI INGANNI A TAVOLA
• il 33 per cento dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati (per un valore di 51 miliardi di euro) deriva da materie prime importate e rivendute col marchio Made in Italy.
• 3 prosciutti su 4 sono ottenuti da maiali stranieri ma non si vede
• 1 mozzarella su 4 non è ottenuta direttamente dal latte ma da cagliate spesso importate
• Formaggini sono spesso prodotti da polvere di caseina e formaggi fusi
• 2 prodotti alimentari di tipo italiano su 3 all’estero sono imitazioni

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di Redazione
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