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Salute, Santori: Riconoscimento della cefalea come malattia sociale

Provvedimento già approvato in Veneto

Salute, Santori: Riconoscimento della cefalea come malattia sociale
05/09/2013, 15:43

ROMA - “Solo in Italia, secondo uno studio del Gemelli, la cefalea colpisce circa dieci milioni di cittadini in modo episodico, due milioni in modo cronico, con valori più elevati per le donne, 9,1%, rispetto agli uomini, 7,8%. Deve essere dunque considerata una malattia vera e propria, indotta da cause non sempre immediatamente identificabili. Ma è anche una patologia con costi sociali e sanitari molto alti, che calcoli recenti stimano in 3,5 miliardi di euro. Per questo ho avuto modo di firmare l’iniziativa nata spontaneamente da numerosi cittadini del Lazio per il riconoscimento della cefalea come malattia sociale. La Regione Veneto ha già fatto propria questa presa di atto che risponde alle sollecitazioni formali da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che considera appunto la cefalea cronica una malattia tra le più invalidanti”, lo rende noto Fabrizio Santori consigliere della Regione Lazio e membro della Commissione Salute, annunciando la presentazione di una proposta di legge per il riconoscimento della cefalea come malattia sociale. 

“Secondo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), numerosi studi epidemiologici dimostrano che il mal di testa, nelle sue varie forme, colpisce circa il 15-18% delle donne ed il 6% degli uomini nel corso della vita, con un picco di prevalenza nel periodo di maggiore produttività, tra i 25 ed i 55 anni. L’organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha inserito la cefalea tra le 20 patologie più invalidanti per le donne tra i 15 e i 45 anni. Il carattere disabilitante ne fa una malattia sociale con elevati costi economici diretti e indiretti. Inoltre, è la causa di circa il 5% delle visite per le cure primarie e del 30% delle visite specialistiche neurologiche. Un numero impressionante al quale la politica, anche nel Lazio, credo debba dare risposte concrete, se non altro di sensibilizzazione della collettività”, prosegue Santori. 

“La richiesta di associazioni e cittadini che stanno sostenendo questa causa punta esplicitamente all’introduzione del concetto di “malattia sociale” che, laddove riconosciuto, favorisce una migliore disposizione della società civile, nelle sue diverse forme, facendosi consapevole di un problema che ha grossa rilevanza sociale: un provvedimento gratuito per la spesa pubblica, ma di notevole valore simbolico. A breve avrò modo di presentare un’iniziativa simile a quella registrata in Veneto. La Lombardia e la Valle d’Aosta, invece, unici casi nel Paese, hanno dato alle Commissioni preposte al riconoscimento dell’invalidità civile indicazioni operative anche per la valutazione delle cefalee”, conclude Santori. 

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di Redazione
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