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Galaxy Tab 10.1 e 8.9 fanno concorrenza sleale agli Ipad

Samsung perde la battaglia legale contro la Apple

La Commissione europea ha aperto un'indagine sulla compagnia

Samsung perde la battaglia legale contro la Apple
31/01/2012, 16:01

DÜSSERDOLF - Samsung perde contro Apple. E non è la prima volta. Prima la Corte regionale di Mannheim aveva respinto un’accusa mossa dalla casa sudcoreana nei confronti di Apple, relativa ai brevetti in materia di 3G/Umts. Adesso è la Corte d’appello di Düsseldorf a bocciare la Samsung. Il produttore sudcoreano continuerà a non poter vendere in Germania due tra i suoi tablet di maggior successo, il Galaxy Tab 10.1 e il Galaxy Tab 8.9. Secondo i giudici di Düsseldorf, i legali di Cupertino hanno ragione a ritenere sleale la concorrenza della Samsung. I tablet incriminati sono stati giudicati troppo simili all’Ipad e la loro popolarità deriva in gran parte da questa somiglianza.
La Apple voleva, però, qualcosa in più. I legali di Cupertino avrebbero voluto portare a casa un divieto esteso a tutta l’Europa, ma la Samsung ha dimostrato che parti consistenti del design dell’Ipad erano già state brevettate in precedenza da un’altra azienda statunitense. Nel frattempo, la casa sudcoreana ha già apportato alcune modifiche ai tablet incriminati. Ne è uscito il Galaxy Tab 10.1N, giudicato dalla Corte di Düsseldorf sufficientemente diverso dall’Ipad, anche se la Corte regionale di Düsseldorf si riserva di esprimersi sul merito il prossimo 9 febbraio. Inoltre la sentenza della Corte d’appello si discosta da quella di primo grado perché non valuta la violazione del design da parte di Samsung, ma la normativa nazionale in materia di tutela della concorrenza.
Intanto il problema si allarga al continente. La Commissione europea ha deciso di riaprire un’indagine nei confronti di Samsung Electronics per violazione delle regole sulla concorrenza nel mercato europeo dei dispositivi portatili. L’inchiesta servirà a stabilire se la compagnia sudcoreana “ha mancato di onorare i suoi impegni presi nel 1998 con l’Istituto europeo per gli standard nelle telecomunicazioni (Etsi) di concedere in licenza i brevetti standard essenziali a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie”, come è precisato in una nota.

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di Emanuele De Lucia
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