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Dall'università di Genova

Sclerosi multipla, parte sperimentazione con staminali


Sclerosi multipla, parte sperimentazione con staminali
11/10/2012, 20:43

Una speranza in più per guarire dalla sclerosi multipla. Parte dall’Università di Genova la sperimentazione con cellule staminali prelevate dal midollo osseo. A darne notizia è Antonio Uccelli, responsabile del Centro sclerosi multipla dell'Università di Genova, nel corso del ventottesimo Congresso europeo sul trattamento e la ricerca sulla Sclerosi multipla che si svolge a Lione. Saranno 160 i pazienti, dei quali 30 italiani, che entreranno in questo studio internazionale e del quale l’Italia è paese capofila. Parte dei fondi necessari sono stati messi a disposizione dalla Fondazione italiana sclerosi multipla. In merito al primo paziente Uccelli spiega che "le staminali gli sono state trapiantate a settembre" e che ora l'auspicio è che i risultati consentano l'individuazione di nuovi trattamenti. L'obiettivo è ambizioso: "Vorremmo arrivare a ottenere farmaci a base di staminali - spiega Uccelli - che riescano a bloccare la malattia e riparare i tessuti danneggiati quando possibile". Sul suo effettivo funzionamento, l'esperto chiarisce che la fase II della sperimentazione mira a "dare una risposta definitiva alla domanda se le cellule staminali mesenchimali funzionano realmente contro questa malattia".
Certo, sarebbe un grande risultato ma se gli esiti risultassero negativi si potrà "almeno di mettere fine al turismo della speranza, dove conta solo la carta di credito dei pazienti disperati in cerca di cure miracolose", ha aggiunto lo scienziato.
Ad ogni buon conto l'eventuale terapia potrebbe avere dei limiti per cui le staminali potranno essere utilizzate non su tutti i pazienti ma solo in quelli "che hanno tessuti nervosi non ancora completamente danneggiati". La sclerosi multipla (SM) è una malattia autoimmune cronica demielinizzante, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di segni e sintomi. La malattia attacca le cellule nervose interferendo così nella comunicazione tra cervello e midollo spinale. Si tratta di patologia che ha una prevalenza che varia tra i 2 e 150 casi per 100.000 individui. Sulle sue origini ancora non vi sono certezze, degli studi epidemiologici hanno fornito indicazioni sulle sue possibili cause, ma nessuna di queste si è rivelata definitiva.

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