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Ricercatori individuano alcuni "geni del fumatore"

Scoperta: fumatori si nasce, non si diventa


Scoperta: fumatori si nasce, non si diventa
26/04/2010, 22:04

MILANO - Come mai, riguardo l'approccio ed il rapporto consenguente con le sigarette, esistono differenze così marcate nei diversi fumatori? C'è infatti chi inizia giovanissimo e non smette per tutta la vita, chi riesce a dire basta al tabacco con grande facilità, chi consuma tre pacchetti al giorno e chi riesce a fumare una sigaretta ogni 3 giorni. Una risposta a queste differenze ha tentato di darla, con innegabile successo, una ricerca portata avanti dal  Tabacco and Genetics (Tag) Consortium e pubblicata Nature Genetics.
Dell'associazione fanno parte ricercatori di 19  gruppi di ricerca diversi e, tra questi, c'è quanche quello d'Aterosclerosi, Trombosi e Biologia vascolare (Atvb) coordinato da Diego Ardissino dell’Azienda Ospedaliero universitaria di Parma.
E proprio Ardissino, sul Corriere della Sera, spiega con precisione le scoperte interessantissime alle quali ha portati la ricerca:"Lo studio ha confrontato il Dna di soggetti fumatori e non fumatori per identificare le varianti genetiche (cioè le differenze che esistono fra frammenti di Dna di diversi individui, ndr) che influenzano l’attitudine al fumo. In questo modo è stato possibile individuare sul cromosoma 11 la variante genetica associata alla decisione di iniziare a fumare, sul cromosoma 9 quella legata alla decisione di smettere e sui cromosomi 15,10 e 9 quella che si correla al numero di sigarette fumate ogni giorno".
"Al momento non si sa –  aggiunge poi l'esperto – quale sia la funzione di queste varianti e come si estrinsechi la loro influenza sull’attitudine al fumo. L’unico dato noto è che le varianti genetiche sul cromosoma 15 sono localizzate in una regione che contiene i geni dei recettori della nicotina, associati alla dipendenza da questa sostanza, e al cancro al polmone".
Per la prima volta, dunque, dei risultati scientifici dimostrano una precisa correlazione tra alcuni geni e l'attitudine (schiavitù) al tabacco. Ovviamente, però, la ricerca necessità di numerosi ulteriori dettagli e, come anche il direttore del Dipartimento di Medicina della Fondazione Policlinico di Milano Pier Mannuccio Mannucci aggiunge:"questi studi genetici possono anche aiutare a individuare chi è più a rischio di dipendenza dalla nicotina e quindi la maggior difficoltà a smettere di fumare. Non devono, però, né condizionare né focalizzare, soltanto su alcuni individui più a rischio, la promozione dall’astinenza o la sospensione del fumo, che deve essere perseguita energicamente in tutti, indipendentemente dalla loro genetica".
A confermare la ricerca del Tag Consurtium ci sono anche i dati raccolti (e pubblicati sempre su Nature Genetics) dallo studio di un gruppo Irlandese coordinato da Kari Stefansson della deCode di Reykjavik e di un team inglese della Oxord University coordinato da Clyde Francks. In totale, gli scienziati, hanno analizzato circa 140.000 persone. Un campione ragguardevole anche se, nel mondo, si stima che esistano circa 1,2 miliardi di fumatori che, insieme, accendono circa 15 miliardi di sigarette al giorno. Simili cifre che riportano a moli di denaro inimmaginabili, fanno però sorgere un dubbio:  se si trovasse un rimedio genetico, sicuro ed totalmente efficace per eliminare il vizio del fumo, quanto tale metodo sarebbe propagandato a livello globale? Le industrie del tabacco potranno mai chiudere i battenti? Del resto, senza le sigarette, l'uomo ha vissuto praticamente la stragrande maggioranza della sua storia evolutiva.

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di Germano Milite
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