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La neo-mamma si racconta a “Vanity Fair”

Silvia Toffanin: “Il matrimonio mi spaventa”


Silvia Toffanin: “Il matrimonio mi spaventa”
14/09/2010, 17:09

Silvia Toffanin, in un intervista per “Vanity Fair”, che le ha dedicato la copertina, racconta il momento in cui è diventata mamma, lo scorso 10 giugno, assistita dal suo compagno nonché datore di lavoro Pier Silvio Berlusconi: “L'arrivo di Lorenzo Mattia non l'abbiamo programmato. Come sempre, abbiamo lasciato che il destino facesse il suo corso”. La Toffanin ha voluto precisare, che durante il parto Pier Silvio le è stato vicino: “Mi teneva la mano, ha tagliato il cordone ombelicale, e vestito come George Clooney in E.R., ha fatto il primo bagnetto a Lorenzo Mattia”.
La prima volta che siete tornati a casa in tre, com'è andata? «Ho pianto di gioia». Nonno
Silvio che cosa ha detto del bambino? «Stupendo. Caspita, quanti capelli».
Parlando del rapporto con il
vicepresidente di Mediaset, il quale, una sera appena rientrato a casa dopo una giornata di lavoro, le ha chiesto di smettere di condurre programmi televisivi e di crescere il bambino: «Non mi piace - chiarisce la Toffanin - l'idea dell'imposizione. E comunque non lo accetterei mai. Rispetto le donne che lavorano a casa, spesso felici di farlo, ma io sarei frustrata. E questo malessere poi lo trasmetterei a mio figlio e al mio compagno. Andrebbe contro la mia natura indipendente».
Questa unione rappresenta il suo primo vero amore, che dura da dieci anni con un manager dal cognome altisonante, con lui ha saputo costruire e proteggere un rapporto che non necessita di un foglio di carta per continuare. Ed è proprio nell'affrontare il discorso del matrimonio che la Toffanin ha voluto precisare:
«Questo figlio corona la nostra unione più di qualsiasi foglio di carta. Non sento il bisogno di una cerimonia per sentirmi più amata. Forse il matrimonio mi spaventa perché non vorrei mai che la persona che mi sta al fianco ogni giorno fosse lì solo perché deve, ma non lo vuole. Vorrei che mi scegliesse sempre, come io scelgo lui».

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di Caterina Cannone
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