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Il prof. Iaccarino è responsabile del progetto

SM: studio scientifico sul metodo Zamboni al Policlinico Federico II di Napoli


SM: studio scientifico sul metodo Zamboni al Policlinico Federico II di Napoli
11/11/2010, 08:11

NAPOLI - Nel reparto di Radiologia vascolare del Policlinico Federico II di Napoli ha preso il via un progetto scientifico che ha l'obiettivo di verificare la correlazione tra Sclerosi multipla e Ccsvi (Insufficienza venosa cronica cerebrospinale). Dunque lo studio, diretto dal prof. Vittorio Iaccarino, prende in considerazione la teoria del prof. Paolo Zamboni, secondo cui esisterebbe un certo legame tra le due patologie, e mira a verificarne l'effettiva esistenza attraverso l'osservazione nel tempo delle condizioni dei pazienti.
Il Policlinico Federico II di Napoli è il primo ospedale pubblico italiano a fornire un servizio del genere in maniera completamente gratuita, trattandosi di uno studio scientifico all'interno di un'università: l'approvazione dello studio, infatti, ha incontrato numerose difficoltà ma, certamente, ha seguito una via privilegiata rispetto a quella di altre struttura ospedaliere.
Attualmente fanno parte del progetto circa 200 persone. Il procedimento sarà abbastanza lungo: innanzitutto i pazienti devono sottoporsi ad una visita neurologica, poi bisogna effettuare ecocolordoppler e risonanza magnetica, a cui seguono una angiotac al cranio, al collo e al torace, e la flebografia; se lo si riterrà necessario, sarà possibile procedere all'angioplastica per dilatare le vene. Il prof. Iaccarino ha spiegato che ci vorranno dai 2 ai 3 anni di osservazione per verificare se il decorso della malattia si arresta con l'applicazione della terapia Zamboni e se, dunque, sia importante procedere con questa o meno.
Il responsabile del progetto, inoltre, alla luce dei rischi che molti corrono recandosi all'estero per sottoporsi in strutture private ad un trattamento ispirato al modello Zamboni, invita i pazienti affetti da sclerosi multipla a non intraprendere quelli che vengono definiti come "viaggi della speranza" e ad attendere i risultati della sperimentazione.

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di Vanessa Ioannou
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