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Registrati centinaia di usi scorretti del farmaco

"Tantum Rosa": la lavanda vaginale scambiata per colluttorio e bevuta


'Tantum Rosa': la lavanda vaginale scambiata per colluttorio e bevuta
29/07/2010, 18:07

Di sicuro, chiamare una lavanda per i genitali femminili "Tantum Rosa" e venderla in confezioni (bustine) molto simili a quelle utilizzate per altri farmaci assunti per via orale non è da configurarsi come "genialata" ma, al contempo, leggere il libretto delle istruzioni (o anche solo la scatola) o chiedere numi al farmacista prima di ingerire un farmaco da banco dovrebbe essere il logico obbligo di chiunque.
Eppure, complice l'ambiguità del prodotto e la superficialità degli acquirenti, nei mesi scorsi, si è registrato un preoccupante boom di utilizzo scorretto del Tantum Rosa. Il fenomeno di utilizzo errato accidentale si è presentato così spesso che, l’Agenzia del farmaco, ha deciso di modificare la confezione di vendita sperando di evitare che, la lavanda vaginale a base di benzidamina cloridrato, sia ancora scambiata per un comune colluttorio.
Come ha ribadito il Centro antiveleni della Fondazione Maugeri di Pavia all'Ansa, infatti, a partire dallo scorso 13 dicembre 2009, "sono stati registrati 16 casi di utilizzo incongruo del farmaco che è stato assunto per via orale anzichè per uso esterno".
"Tutte le pazienti coinvolte - ha
precisato ancora la Fondazione - hanno dichiarato allo specialista di aver inteso che il farmaco dovesse essere assunto per via orale". L'età delle donne che hanno ingerito il farmaco diluendolo prima nell'acqua e poi sentendosi male va dai 15 agli 87 anni e, come si legge sempre sull'Ansa, i casi di somministrazione errata sono stati riscontrati anche da altri centri antiveleni situati in tutta Italia; "portando il numero complessivo di uso errato del farmaco a 50 circa, con omogenea provenienza delle chiamate da tutte le regioni".
Eppure, sul web, era anche partita una vera e propria campagna di sfottò che, riprendendo l'assonanza con il più noto "Tantum Verde" e la famosa famiglia Boccasana, per il prodotto in rosa anteponeva a "sana" un'altra parola che inzia per "f", finisce con "a" e non è filosofia!

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di Germano Milite
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