Cyber, scienza e gossip / Religione

Commenta Stampa

Terminata la XXXVI Conferenza Nazionale Animatori del Rinnovamento nello Spirito Santo.


Terminata la XXXVI Conferenza Nazionale Animatori del Rinnovamento nello Spirito Santo.
05/11/2012, 10:31

Terminata la XXXVI Conferenza Nazionale Animatori del Rinnovamento nello Spirito Santo. Il presidente nazionale, Salvatore Martinez, ha tenuto la sua relazione conclusiva sul tema della Nuova Evangelizzazione (“Spalanchiamo i cuori a Gesù Signore per annunciare il Vangelo” cf1 Cor  12,9). Qui  il testo integrale dell’intervento: 

"

Il cuore della “nuova evangelizzazione”: la fede in Dio amore!

Il tema della fede, oggi, è diventato davvero epocale. Il Papa lo mette in evidenza con grande determinazione: “La vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale è una crisi di fede. Se non arriveremo ad un vero rinnovamento della fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace” (Benedetto XVI, Incontro con il Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, Friburgo, 24 settembre 2011).

Sembra di risentire le parole del card. Leo Suenens in occasione del suo primo incontro con il Rinnovamento: “Non basta cambiare le strutture, non basta cambiare il corpo della Chiesa; dobbiamo prima rinnovare l’anima e l’anima della Chiesa è lo Spirito Santo. Siate pieni di Spirito Santo e voi rinnoverete la faccia della Chiesa e la faccia della terra. Questo è quello che ci aspettiamo da voi” (Omelia al VII Convegno Internazionale del Rinnovamento Carismatico Cattolico in Notre Dame, South Bend, Indiana, USA, 3 giugno 1973).

 

Il rischio dell’annacquamento della fede è molto forte, non soltanto in Occidente, come effetto di molte tendenze scristianizzanti e desacralizzanti presenti nelle odierne società. Per questo il Papa afferma: “Non saranno le tattiche a salvarci, a salvare il cristianesimo, ma una fede ripensata e rivissuta in modo nuovo, mediante la quale Cristo entri in questo nostro mondo” (Benedetto XVI, Incontro con  gli evangelici, Erfurt 25 settembre 2011).

 

Dunque il Papa ha voluto indire un Anno della Fede, perché la Chiesa “ritrovi se stessa”. Ecco l’invito: «Teniamo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede» (Eb 12, 2).  Ci è chiesto di attraversare una porta – porta fidei – per andare alle sorgenti di questa fede; una porta da varcare per entrare nelle profondità della nostra fede e sentire rigenerarsi, nelle nostre viscere, un nuovo amore per Gesù. Un invito a tornare alle sorgenti d’amore della nostra fede. Un invito universale alla conversione del cuore della Chiesa: «Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza… ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore» (cf Ap 2, 2-4).

 

Quale fede? La fede in Dio amore. È questo amore che dà la vita, che la riempie di significati nuovi, di relazioni nuove, di attese e destini nuovi. Tutta la missione evangelizzatrice di Cristo è compiuta nell’amore e per amore: «Perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10, 10). Ecco il programma di Gesù, il primo risultato della sua evangelizzazione: avere in noi una nuova vita, la vita divina, la vita nuova nello Spirito; e averla in abbondanza, secondo un amore che abbonda, cioè va oltre noi stessi, che si fa dono, offerta, servizio. Una fede che non ristagna, ma che fluisce come «fiumi di acqua viva» dal cuore di chi crede (cf Gv 7, 38).

Il Papa è molto chiaro: “Alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l'inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita” (Ubicumque et semper, Lettera apostolica per l’istituzione del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, 21 settembre 2010).

L’uomo è amato da Dio; ogni uomo è amato da Dio e cerca l’Amato, Gesù. Questo è il semplicissimo e sconvolgente annuncio del quale la Chiesa è debitrice all’uomo. “La parola e la vita di ciascun cristiano possono e devono far risuonare questo annuncio: Dio ti ama, Cristo è venuto per te, per te Cristo è «via, verità e vita» (Gv 14, 6)” (Christifideles Laici, 24).

La nuova evangelizzazione è ancella dell’amore; è discepola e serva di questo amore. Chi non sente in sé l’attrazione di questo amore per Gesù, la bellezza, la novità, la forza di questo amore, ebbene costui non può evangelizzare. Chi non è stato attratto da Gesù - «Quando sarò innalzato attirerò tutti a me (Gv 12, 32) – non potrà attrarre nessuno a Lui. Chi non ha in sé il fuoco di Gesù - «Sono venuto a gettare fuoco e come vorrei fosse acceso» (Lc 12, 49) – non potrà accendere gli altri.

L’impegno primario della nuova evangelizzazione è aiutare tutti i credenti a riscoprire in Gesù il volto autentico di Dio, che è amore. «Come io vi ho amato, cosi amatevi anche voi. Così sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 34-35). È solo una questione d’amore. Così solo nasce in noi e così solo potrà fluire da noi verso gli altri, la nuova evangelizzazione.

Il Protagonista della “nuova evangelizzazione”: lo Spirito Santo!

 

Aprendo il Sinodo sulla “Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, il Santo Padre ha spiegato a chi spetta l’iniziativa, chi è il promotore e il primo attuatore della “nuova evangelizzazione”. Non siamo noi i protagonisti della nuova evangelizzazione; noi siamo “collaboratori” di un piano divino: Preghiamo affinché venga lo Spirito Santo, sia in noi e con noi. Noi non possiamo fare la Chiesa, possiamo solo far conoscere quanto ha fatto Lui. La Chiesa non comincia con il «fare» nostro, ma con il «fare» e il «parlare» di Dio. Così gli Apostoli non hanno detto, dopo alcune assemblee: adesso vogliamo creare una Chiesa, e con la forma di una costituente avrebbero elaborato una costituzione. No, hanno pregato e in preghiera hanno aspettato, perché sapevano che solo Dio stesso può creare la sua Chiesa, che Dio è il primo agente: se Dio non agisce, le nostre cose sono solo le nostre e sono insufficienti; solo Dio può testimoniare che è Lui che parla e ha parlato. Pentecoste è la condizione della nascita della Chiesa: solo perché Dio prima ha agito, gli Apostoli possono agire con Lui e con la sua presenza far presente quanto fa Lui… Perciò è importante sempre sapere che la prima parola, l’iniziativa vera, l’attività vera viene da Dio e solo inserendoci in questa iniziativa divina, solo implorando questa iniziativa divina, possiamo anche noi divenire - con Lui e in Lui - evangelizzatori. Dio è l’inizio sempre, e sempre solo Lui può fare Pentecoste, può creare la Chiesa, può mostrare la realtà del suo essere con noi. Ma dall’altra parte, però, questo Dio, che è sempre l’inizio, vuole anche il coinvolgimento nostro, vuole coinvolgere la nostra attività… Quindi, quando facciamo noi la nuova evangelizzazione è sempre cooperazione con Dio, sta nell’insieme con Dio”(Meditazione, a braccio, in occasione della I Congregazione generale, 8 ottobre 2012).

Il protagonista, dunque, è lo Spirito Santo e la sua perenne presenza e azione nella storia. C’è una Pentecoste da vivere; c’è una Pentecoste da ricevere; c’è una Pentecoste da comunicare al mondo. Chi entra in questo avvenimento, in questo potere dinamico dell’amore di Dio che è lo Spirito Santo, viene da Lui evangelizzato e può evangelizzare. «Non con la potenza, né con la forza, ma con il mio Spirito» (Zc 4, 6).

Prima di guardare a noi stessi, alle nostre risorse, alle nostre possibilità, ai numeri, ai riconoscimenti che ci abilitano (potenza e forza) ad evangelizzare, bisogna invocare lo Spirito e sottomettersi a Lui. Così ha inizio il processo dell’evangelizzazione, in noi e fuori di noi.

Ce lo spiega, chiaramente, il servo di Dio Paolo VI: L’evangelizzazione non sarà mai possibile senza l’azione dello Spirito Santo… È lui che, oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui, che gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare, predisponendo nello stesso tempo l’animo di chi ascolta perché sia aperto ad accogliere la Buona Novella e il Regno annunziato. ?Le tecniche dell'evangelizzazione sono buone, ma neppure le più perfette tra di esse potrebbero sostituire l'azione discreta dello Spirito. Anche la preparazione più raffinata dell’evangelizzatore, non opera nulla senza di lui. Senza di lui la dialettica più convincente è impotente sullo spirito degli uomini. Senza di lui, i più elaborati schemi a base sociologica, o psicologica, si rivelano vuoti e privi di valore. ?Noi stiamo vivendo nella Chiesa un momento privilegiato dello Spirito. Si cerca da per tutto di conoscerlo meglio, quale è rivelato dalle Sacre Scritture. Si è felici di porsi sotto la sua mozione. Ci si raccoglie attorno a lui e ci si vuol lasciar guidare da lui… ?Esortiamo gli evangelizzatori - chiunque essi siano - a pregare incessantemente lo Spirito Santo con fede e fervore e a lasciarsi prudentemente guidare da lui quale ispiratore decisivo dei loro programmi, delle loro iniziative, della loro attività evangelizzatrice” (Evangelii Nuntiandi, 75).

Non si coglie in queste parole una meravigliosa missione per il RnS? Chi più di noi ha esperimentato la verità di queste definizioni abbracciando una vita nuova nello Spirito? E chi più di noi, allora, nella Chiesa si deve fare portatore di questa “nuova mentalità”, di questo “uomo nuovo”? Obbediamo all’invito di San Paolo: «Siete stati istruiti ad abbandonare l’uomo vecchio, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo» (cf Ef 4, 23-24).

L’evangelizzazione deve essere “pensata, ripensata” in modo nuovo, in modo confacente all’uomo rinnovato dallo Spirito. Allora il movimento dello Spirito in noi, il processo dell’evangelizzazione in noi, sarà nuovo, sempre nuovo. E nuovo sarà ricreato, anzitutto, il nostro cuore. Un cuore che sentirà finalmente il fuoco ardere dentro, come i discepoli di Emmaus, quando dall’incontro con Gesù risorto e con il Vangelo vivo, ricevettero un’effusione di Spirito Santo. Lo testimonia San Luca quando scrive: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (Lc 24, 32).

Lo Spirito Santo è Pentecoste di fuoco e prima di concederci «lingue di fuoco che si posano su ciascuno di noi» (cf At 2, 3) scrive a caratteri di fuoco il Vangelo nel nostro cuore. Lo deposita e lo fa ardere in noi; e mentre lo stampa nella nostra vita con inchiostro indelebile, ce lo spiega, ce lo rende familiare, praticabile, sostenibile, trasmettibile.

Così nasce l’evangelizzatore; così l’evangelizzazione è sempre nuova. Anche il Beato Giovanni Paolo II, nel suo testamento spirituale Novo Millennio Ineunte, ci ha voluto lasciare parole chiare al proposito: Ho tante volte ripetuto in questi anni l'appello della nuova evangelizzazione. Lo ribadisco ora, soprattutto per indicare che occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall'ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: «Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9,16). Questa passione non mancherà di suscitare nella Chiesa una nuova missionarietà, che non potrà essere demandata ad una porzione di ‘specialisti’, ma dovrà coinvolgere la responsabilità di tutti i membri del Popolo di Dio. Chi ha incontrato veramente Cristo, non può tenerselo per sé, deve annunciarlo” (NMI, 40).

Perché una “nuova evangelizzazione”? Quali scenari?

«Passa la figura di questo mondo! Io vorrei che foste senza preoccupazioni…» (1 Cor 7, 31).

Non è possibile essere esentati dalle difficoltà, dalle prove, dagli scandali, dalle cadute che la natura umana, fragile e incline al peccato, riserva ad ogni uomo. San Paolo aggiunge che «il tempo si è fatto breve» (1 Cor 7, 29) e che la storia volge verso il suo termine: il ritorno del Signore! Bene, in quel giorno, «quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18, 8).

Come prepariamo “la seconda venuta” del Signore Gesù? In questo mondo che muta, che passa, che finirà, la “questione della fede” che spazio occupa? Possiamo dormire sonni tranquilli, sapendo che «il mistero dell’iniquità è già in atto»? Ci basta sapere che «le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa» (Mt 16, 18) per abbandonare il campo, lasciare solo Pietro nel «combattimento spirituale» (cf Ef 6, 10-20)?

Guardando ai nostri giorni, agli scenari della globalizzazione e della secolarizzazione in atto, per la Chiesa non si tratta soltanto di predicare il Vangelo in fasce geografiche sempre più vaste, a popolazioni sempre più estese, in contesti sociali, politici, profondamente cambiati. Occorre molto di più! Ecco perché urge un’evangelizzazione nuova, cioè più profonda, più penetrante.

 

In fondo il Vangelo interpella la vita concreta degli uomini, personale, familiare, sociale; e la vita di ogni uomo cerca ciò che è vero, bello, buono, giusto. Cerca Cristo! Dunque c’è reciprocità, circolarità tra “Vangelo e vita”. Una ricerca inesausta che spesso non trova nel Vangelo un alleato, piuttosto un limite, addirittura un nemico. Si pensi alla falsa idea di “modernità”, di “laicità” che in nome della libertà disumanizzano l’uomo, lo costringono a subire l’infelicità procurata da una sbagliata ricerca della felicità, fuori da Cristo e dal suo Vangelo.

 

Paolo VI, guardando “il mondo contemporaneo” affermava che occorre raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e col disegno della salvezza” (Evangelii Nuntiandi, 19).

 

Non siamo esentati da questa sfida, in Occidente come in Oriente! Guardando alla globalizzazione imperante, così si è espresso Benedetto XVI: “Di recente ho osservato che le forze della globalizzazione vedono l'umanità sospesa fra due poli. Da una parte c’è la moltitudine di crescenti vincoli sociali e culturali che in generale promuovono un senso di solidarietà globale e di responsabilità condivisa per il bene dell’umanità. Dall’altra, appaiono segni inquietanti di una frammentazione e di un certo individualismo in cui domina il secolarismo, che spinge il trascendente e il senso del sacro ai margini ed eclissa la fonte stessa di armonia e unità nell’universo” (Discorso ai Vescovi di Hong Kong, Visita ad limina, 27 giugno 2008).

Nella Lettera apostolica con la quale istituisce il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, il Papa ci dà una lettura puntuale del “perché” di una “nuova evangelizzazione”, precisando a chi è diretta e quali scenari deve abbracciare: “Ritengo opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione. Essa fa riferimento soprattutto alle Chiese di antica fondazione, che pure vivono realtà assai differenziate, a cui corrispondono bisogni diversi, che attendono impulsi di evangelizzazione diversi: in alcuni territori, infatti, pur nel progredire del fenomeno della secolarizzazione, la pratica cristiana manifesta ancora una buona vitalità e un profondo radicamento nell’animo di intere popolazioni; in altre regioni, invece, si nota una più chiara presa di distanza della società nel suo insieme dalla fede, con un tessuto ecclesiale più debole, anche se non privo di elementi di vivacità, che lo Spirito Santo non manca di suscitare; conosciamo poi, purtroppo, delle zone che appaiono pressoché completamente scristianizzate, in cui la luce della fede è affidata alla testimonianza di piccole comunità: queste terre, che avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo, appaiono essere particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano” (Ubicumque et semper, 21 settembre 2010).

Dunque, si tratta di “riaccendere il fuoco del Vangelo” dove la cenere sembra avere spento la fiamma dello Spirito. È “nuova evangelizzazione” per “i vicini”, non per i lontani, cioè per quelli che non credono. È “nuova evangelizzazione” per i cristiani “vivaci ma non troppo” o per i cristiani “refrattari al fuoco”! Dunque per noi, per i nostri figli battezzati, ma che vivono come se Dio non esistesse. È nuova evangelizzazione per una Chiesa che confessa una fede spenta, una fede morta.

Come ha affermato il Santo Padre, a conclusione del Sinodo, la nuova evangelizzazione riguarda tutta la vita della Chiesa. Essa si riferisce, in primo luogo, alla pastorale ordinaria che deve essere maggiormente animata dal fuoco dello Spirito, per incendiare i cuori dei fedeli che regolarmente frequentano la Comunità… Riguarda le persone battezzate che però non vivono le esigenze del Battesimo” (Omelia, Basilica Vaticana, ? 28 ottobre 2012).

In questa direzione, per rendere ancora più evidente la questione, è prezioso l’approfondimento del Papa del termine “nuova evangelizzazione”: “Il termine “nuova evangelizzazione” richiama l’esigenza di una rinnovata modalità di annuncio, soprattutto per coloro che vivono in un contesto, come quello attuale, in cui gli sviluppi della secolarizzazione hanno lasciato pesanti tracce anche in Paesi di tradizione cristiana…. Proprio questa mutata situazione, che ha creato una condizione inaspettata per i credenti, richiede una particolare attenzione per l’annuncio del Vangelo, per rendere ragione della propria fede in situazioni differenti dal passato. La crisi che si sperimenta porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica. Nei decenni passati era ancora possibile ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni, cresciute all’ombra della fede che aveva plasmato la cultura. Oggi, purtroppo, si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede… Annunciare Gesù Cristo unico Salvatore del mondo, oggi appare più complesso che nel passato; ma il nostro compito permane identico come agli albori della nostra storia. La missione non è mutata, così come non devono mutare l’entusiasmo e il coraggio che mossero gli Apostoli e i primi discepoli. Lo Spirito Santo che li spinse ad aprire le porte del cenacolo, costituendoli evangelizzatori (cfr At 2,1-4), è lo stesso Spirito che muove oggi la Chiesa per un rinnovato annuncio di speranza agli uomini del nostro tempo” (Discorso alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, 30 maggio 2011).

Solo una Chiesa evangelizzata può evangelizzare!

La Chiesa nasce dall’azione evangelizzatrice di Gesù. Di questa opera storica di Gesù, la Chiesa è “il frutto normale, voluto, più immediato” (Evangelii Nuntiandi, 15). La Chiesa prolunga e continua nei secoli la presenza di Gesù, cioè la sua azione evangelizzatrice; un impegno sempre nuovo perché sottoposto dallo stesso Gesù al primato dello Spirito Santo. L’evangelizzazione è la sfida più grande ed esaltante che la Chiesa lancia a se stessa, alla sua stessa esistenza tra gli uomini.

Ora, come insegna Paolo VI, questa necessità ha bisogno di essere ben compresa. Seguiamo la “progressione” del Pontefice, in una delle pagine più belle, schiette, sfidanti della sua Enciclica dedicata all’evangelizzazione. “Due passi” la Chiesa deve sempre compiere per rimanere fedele al mandato del suo Signore e conservarsi docile allo Spirito Santo.

Primo passo: Evangelizzatrice, la Chiesa comincia con l’evangelizzare se stessa… Essa ha bisogno di ascoltare di continuo ciò che deve credere, le ragioni della sua speranza, il comandamento nuovo dell’amore. Popolo di Dio immerso nel mondo, essa ha sempre bisogno di sentir proclamare «le grandi opere di Dio» (cf At 2,11; 1 Pt 2,9) che l’hanno convertita al Signore e d’essere nuovamente convocata e riunita da lui. Ciò vuol dire, in una parola, che essa ha sempre bisogno di essere evangelizzata se vuol conservare freschezza, slancio e forza per annunziare il Vangelo” (Evangelii Nuntiandi, 15).

 

Incredibile! È come dire: la Chiesa prima di parlare, torni ad ascoltare; prima di portare gli altri alla fede, si conservi nella fede! La Chiesa ha sempre bisogno di tornare al Vangelo!

 

Secondo passo: Evangelizzata, la Chiesa a sua volta, invia gli evangelizzatori. Mette nella loro bocca la Parola che salva… dà loro il mandato che essa stessa ha ricevuto e li manda a predicare: ma non a predicare le proprie persone o le loro idee personali, bensì un Vangelo di cui né essi, ne essa sono padroni e proprietari assoluti per disporne a loro arbitrio, ma ministri per trasmetterlo con estrema fedeltà” (ibidem).

 

Sono parole che pesano. Non ci si improvvisa evangelizzatori! Non si strumentalizza il Vangelo! Non ci si appropria di ruoli, né ci si attribuisce compiti. Evangelizzare è sempre un atto ecclesiale, deve rimandare ad una comunità a cui si appartiene, deve essere espressione di una sottomissione fraterna.

Se non bastasse, lo stesso Paolo VI chiarisce ulteriormente che l’evangelizzatore deve avere in sé due convinzioni. “La prima: evangelizzare non è mai per nessuno un atto individuale e isolato, ma profondamente ecclesiale... Ciò presuppone che l’evangelizzatore agisca non per una missione arrogatasi, né in forza di un’ispirazione personale, ma in unione con la missione della Chiesa e in nome di essa. Come conseguenza, la seconda convinzione: se ciascuno evangelizza in nome della Chiesa, la quale a sua volta lo fa in virtù di un mandato del Signore, nessun evangelizzatore è padrone assoluto della propria azione evangelizzatrice, con potere discrezionale di svolgerla secondo criteri e prospettive individualistiche, ma deve farlo in comunione con la Chiesa e con i suoi Pastori” (Evangelii Nuntiandi, 60).

 

L’evangelizzazione acquista un’urgenza nuova per la situazione spirituale, morale, culturale, sociale delle nostre città. Indica che la fede non può più essere presupposta, data per scontata; deve essere riproposta in tutta la sua ampiezza e ricchezza. Dio apre alla Chiesa gli orizzonti di un’umanità più preparata alla semina evangelica. Lo Spirito sta preparando tempi nuovi!

Sarà evangelizzazione nuova, perché guarita dallo Spirito. Sì è ferita l’evangelizzazione, dal momento che gli effetti della “prima evangelizzazione” sono stati compromessi dalle vecchie e nuove ideologie, dalle sfide che il mondo di oggi presenta alla diffusione del messaggio evangelico e alla trasmissione della fede: indifferenza religiosa, permissivismo morale, ateismo scientifico. I fenomeni sociali e politici attuali stanno rivelando nuove visioni del mondo e nuove gerarchie di valori; i vizi prevalgono sulle virtù; e i processi educativi imperanti stanno generando nei giovani una nuova mentalità, una nuova etica, nuovi stili di vita.

Non ritardiamo la venuta di Gesù tra gli uomini che lo attendono e non lo conoscono! Si stanno moltiplicando a dismisura gli spazi umani e culturali non ancora raggiunti dall’annuncio del Vangelo. Lo Spirito sta lavorando e sta favorendo una straordinaria convergenza da parte dei popoli, delle nazioni, verso quei valori umani, universali che nessun altro Vangelo, più di quello di Gesù Cristo, è capace di accogliere, favorire, interpretare: il rifiuto della violenza, il rispetto della persona umana e dei suoi diritti nativi, il desiderio di libertà, di giustizia, di fraternità, di pace.

Sarà “nuova evangelizzazione” se sapremo umanizzare ogni ambiente dell’umano vivere, sia esso legato alla vita sociale, politica, economica. E riportando lo stupore per l’uomo nuovo, per la sua dignità trascendente, apriremo le porte dello Spirito per un ritorno di Gesù nella vita pubblica, nella vita delle nostre istituzioni.

Cosa fare? Serve un’evangelizzazione “adeguata”, occorrono evangelizzatori adeguati. È questa una precisa consegna del Beato Giovanni Paolo II, prima della sua morte, guardando proprio alla nostra Europa: L’Europa reclama evangelizzatori credibili… Tali evangelizzatori vanno adeguatamente formati. Oggi più che mai è necessaria la coscienza missionaria in ogni cristiano, a iniziare dai Vescovi, dai presbiteri, dai diaconi, dai consacrati, dai catechisti e dagli insegnanti di religione. Ogni battezzato, in quanto testimone di Cristo, deve acquisire la formazione adeguata alla sua condizione, non solo per evitare che la fede si inaridisca per mancanza di cura in un ambiente ostile come quello mondano, ma anche per dare sostegno e impulso alla testimonianza evangelizzatrice… Decisivi sono, quindi, la presenza e i segni della santità: essa è prerequisito essenziale per un’autentica evangelizzazione, capace di ridare speranza. Occorrono testimonianze forti, personali e comunitarie, di vita nuova in Cristo” (Ecclesia in Europa, 49).

Dunque è la santità che determina testimoni credibili, ma una santità voluta, sofferta, frutto d’impegno, di meditazione, di studio. Servono evangelizzatori santi, cioè fedeli allo Spirito. Così ci si fa santi: “frequentando” lo Spirito Santo, rimanendo in confidenza, in relazione di vera amicizia con Lui, a partire da una preghiera più profonda, intima, continua. Gli evangelizzatori mancati saranno i santi mancati del terzo millennio!

“I veri protagonisti della nuova evangelizzazione sono i santi: essi parlano un linguaggio a tutti comprensibile con l’esempio della vita e con le opere della carità” (Benedetto XVI, Omelia Messa conclusiva Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, 28 ottobre 2012).

La “nuova evangelizzazione” è per me una vocazione irrinunciabile!

La “nuova evangelizzazione” ha bisogno di una nuova generazione di uomini e donne capaci di costruire un nuovo ordine sociale fondato sui valori spirituali, soprannaturali, sul primato di Dio, sulla forza umile della carità, sulla generosità di cuore, per lottare e vincere il male con il bene.

È davvero venuto il momento di impegnare tutte le nostre forze per la nuova evangelizzazione. Nessun credente, nessuna istituzione può sottrarsi a questo dovere, a questa evidenza. E non si deve considerare l’evangelizzazione come un abuso, come un’intromissione. Il termine “evangelizzazione”, missione, spesso anche nella stessa Chiesa, viene messo in discussione; molti pensano che missione contrasti con tolleranza, con rispetto delle convinzioni altrui. Si scomodano, dunque, parole come “proselitismo”, come “invadenza” “rispetto della laicità”. Attenzione a questa trappola mortale per la “nuova evangelizzazione”: mancare di rispetto a Dio spegnendo la proclamazione del Vangelo della salvezza sulle proprie labbra, per paura di essere giudicati, riconosciuti cristiani. O è missionaria, o non è la chiesa di Gesù Cristo. O evangelizza o muore in se stessa!

Il Papa Benedetto XVI ci invita a superare ogni possibile equivoco o resistenza: Tutti gli uomini hanno il diritto di conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo; e a ciò corrisponde (Benedetto XVI, Omelia Messa conclusiva Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, 28 ottobre 2012) il dovere dei cristiani, di tutti i cristiani – sacerdoti, religiosi e laici –, di annunciare la Buona Notizia” (Benedetto XVI, Omelia Messa conclusiva Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, 28 ottobre 2012).

Dobbiamo credere che la nostra fede rinnova le culture, combatte gli errori, invita ad abbandonare i comportamenti antinaturali e le manipolazioni compiute dall’uomo sull’uomo. Laddove c’è Dio, c’è futuro! Altrimenti è barbarie, è confusione, è divisione del genere umano.

Ribadiamolo con forza, con passione: centro della nostra fede è Gesù Cristo! Il nostro primario impegno è annunciarne l’esistenza contemporanea ad ogni uomo: è vivo! Vive in noi, vive nella sua Chiesa, vive nella storia, vive nella famiglia. È indilazionabile il rinnovato impegno nella evangelizzazione, perché scaturisce da una consapevolezza: la proclamazione del Vangelo non è mai un atto concluso, definitivo; è sempre da rinnovarsi. Ecco perché dinanzi a queste sfide la Chiesa deve rispondere con l’audacia di una nuova evangelizzazione, nuova anche nel suo atteggiamento, nel suo sforzo, nella sua programmazione.

Un’evangelizzazione nuova perché capace di rifuggire dall’uniformità che livella, che riduce le mozioni dello Spirito, che costringe il RnS in un anonimato che opprime e stanca. Sarà “nuova”, se saprà rispettare l’originalità di ciascun fratello, la sua buona volontà, il suo coraggio, il suo amore esclusivo per Gesù. Sarà “nuova” se valorizzerà il dono di ciascuno, il carisma, sì coordinato con le diverse membra del corpo, per il bene dell’intero corpo, ma non sottomesso ad inutili e controproducenti gerarchie e ossequi umani.

La nuova evangelizzazione acquista un’urgenza nuova per la situazione spirituale, morale, culturale, sociale delle nostre città. Indica che la fede non può più essere presupposta, data per scontata; deve essere riproposta in tutta la sua ampiezza e ricchezza.

La “nuova evangelizzazione” chiama ad una nuova fiducia fraterna: fidiamoci di più del dono del fratello. Questa nuova fiducia spingerà i fratelli e le sorelle a desiderare un migliore annuncio del nome di Gesù, una migliore catechesi sulla Sua vita, una migliore testimonianza del Suo ministero. In questa prospettiva, la nuova evangelizzazione non può essere diretta solo a difendere lo status quo, le posizioni raggiunte.

La Parola di Dio deve essere annunciata di nuovo, con nuovo vigore. La nuova evangelizzazione non consiste in un “nuovo Vangelo”: deriverebbe sempre da noi stessi, dalla nostra cultura, dalla nostra analisi delle necessità dell’uomo, dai nostri desideri, dalle nostre capacità. E il miracolo dello Spirito in noi, che spazio avrebbe? Quale novità di Spirito Santo potrebbe mai darsi, in tal modo? Daremmo, al meglio, un Vangelo “mutante”, cioè che muta, che si adatta alle esigenze dei tempi.

«Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi, sempre» (Eb 13, 8) e così la Sua Parola. La nuova evangelizzazione non nasce dal desiderio di «piacere agli uomini» o di «guadagnare il loro favore» (cf Gal 1, 10). Non è la cultura, non è la scienza, la misura del Vangelo e della sua attualità, ma è Gesù Cristo la misura di ogni azione umana, di ogni epoca e cultura.

La “novità” dunque è tutta nelle «impenetrabili ricchezze di Cristo» (cf Ef 3, 8); nella «ricchezza della sua gloria» (cf Ef 3, 16), cioè quell’«amore di Cristo che supera ogni conoscenza umana» (Ef 3, 19). Questo è il dono dello Spirito Santo! Questo è il “mistero” permanente dello Spirito Santo in noi. Questo fa lo Spirito: ci regala le ricchezze, le novità connesse al Vangelo. Chi vi rinuncia si sottrae alla grazia dello Spirito e finisce preda delle disgrazie umane.

Cosa significa “nuova evangelizzazione” nel RnS?

È bene lasciare a Benedetto XVI la spiegazione dell’espressione “storica” usata dal Beato Giovanni Paolo II: “Un’evangelizzazione nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni” (Discorso alla XIX Assemblea del CELAM, Port-au-Prince 9 marzo 1983).

Afferma il Papa Ratzinger: “Nuova” non nei contenuti, ma nello slancio interiore, aperto alla grazia dello Spirito Santo che costituisce la forza della legge nuova del Vangelo e che sempre rinnova la Chiesa; “nuova” nella ricerca di modalità che corrispondano alla forza dello Spirito Santo e siano adeguate ai tempi e alle situazioni; “nuova” perché necessaria anche in Paesi che hanno già ricevuto l’annuncio del Vangelo” (Omelia Primi vespri SS. Pietro e Paolo, Basilica S. Pietro, 28 giugno 2010).

La nuova evangelizzazione non è “una” tra le tante sfide della Chiesa, ma “la” sfida teologica, pastorale, liturgica della Chiesa. Così come il Beato Giovanni Paolo II chiese di fare della Chiesa “la casa e la scuola della comunione” (Novo Millennio Ineunte, 43), oggi Benedetto XVI ci sta chiedendo di fare della Chiesa la “casa e scuola della fede”, di dare cioè alla fede nuova intelligenza, sensibilità, accoglienza, volontà.

Il RnS, è un esaudimento, da 40 anni, della “nuova evangelizzazione”. Da 40 anni non ci prefiggiamo di fare “cose nuove”. Niente di ciò che costituisce la vita della nostra “corrente di grazia” che si fa “Movimento ecclesiale”, è una novità nella Chiesa, ma tutto ora deve tornare nuovo, vivo, attuale.

 

Lo comprese per noi Paolo VI, nel suo storico discorso, il primo al RnS, discorso improvvisato, il 19 maggio 1975, lunedì di Pentecoste: “Poiché si tratta dello Spirito, siamo attenti, felici di augurare il benvenuto allo Spirito Santo… È un desiderio fortissimo: che il popolo cristiano, il popolo della fede faccia esperienza di una coscienza viva della presenza dello Spirito fra noi, di un’adorazione e di una gioia più grandi trovate in Lui… Questo Rinnovamento deve ringiovanire il mondo, deve dargli una spiritualità, un’anima, un pensiero religioso. Deve far riaprire le labbra chiuse del mondo alla preghiera, al canto, alla gioia, agli inni e alla testimonianza… Vi diciamo solamente questo: osate vivere, oggi, con libertà energia, con profondità, con gioia la presenza dello Spirito. E aggiungiamo questo: oggi o si vive la propria fede con fervore, profondità, forza e gioia, o questa fede muore”.

 

Parole profetiche, che hanno ispirato e confermato il nostro cammino. O la fede recupera fervore, ardore o muore! Noi esistiamo per questo: per ridare gusto, sapore, slancio, bellezza, forza, contagio, a questa nostra fede carismatica. E a partire da ciò che ne è il suo cuore pulsante: la preghiera, che si fa adorazione, lode, canto, testimonianza, presenza intima e potente dello Spirito Santo risvegliato e operante in noi.

 

Da 40 anni aderiamo vitalmente alla “nuova evangelizzazione”, proprio nel senso indicato dai Pontefici, e forse non ce ne accorgiamo. Ancora oggi, grazie al RnS, la gente riscopre che Gesù vive, che Gesù non ha smesso di vivere e di operare nella Chiesa e che i suoi discepoli – ciascuno di noi – sono portatori, testimoni di una vita nuova, bella, piena in lui.

 

Gesù è la “perla preziosa” (cf Mt 13, 44-46): vale la pena iniziare con lui una nuova vita nello Spirito, in cui alle ricchezze e ai beni della terra, preferiamo le ricchezze di Dio, i carismi, i doni, le virtù, i frutti dello Spirito e in premio, alla fine dei nostri giorni… il Cielo!

 

Da 40 anni ricordiamo con le nostre vite rinnovate, anche senza accorgercene, che il RnS esiste per evangelizzare, che la nostra identità carismatica evangelizza, comunica la potenza d’amore di Dio, permette agli uomini di esperimentare che «non vi è altro nome sotto il cielo nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4, 12). Salvati: cioè felici, felicemente uomini, pienamente uomini.

È “nuova evangelizzazione”, nel RnS, quando spezziamo la Parola nel giorno dedicato alla formazione, con un ascolto spirituale, entrando con intelligenza dentro le Scritture e il Magistero, imparando la vita di Gesù, la vita della Chiesa, approfondendo la fede che professiamo, non solo il contenuto dogmatico ma anche quello carismatico, per vivere con più consapevolezza la presenza di Gesù e con più convinzione comunicarla agli altri, dentro e fuori il RnS.

 

È “nuova evangelizzazione”, nel RnS, quando stiamo in fraternità, quando restiamo con i fratelli con atteggiamenti spirituali, con sincerità, con rispetto, con uno stile improntato a semplicità di cuore, a condivisione dei propri beni, anche quando sono scarsi, imparando la difficile arte di amare tutti, sempre, per primi, sostenendoci nelle prove, confortandoci nelle cadute.

 

È “nuova evangelizzazione”, nel RnS, quando celebriamo i sacramenti con un’animazione spirituale, con partecipazione viva, sia essa la Messa comunitaria, oppure una penitenziale, una Veglia o un’adorazione eucaristica, una Messa per un Matrimonio o una Messa per un Funerale.

 

È “nuova evangelizzazione”, nel RnS, quando preghiamo in comunità, guidati dallo Spirito, scoprendo che lo Spirito “prega in noi” e “parla a noi” mediante i Suoi carismi.

 

Ma a ben vedere, queste quattro definizioni della “nuova evangelizzazione” non sono una “nuova riproposizione” della parola degli Atti degli Apostoli: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere?» (At 2, 42).

 

«Non c’è niente di nuovo sotto il sole» (Qo 1, 9). Sì, questa è la nostra fede cattolica. Ma una fede che nel RnS lo Spirito ha risvegliato, ha reso attuale, ha reso efficace, svelandone tutta la forza spirituale e carismatica. Non abbiamo, né dobbiamo inventare nulla di nuovo, ma risentire il tutto di Cristo: la verità, la potenza, la grazia che si ricevono corrispondendo con fede adeguata e consapevole ai doni di Dio. Niente di più di quella fede “consapevole e responsabile” che proponiamo a coloro che vogliono ricevere la preghiera d’effusione dello Spirito Santo.

 

Di questa fede carismatica ci si fa animatori, responsabili, sacerdoti, genitori, animatori! Altrimenti è fallimento, altro che rinnovamento: è scolorimento, affievolimento, allentamento, appannamento, ripiegamento, infingimento, scoraggiamento, contenimento, travisamento, fino a tradimento della nostra vocazione, della nostra identità, della nostra missione.

 

Noi siamo “nella Chiesa” e nella Chiesa primariamente proponiamo il RnS, come nuova esperienza di Gesù vivo nel potere dello Spirito. Ora chiediamoci: potrebbemai la Chiesadesiderare altro, potrebbe vivere, esistere, fuori dallo Spirito Santo? No, tutti lo sanno, nessuno potrebbe dire diversamente. In realtà, però, permane una difficoltà, da 20 secoli: rendere questo “implicito”, “esplicito”; rendere questa verità dello Spirito conoscibile per esperienza, vissuta con consapevolezza e piena adesione da parte di ogni battezzato.

 

Tutti dicono che sia necessario ripartire dallo Spirito Santo, ma non tutti sono disposti a rinunciare a se stessi per consegnarsi allo Spirito Santo e accettare la sua signoria, le sue ispirazioni, le sue mozioni, la sua guida profetica nella nostra vita. E ciò non esclude nessuno, talvolta gli stessi vescovi, i sacerdoti; non parliamo poi proprio di quei “pompieri” che talvolta sono gli stessi responsabili o animatori del RnS….

 

Dunque esistiamo non per “fare”, ma per “essere e divenire nuova evangelizzazione”. Quanto sia evidente che la “nuova evangelizzazione”, e con essa il RnS, sia in linea con il “non ancora” dello Spirito, ce lo confermava il Beato Giovanni Paolo II in occasione del XXX nostro anniversario. Risentiamo le sue parole, proprio in questa precisa prospettiva che vi ho enunciato. Sono, ancora una volta, l’esplicitazione di At 2,42, come noi li viviamo nei nostri Gruppi e Comunità: “Sì, il Rinnovamento nello Spirito può considerarsi un dono speciale dello Spirito Santo alla Chiesa di questo nostro tempo. Nato nella Chiesa e per la Chiesa, il vostro è un Movimento nel quale, alla luce del Vangelo, si fa esperienza dell’incontro vivo con Gesù, di fedeltà a Dio nella preghiera personale e comunitaria, di ascolto fiducioso della sua Parola, di riscoperta vitale dei sacramenti, ma anche di coraggio nelle prove e di speranza nelle tribolazioni” (14 marzo 2002).

 

Finché noi ci sentiremo appagati dal “già” del RnS e non sentiremo l’ansia del “non ancora”, non sarà “nuova evangelizzazione” e noi non saremo ancora il “rinnovamento nello Spirito”.

 

E anche questo l’auspicio di Benedetto XVI, che quest’anno ha disegnato il futuro della “nuova evangelizzazione” nel RnS: “Possiate rinvigorire la vostra fede, crescere nella testimonianza cristiana e affrontare senza paura, guidati dallo Spirito Santo, gli impegnativi compiti della nuova evangelizzazione” (Udienza generale, 26 maggio 2012).

 

Sta germogliando un Rinnovamento nuovo, una Chiesa nuova: tu ne sei l’interprete, tu nei sei protagonista, tu te ne farai carico ancora di più! «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete» (Is 43, 18-19). Germoglia un Gesù nuovo. Nel giorno della preghiera d’effusione è rinato per Te! Un Gesù nuovo ora sta rinascendo, oggi, perché finalmente sia dato agli altri nel potere dello Spirito!

 

Quel giorno fu “prima evangelizzazione; oggi sarà “nuova evangelizzazione”: quel meraviglioso kairós di Dio che si svelò a noi, con un’intensità e con una sapienza che non avevamo mai esperimentato, forse neanche desiderato nel giorno della preghiera d’effusione dello Spirito, oggi chiede che ci facciamo «tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno» (1 Cor 9, 22). Sì, esistiamo per ridestare – dentro e fuori la Chiesa – la gioia, la passione, il valore profetico di Cristo!

 

Carismatica? Certo, la Chiesa lo è fisiologicamente, è la sua più intima e vera natura. Ma poi di questi carismi non ne parliamo molto; qualcuno fuori dal RnS pensa che non se ne debba parlare per non fare un favore a quelli del RnS; e così si evita che si diffonda l’esercizio dei carismi stessi da parte di tutti i credenti, di ogni battezzato.

 

Mi chiedo: come ci si può sentire in pace dinanzi alle parole di San Paolo ai Corinti: «A ciascuno è data una manifestazione dello Spirito per il bene comune» (1  Cor 12, 7)? O ancora: «Desiderate intensamente i carismi più grandi» (1 Cor 12, 31)?

 

“Tante persone, tanti carismi”: questo sia il nostro programma, cari responsabili e animatori! Ogni carisma in funzione della nuova evangelizzazione e sarà – secondo la dottrina dei carismi – santificazione per chi lo esercita e salvezza per chi ne è beneficiario (cf Christifideles Laici, 12).

 

Nella Chiesa, tutti sanno di avere un carisma? E se lo sanno con quale consapevolezza vivono questa investitura spirituale? I sacerdoti, con quale fedeltà allo Spirito ne promuovono la dottrina e l’esperienza? Di più, i credenti sono messi nelle condizioni di usare questi doni di grazia e di metterli in comune per il bene di tutti?

 

Qui, si direbbe volgarmente, “casca l’asino”. Ebbene, con altrettanta semplicità, se casca, noi proviamo a rialzarlo e a non farlo ricadere. Esistiamo per questo! “Rialzare i tanti asini caduti”, per rialzare la vita carismatica nella vita del popolo di Dio. E sarà “nuova evangelizzazione”.

 

 

E allora sia nuova evangelizzazione, per un nuovo RnS!

Dobbiamo invocare una nuova Pentecoste, per un nuovo RnS, per una nuova evangelizzazione nella Chiesa e nel mondo. Diffondendo il RnS, promuoveremo la “nuova evangelizzazione”. Sarà meraviglioso assistere ad un nuovo lavoro dello Spirito Santo in mezzo a noi.

Dobbiamo dare significati nuovi alle parole “chiave” della nostra spiritualità, della nostra esperienza, e riempirle di nuovo amore. Non una “verniciatura” superficiale, ma una nuova, intensa, profonda coloratura; colori vivi, netti, resistenti alle intemperie, come il vero amore.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova conversione pastorale”. Distogliamo lo sguardo da noi stessi, dai nostri programmi, dalle nostre abitudini, dai nostri schemi decisionali, dalle forme di RnS già abusate, che non commuovono nessuno, non attraggono, scoraggiano i fratelli, allontanano i nuovi, irritano i sacerdoti, rendono insignificante il RnS. Più preghiera per preparare programmi; più preghiera per attuarli. Meno discorsi inutili, meno inutili individualismi.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova umiltà”. “Successo” non è il nome di Dio e tutto ciò che è grande nasce piccolo e cresce solo con sacrifici, rinunce e sofferenze. Accettiamo di essere il «chicco di grano che cade a terra, muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24). Nel RnS si serve in ginocchio se si vuole stare in piedi, sentendo tutta la fatica di essere uomini, carnali, inadeguati. Ma quanta gioia nell’essere rialzati da Dio fino alla Sua gloria!

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova libertà”. Il mondo ci ha appesantiti, ci ha legati con seduzioni e concupiscenze. Non sentiamo più fluire in noi la bellezza dell’amore di Gesù, la gioia di dire a tutti “fratello mio”, una preghiera godibile che ci liberi dalle tante paure che spengono lo Spirito. Occorre pregare di più la liberazione, invocando l’azione liberante dello Spirito dal male, dalle malattie, dal maligno. Senza paura, senza esagerare, ma con costanza.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova vita comunitaria”. “Aprite le finestre, cambiate l’aria, apparecchiate la mensa e aggiungete nuovi posti”. I nostri incontri devono essere più calorosi, più attenti alle esigenze di ogni fratello. Alcuni si prendono troppo sul serio; altri per niente, sono disinteressati e frequentano le riunioni “a prescindere” dal fratello e non “a partire” dal fratello, specie da quello che ancora non è venuto perché proprio io non l’ho portato al Gruppo. Andiamo a prendere i nuovi fratelli dalle case e dalle strade: stanno aspettando!

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova unzione carismatica”. Troppa prudenza nell’uso dei carismi li spegne; l’inesperienza nell’uso dei carismi, senza una  formazione, li inibisce. Carismatici dobbiamo esserlo sempre, a partire dalle nostre case. Ma la palestra deve essere l’assemblea riunita in preghiera. Qui tutti, seppure con ordine, devono potere essere profeti, cioè proclamare le meraviglie di Dio, «con l’intelligenza e con lo Spirito», come vuole San Paolo (cf 1 Cor 14, 15). Chiedere i carismi ripetutamente, nell’incontro settimanale; e coinvolgere ogni fratello almeno in un servizio o ministero. Se non è carismatica, non è vera evangelizzazione.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova ministerialità”. Il dono ricevuto, che eserciti, è dato per il tuo tramite a tutta la comunità che frequenti, ma ti impegna anche dinanzi alla Chiesa e al mondo. Che ne stai facendo? Il dono si consuma nella misura in cui lo usi poco, lo metti poco a servizio degli altri. Sei atteso fuori dal Gruppo, per la fondazione di nuovi Gruppi, per l’animazione di nuove esperienze a nome del RnS. Il tempo è prezioso! Non sciuparlo con incarichi vari, talvolta di scarsa utilità e séntiti ingaggiato per la “nuova evangelizzazione”. E non dire “non ho tempo libero”. Dio è il Signore del tuo tempo, soprattutto di quello già occupato. In special modo, tutti i ministeri di animazione spirituale si proiettino all’esterno del Gruppo e divengano segno della “nuova evangelizzazione”. Tra tutti: la musica e del canto e la preghiera per gli ammalati, da portare nei luoghi di sofferenza, oltre che da evidenziare settimanalmente nel Gruppo.

Per una “nuova evangelizzazione” servono “nuovi metodi”. L’amore non conosce confini. E oggi i confini della comunicazione sono superati da mezzi che un tempo non esistevano. Li “sappiamo” usare? Non ho detto “li usiamo”, come fanno tutti, talvolta sapendo che non ricorriamo a… “modi tanto a modo”. Come ci avvaliamo di nuovi metodi di comunicazione, riscattandoli dall’uso che ne fa il mondo con i suoi linguaggi, e consacrandoli a Dio per Dio? L’arte, la musica, i media, lo sport, il tempo libero, possono diventare “luoghi e mezzi” privilegiati della nuova evangelizzazione, soprattutto per i giovani; luoghi dove l’incontro interpersonale è fondamentale, per la valorizzazione della persona, senza mediazioni e finzioni. Serve creatività, fantasia e non sempre questa risiede nei responsabili: spazio a chi ne ha!

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova diffusione di gruppi”. Molti gruppi sono moribondi, hanno bisogno di un nuovo “innesto spirituale”: o andando a cercare nuovi fratelli (chi aspetta che arrivano rimarrà solo), o ricominciando con un nuovo seminario di vita nuova nello Spirito. Una vera e propria “rifondazione spirituale”, magari in una nuova sede, o con un nuovo sacerdote, o unendosi ad un altro Gruppo.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova comunione con le comunità”. Il RnS è uno. Nessuno statuto di Comunità, all’interno dell’unico corpo che è il RnS, autorizza a operare distinzioni che dividono, allontano, rendono più complicata la comunione e dunque il lavoro che il RnS deve portare avanti per la “nuova evangelizzazione”. Siamo stati e vogliamo rimanere una cosa sola, una sola realtà, ancora più uniti per dar corso ad una nuova evangelizzazione. La comunione non è un ideale, né una recriminazione; è un fatto e deve produrre “fatti fraterni” che edificano.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova coscienza ecclesiale”. La nostra presenza è nella Chiesa locale, anche se poi la parrocchia è il luogo dove maggiormente ci ritroviamo. Aiutiamo le parrocchie ad entrare nella nuova evangelizzazione, ma ancor prima mettiamoci a disposizione del Vescovo per la nuova evangelizzazione da fare in Diocesi. Non subordiniamoci al parroco, né contrattiamo il nostro impegno per la “nuova evangelizzazione”. In ogni ufficio pastorale possiamo essere protagonisti della “nuova evangelizzazione”! Non aspettiamo oltre; soprattutto che altri si sostituiscano a noi, attingendo dalla ricchezza di tante nostre esperienze e progetti, solo per la nostra pigrizia. In special modo assumiamo la “pastorale sacramentaria”, perchè diventi occasione di “nuova evangelizzazione”: cresimandi, fidanzati, ammalati.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova coscienza sociale”. La coscienza è erronea, va riformata. La gente è delusa, confusa, divisa. L’Italia deve rimanere unita, spiritualmente unita, e noi dobbiamo favorire una nostra “nuova presenza e nuova responsabilità” nelle reti cattoliche o di ispirazione cattolica in cui è possibile dare testimonianza su alcuni temi distintivi di carattere sociale: le povertà vecchie e nuove, la giustizia sociale, l’educazione, il lavoro, l’immigrazione, i detenuti. Anche in politica occorre che alcuni giovani si dedichino a questa arte e offrano il loro impegno, a partire dal territorio. La politica è servizio, competenza, presenza. Chi si impegna non lo farà a nome del RnS, che rimane apartitico; ma non dovrà neanche lasciare il gruppo, come se fosse una vergogna impegnarsi nella carità politica e non essere sostenuto dalla preghiera comunitaria.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova generazione”. Servono giovani, famiglie, sacerdoti nuovi. Ne servono tanti; e serve che siano “santi”! Dobbiamo lasciare più spazio a queste tre realtà che con la loro soggettività sono chiamate in special modo alla “nuova evangelizzazione”. I giovani stiano di più nelle strade, nei luoghi di ritrovo, nei social network senza paura. Con semplicità, anche quando i mezzi non sembrano adeguati. Nelle famiglie ci sia più cura per l’educazione cristiana dei figli: i genitori devono parlare a Dio con i figli e parlare di Dio ai figli. Non attendete che diventino la causa della vostra rovina: fateli cristiani prima! E poi andate nelle case ed evangelizzate altre famiglie, specie quelle che per varie ragioni non hanno modo di muoversi fuori di casa. E cerchiamo sacerdoti che hanno in somma considerazione la cura delle anime, la direzione spirituale, la preghiera sulle persone, la formazione dei laici, lasciando ai laici stessi di assumersi nuove responsabilità. Sacerdoti che non si servono del RnS, ma lo servono.

Per una “nuova evangelizzazione” servono “nuove risorse e strutture”. La nuova evangelizzazione non sta in piedi da sola. Anche se poggia sulle gambe degli uomini, questi hanno bisogno di essere supportati da risorse organizzative. Serve nuova generosità, specie da parte di chi non può stare “in prima linea”, ma con i propri beni materiali può favorire la nuova evangelizzazione e sostenere il Movimento nella diffusione di iniziative mirate.

Alcune scelte da compiere, al discernimento del CNS e del CN

  1. 1.      Serve elaborare un piano nazionale per l’evangelizzazione. La spontaneità, la buona volontà sono decisive, ma non bastano. Occorre fissare le priorità, le modalità, per favorire la loro realizzazione nelle Città e nelle Diocesi, procedendo con obiettivi e tappe condivise.
  2. 2.      Rivedere il Progetto Unitario di Formazione in chiave evangelizzatrice, istituendo nuovi Corsi e Scuole dedicati alla “nuova evangelizzazione”.
  3. 3.      Individuare all’interno del RnS, insieme a quanti sono “eletti” ad un servizio pastorale, altri due livelli “dedicati e stabili” di impegno, con fratelli che possono farsi da aiuto, da guide per altri fratelli: i catechisti e gli evangelizzatori. Sono due profili ormai ineludibili, anche per le caratteristiche proprie, legati allo sviluppo del RnS e della “nuova evangelizzazione”.
  4. 4.      Se evangelizzare è un atto d’amore, occorre che tutti gli evangelizzatori si sentano legati dal Patto d’amore. Evangelizzare deve “costarmi” qualcosa, altrimenti avrà poco valore per me. Non sarà solo il fatto di sostenere questo impegno per la nuova evangelizzazione, ma soprattutto di creare una vera fraternità tra gli evangelizzatori.
  5. 5.      Diffondere in tutte le parrocchie e in tutti i luoghi di socializzazione i Seminari di vita nuova nello Spirito, coinvolgendo a predicare “più testimoni che maestri” (cf Evangelii Nuntiandi, 41). Un obiettivo: avere almeno cinquecento Gruppi in più alla fine del Quadriennio (in media, tre Gruppi in più in due anni per Diocesi).
    1. 6.      Portare il “Roveto Ardente”, opportunamente precisato nella sua animazione in chiave evangelizzatrice, in tutti i Santuari, nelle chiese la sera, facendosi anche assegnare una Cappella dal Vescovo, utilizzando questa esperienza anche per l’apertura di nuovi Gruppi.
    2. 7.      Ogni membro del RnS deve impegnarsi settimanalmente in un’iniziativa di evangelizzazione tra quelle che si andranno a proporre ai vari livelli. Anche la preghiera a casa di un’anziana sorella, “finalizzata”, sarà contributo alla “nuova evangelizzazione”.
    3. 8.      Alleggerire il carico di responsabilità organizzative e amministrative soprattutto dei coordinatori diocesani e regionali, perché si possano dedicare alla diffusione del RnS come strumento della “nuova evangelizzazione”, pensando anche a nuove strutture di servizio interno al RnS, dedicate, a livello nazionale e regionale.

«Allora essi partirono e predicarono dappertutto…» (Mc 16, 20). Al nostro RnS, fatto di organismi e di riunioni, Gesù non dice: “Riunitevi e statevene fermi”, ma: “Alzatevi e andate!”. E allora obbediamo al Maestro e Signore: l’ora della “nuova evangelizzazione” è già scoccata, nessuno si attardi! «Spalanchiamo i cuori a Gesù Signore per annunciare il Vangelo» (cf 1 Cor 9, 16).". 

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©