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Uno studio USA con i medici del San Raffaele di Milano

Tumore prostata: un farmaco per prevenire i casi meno gravi


Tumore prostata: un farmaco per prevenire i casi meno gravi
01/04/2010, 21:04

MILANO - Si chiama dutasteride la molecola che riduce del 22,8% le probabilità di sviluppare il tumore alla prostata nei soggetti a rischio. Si tratta di un farmaco che offre l’opportunità di ridurre il rischio di cancro alla prostata, la seconda causa di morte per tumore nell’uomo. E’ il risultato di uno studio condotto da Gerald Andriole, urologo della Washington University School of Medicine, al capo del gruppo di ricercatori che ha condotto lo studio con la collaborazione dei medici dell'Irccs San Raffaele di Milano. La ricerca che ha coinvolto circa 6.300 uomini di età compresa tra i 50 e i 75 anni , sottoposti per sospetto tumore a biopsia prostatica, risultata poi negativa, si chiama Reduce (Reduction by Dutasteride of Prostate Cancer Events) ed è stata pubblicata oggi sul  New England Journal of Medicine (finanziato interamente da GlaxoSmithKline la società farmaceutica che produce il farmaco).  Uno studio durato ben quattro anni nel corso dei quali a metà dei soggetti coinvolti è stata somministrata una compressa al giorno di dutasteride, mentre all’altra metà è stata somministrata una compressa di placebo. Dopo i primi due anni e poi a conclusione dello studio è stata effettuata una biopsia prostatica, ripetuta più volte nei casi sospetti. Al termine dell'indagine è emerso che i pazienti trattati con placebo avevano sviluppato un tumore alla prostata in 858 casi, mentre quelli trattati col farmaco avevano sviluppato la patologia in 659 casi. In altre parole con l'assunzione della molecola i rischi si ridurebbero del 22,8 per cento nei pazienti genericamente a rischio e del 31,4 per cento nei soggetti con una propensione famigliare alla malattia. Secondo i ricercatori i tumori rilevati al termine della ricerca erano già presenti all’inizio , ma ancora troppo piccoli per essere individuati. La molecola in questione avrebbe dunque la capacità di rallentare la crescita delle neoplasie.

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di Antonella Losapio
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