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La scoperta rivoluzionaria è di due ricercatori italiani

Tumori al cervello: scoperti i geni responsabili


Tumori al cervello: scoperti i geni responsabili
24/12/2009, 19:12

Ancora una volta sono due menti italiane le responsabili di una scoperta medico-scientifica rivoluzionaria. Così rivoluzionaria da spingere la prestigiosa rivista "Nature" ad anticipare i tempi della stampa cartacea, pubblicando un articolo sulla vicenda all'interno della versione on-line del giornale. I due ricercatori avrebbero infatti scoperto le cause che generano il terribile glioblastoma; devastante tumore che colpisce il cervello.
I nomi degli scienziati sono, come dicevamo, italianissimi. Lo sviluppo della parte scientifico-medica è infatti merito di Alessandro Iavarone e di sua moglie Anna Lasorella. I due medici si sono serviti del preziosissimo aiuto di un altro italiano: Andrea Califano, insegnante di biotecnologia alla Columbia University, si è difatti occupato di curare la parte informatica della ricerca, garantendo la possibilità di analizzare e sviluppare i dati grazie ad un avanzato software e ad una dotazione hardware in grado di effettuare numerosissimi calcoli al secondo. In sintesi è il dott. Iavaroni e spiegare meglio l'intero progetto:"Siamo partiti da un gruppo di cellule malate prelevate dai pazienti. Le abbiamo messe in coltura e attraverso un algoritmo informatico abbiamo osservato l'evoluzione della malattia. In questo modo siamo risaliti ai 'master genes', i frammenti di Dna che guidano lo sviluppo del tumore". I due geni maligni sono stati denominati C/Ebp e Stat3 e sarebbero loro i responsabili principali dello sviluppo e della proliferazione delle cellule tumorali che generano lo glioblastoma. Questi due geni agirebbero in maniera diretta sugli organismi cellulari e, detto in parole semplici, costringerebbero questi ultimi alla degenerazione maligna.
"Quando la coppia di geni è attiva simultaneamente, inizia ad 'accendere' centinaia di altri geni che trasformano le cellule normali del cervello in cellule molto aggressive, con la tendenza a migrare ed estendere il loro raggio d'azione. Sopprimere la coppia di geni può rappresentare l'unica opportunità di trattamento per i pazienti che non rispondono alle cure usate finora"; spiegano inoltre gli scienziati. In laboratorio (e su delle cavie) la proliferezione è stata effettivamente bloccata ma, adesso, occorre garantire nel più breve tempo possibile il passaggio della terapia all'uomo; evitando, come spiega il dott. Iavarone, la strada della manipolazione del DNA:"Sperimentazioni di terapia genica sull'uomo esistono. Recentemente ne è stata avviata una per il tumore del fegato negli Usa. Ma non c'è dubbio che trovare uno o più farmaci che interferiscano con i fattori di trascrizione dei geni, anziché sui geni stessi, rappresenterebbe una via più semplice".
Biologia e scienza Informatica messe al servizio della salute pubblica mondiale, dunque, con l'intento di trovare un metodo farmacologico per impedire ai geni oramai "segnalati" di agire come vere e proprie macchine degenerative.

FUGA DALL'ITALIA
A proposito di ricerca italiana e di menti promettenti umiliate e costrette alla "fuga", proprio Iavarone aveva fatto parlare di se qualche anno fa quando, con forza e coraggio, si scagliò contro il clima di nepotismo dilagante riscontrato nei centri di ricerca della nostra penisola. La denuncia che il medico presentò insieme alla moglie direttamente a Repubblica fu infatti molto chiara e compromettente per l'Università Cattolica di Roma:"Il nostro primario ci rendeva la vita impossibile - raccontò infatti il medico - 
ci imponeva di inserire il nome del figlio nelle pubblicazioni scientifiche. Non lasciava spazio alla nostra autonomia di ricerca. Per alcuni anni abbiamo piegato la testa. Poi abbiamo deciso di denunciare tutto. Da quel momento, era chiaro, non avremmo più potuto mettere piede nel laboratorio. Ce l'avrebbero fatta pagare troppo cara". Costretti all'esilio, Iavarone e consorte, hanno trovato (strano a dirsi, vero?) grande ospitalità e disponibilità finanziara nei molto più lungimiranti e meritocratici Stati Uniti dove, dopo qualche anno di ricerca, hanno potuto raggiungere risultati che restando nel bel paese dei raccomandati non avrebbero probabilmente avrebbero potuto solo sognare. Una storia stranota e stratriste che purtroppo sembra addirittura un ritornello...un ritornelo tutto italico; s'intende.

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di Germano Milite
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