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Avviata sperimentazione per testare la nuova terapia

Tumori, passo avanti del vaccino italiano contro il melanoma


Tumori, passo avanti del vaccino italiano contro il melanoma
15/03/2010, 18:03

ROMA - Il melanoma è una neoplasia che contra circa 7500 nuovi ammalati all'anno e,  dal'Istituto superiore di sanità, dall'Istituto tumori Regina Elena e dal San Gallicano, arrivano buone notizie per quanto riguarda il vaccino made in Italy. Le strutture hanno infatti appena annunciato di aver già dato il via alla seconda fase della sperimentazione della nuova cura sui pazienti che sono già stati operati per l'asportazioni delle metastasi causate dal melanoma.
Gli studiosi hanno speghiato che, la sperimentazione, coinvolgere 50 soggetti in tutto (20 dei quali già selezionati) e che non e, attraverso la voce il presidente dell'Iss Enrico Garaci hanno spiegato che"Dopo una prima fase pilota di ricerca su questo vaccino combinato con chemio o interferone alfa, abbiamo deciso di avviare la fase II. Si tratta per noi di un lavoro strategico - continua Garaci - che mostra come il risultato di una ricerca di base svolta in Istituto da oltre 20 anni possa essere trasferito nella pratica clinica. Questo studio - prosegue - nel quale abbiamo investito un milione di euro e di cui abbiamo già testato la sicurezza e la tollerabilità, potrà dare risultati in tempi abbastanza brevi. E costituisce un'opportunità terapeutica enorme per quei pazienti che oggi non hanno alternative dal punto di vista della cura".
Qualora questo vaccino terapeutico si rivelasse efficace - 
conclude l'esperto - potremo inoltre applicarlo come prevenzione, nei casi in cui il tumore è ad alto rischio di recidiva".
Molto ottimista si dice la direttrice del Dipartimento clinico sperimentale di dermatologia oncologica e della melenoma Unit del San Gallicano 
Caterina Catricalà:"Sono ottimisista proprio come dovrebbe esserlo anche la scienza - commenta infatti la Catricalà - il nostro obiettivo è quello di avere un'arma in più contro un tumore in costante aumento".
La sperimentazione sarà portata avanti utilizzando le nuove scoperte fatte riguardo la rilevazione di alcuni parametri biologici specifici. Ad illustrare le "caratteristiche" richieste  per partecipare al protoccollo è Virginia Ferraresi dell'Oncologia medica dell'Ire:"I criteri di selezione includono pazienti con melanoma post-intervento, con più di 18 anni e ad alto rischio di ricaduta, che non presentano alcuna metastasi, né clinica né radiologica. Il vaccino, inoltre, sarà somministrato solo a coloro che dopo un prelievo di sangue risultano positivi per l'antigene di istocompatibilità HLA-A*0201, presente in circa il 45% della popolazione italiana".
Come si legge su Adnkronos L'Iss e l'Ire hanno attivato un sito ad hoc per spiegare lo stato dell'arte degli studi in corso, con un link ('contattaci') a cui i pazienti possono rivolgersi per informazioni più specifiche sul trial (www.iss.it/tria). Tale terapia in particolare, come spiegano gli esperti, potrà essere somministrata ai pazienti le cui cellule tumorali sono già state drasticamente ridotte. Quando il tumore si riduce, infatti, le cellule maligne sono maggiormente deboli rispetto agli attacchi del sistema immunitario ed è proprio su questa maggiore vulnerabile che punta il nuovo vaccino. In ogni caso, sempre secondo i ricercatori "una volta partito lo studio, saranno necessari almeno 4 anni di osservazione". Se la fase due si concluderà in maniera positiva, allora si potrà procedere con il la terza "tappa" e coinvolgere centianaia di pazienti.
Le buone notizie per chi soffre (o soffrirà) di questa neoplasia è che, come sostiene la Catricalà:"aumentano i casi diagnosticati in fase precoce, anche grazie a nuovi microscopi, capaci di mostrarci elementi sospetti per iniziare a sospettare la presenza di un problema precocemente"
Il commento conclusivo riportato su Adnkronos è quello del direttore generale Ire-San Gallicano Francesco Bevere.
Riferendosi ai progressi della ricerca sul melanoma condatta in italia da ricercatori italiani, Bevere riconosce che
:"E' un esempio di collaborazione che contribuisce alla ricerca traslazionale. Gli studi vanno avanti - precisa poi per concludere - ma abbiamo bisogno di un sostegno sul piano economico"

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di Germano Milite
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