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Un bambino su 5 ha problemi con il cibo


Un bambino su 5 ha problemi con il cibo
07/06/2013, 20:21

Roma - Un'adolescente su 5 ha rapporti traumatici con il cibo. Difficoltà che si manifestano tra le ragazzine già tra i 12-13 anni. Quelli che fanno maggiore paura sono i numeri legati ai disturbi alimentari specifici quali l'anoressia, che colpisce l'1% della popolazione femminile mondiale, e la bulimia che invece si accanisce su circa il 5% delle donne. I dati sono stati presentati da Anna Maria Speranza docente di psicologia dello sviluppo all'Università Sapienza di Roma all'Adnkronos Salute, a margine del convegno di oggi 'Disturbi del comportamento alimentare: il rito della malattia e il modello della cura'. Questi numeri dimostrano che dopo anni di trattamenti nel 30% dei casi la patologia diventa cronica.

"L'anoressia - spiega la psicologa - sembra il disturbo alimentare più allarmante mentre la bulimia è invece la più insidiosa: dal punto di vista dell'informazione sociale è considerata meno grave, forse perchè meno visibile dal momento che può manifestarsi in una persona con peso normale, ma può essere mortale a causa del rischio cardiaco. Ovviamente anche nell'anoressia c'è il rischio di morte ma, essendo la malattia più visibile, si interviene di più. La difficoltà c'è anche tra i clinici, infatti molte volte non riusciamo a riconoscere i sintomi di una paziente bulimica al primo sguardo".
"C'è inoltre da dire - continua la professoressa - che esistono pazienti con difficoltà ad aderire al trattamento. Questo fa sì che il rischio più grosso sia l'interruzione continua delle cure", fatte a singhiozzo, "e un aumento della cronicizzazione". Infine, anche gli esiti del trattamento non sono da sottovalutare: "A distanza di un certo numero di anni con pazienti che hanno provato diversi tipi di trattamento, un 30% risolve il problema alimentare, psichico e sociale. Un altro 30% ha una riduzione della sintomatologia alimentare ma il suo disturbo psicologico permane, infatti non riesce ad avere relazioni sociali, mentre un ultimo 30% non riesce ad allontanarsi dalla malattia così da cronicizzarla".

 

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di Felice Massimo de Falco
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