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Il farmaco già esiste ma veniva usato per l'artrite

Un composto contenente oro per combattere l'AIDS

la ricerca ha già dato esiti positi sulle scimmie

Un composto contenente oro per combattere l'AIDS
20/04/2011, 15:04

Sarebbe un composto a base d'oro la nuova risorsa su cui i ricercatori si stanno soffermando per trovare la cura all’HIV/Aids. In commercio già esiste un farmaco contenete oro ma fino ad ora il suo utilizzo è stato strettamente riservato alla cura dell’artrite reumatoide. Nessuna cura è mai stata efficace nei confronti di questo virus che ha la capacità di annidarsi in alcune zone del nostro organismo , dove riesce a resistere all’azione dai farmaci e dagli anticorpi. Questo il motivo per il quale anche se le terapie sembrano dare inizialmente degli effetti positivi, al termine della stessa il virus riesce sempre a ripresentarsi e anzi a riproporsi in forma più aggressiva. Questo è dovuto anche all’organismo che difficilmente riesce a contrasta il virus per una seconda volta e con la stessa forza. Il farmaco, da oggi ritenuto la possibile chiave per la formazione di una cura efficace con l’HIV è L’Auranofin. Secondo gli studi perseguiti da un'equipe internazionale di cui il ricercatore italiano, Andrea Savarino, dell'Istituto Superiore di Sanita' (Iss), e' il principale autore, la sostanza sarebbe i grado di individuare la zona nascosta e protetta dove il virus suole annidarsi .
La ricerca e' pubblicata oggi su ''Aids'', la maggiore pubblicazione scientifica nel campo e finanziata dalla Fondazione Roma. La sfida è quella di riuscire a ridurre il più possibile questa “postazione inaccessibile” del virus in modo che il sistema immunitario possa riuscire a mantenere sotto controllo l’infezione permanentemente.
Lo studio che ha portato a questa importante scoperta è stato effettuato già su alcune scimmie infette con un virus molto simile a quello dell’Hiv, dove si è visto che nella zona che gli scienziati chiamano ” reservoir”, il virus è presente fisicamente ma in forma latente(inespressa) all’interno di un particolare tipo di cellula immunitaria dal nome T CD4 della memoria. È proprio qui che risiede la forza del virus. La cellula in cui si annida è longeva e non può essere bersaglio ne di farmaci ne della difesa immunitaria. Dato che alla sospensione della cura il virus prima o poi si risveglia e procede alla progressione della malattia, l’unica speranza è quella di riuscire a distruggere la cellula che ospita il virus.
 

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di Alessia Tritone
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