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UNICEF: 80% MORTI PARTO E' PREVENIBILE; MANCANO 4,3 MLN DI OPERATORI


UNICEF: 80% MORTI PARTO E' PREVENIBILE; MANCANO 4,3 MLN DI OPERATORI
16/01/2009, 08:01

Le complicanze legate alla gravidanza e al parto si stima abbiano ucciso, dal 1990 al 2007, 10 milioni di donne. Il 99% di questi decessi avviene nei paesi in via di sviluppo, dove l'accesso all'assistenza medica di base potrebbe prevenire l'80% delle morti delle madri mentre in tutto il mondo -- a eccezione dell'Europa -- c'è una carenza di 4,3 milioni di operatori sanitari.

Sono questi alcuni dati del rapporto dell'Unicef "La condizione dell'infanzia nel mondo" 2009, dedicato alla salute materna e neonatale e presentato ieri a Roma dall'Unicef Italia e dal ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna.

Nei paesi più poveri, le donne hanno 300 probabilità in più di morire di parto o per complicazioni legate alla gravidanza rispetto alle donne dei paesi sviluppati, e i bambini quasi 14 possibilità in più di morire entro il primo mese di vita rispetto a un bambino nato in un paese industrializzato.

Sierra Leone e Afghanistan sono i paesi con il più alto tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni, Liberia Costa d'Avorio e Iraq nei primi 28 giorni, ma mentre il tasso di sopravvivenza per i bambini sta migliorando a livello globale -- anche se restano elevati i rischi nel primo mese di vita -- pochi progressi sono stati fatti nel ridurre la mortalità delle madri, secondo quanto riportato dall'Unicef.

Ogni anno, oltre 500mila donne muoiono a causa di complicazioni relative alla gravidanza o al parto -- tra cui circa 70.000 in età compresa tra i 15 e 19 anni -- soprattutto in Africa e in Asia.

Niger, Afghanistan, Sierra Leone, Ciad, Angola, Liberia sono i paesi con il più alto rischio di mortalità materna.

IN AFRICA SUBSAHARIANA NUMERO OPERATORI SANITARI DEVE AUMENTARE DEL 140%

Nel mondo in via di sviluppo, il rischio di mortalità materna nel corso della vita è di 1 su 76 rispetto a una probabilità di 1 su 8.000 per le donne dei paesi industrializzati, e per ogni donna che muore, altre 20 soffrono di malattie o lesioni spesso gravi e con danni permanenti.

Operatori sanitari con accesso ai farmaci essenziali e attrezzature mediche adeguate -- oggi non sufficienti in tutto il mondo con la sola eccezione dell'Europa -- potrebbero prevenire i quattro quinti di questi decessi. In termini assoluti, dice il rapporto, la maggiore carenza di operatori sanitari si registra in Asia -- il 25% dei parti non assistiti si verifica in India -- ma il maggior bisogno relativo è nell'Africa subsahariana, dove il numero di operatori sanitari dovrebbe aumentare del 140% per raggiungere un'adeguata copertura.

Il rapporto evidenzia inoltre che i servizi sanitari sono più efficaci se l'ambiente sociale sostiene l'empowerment delle donne, la loro protezione e la loro istruzione: molte donne dei paesi poveri non hanno voce in capitolo riguardo ai loro bisogni di assistenza sanitaria, e dichiarano che sono i loro mariti, da soli, a prendere per esse le decisioni a riguardo.

Il ministro Carfagna ha definito i dati riportati dall'Unicef "allarmanti", e ha affermato che le istituzioni devono "collaborare sinergicamente" con l'organizzazione per l'infanzia dell'Onu per far fronte al problema delle mortalità infantile e delle madri che, pur se a livelli più contenuti, si verifica anche nel nostro paese.

"Il nostro obiettivo comune a breve termine deve essere quello di azzerare completamente questi decessi. E' un dovere delle istituzioni e un desiderio dell'Unicef", ha detto intervenendo alla presentazione del rapporto.

E ricordando la presidenza di turno dell'Italia al G8 del prossimo luglio, ha aggiunto: "Credo che un paese come l'Italia abbia il dovere di accendere i riflettori su quanto accade. Mi farò carico di questa iniziativa".
 

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di Redazione
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