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Università, “Il Giardino dei coralli è ormai distrutto”


Università, “Il Giardino dei coralli è ormai distrutto”
04/02/2011, 15:02

Roma, 04 febbraio 2011 – L’aumento della temperatura delle acque continua a fare vittime eccellenti: questa volta, dopo Thailandia e Bali, è toccato ai coralli di uno dei reef più ricchi di biodiversità del mondo, lo “Sha’ab Suedi” al nord del Sudan, noto come il “Giardino dei coralli”.

E’ apparso così: grigio e senza vita ai ricercatori dell’“Alma Mater Studiorum” Università di Bologna, impegnati nel monitoraggio del Mar Rosso, al rientro da due settimane di navigazione a bordo di “Felicidad II”, l’imbarcazione di Aurora Branciamore e sede itinerante di Marevivo in Sudan.

Solo pochi mesi fa, i coralli e gli animali che vivevano in simbiosi nel meraviglioso reef erano in buona salute: nulla faceva presagire il disastro.

“Da diversi anni la comunità scientifica internazionale tenta di sensibilizzare gli organi politici sul grande pericolo rappresentato dai cambiamenti climatici per la sopravvivenza delle stupende barriere coralline di tutto il mondo. Purtroppo, spesso le analisi scientifiche vengono considerate meno degli interessi economici a breve termine” ha detto Stefano Goffredo, capo spedizione STE (Scuba Tourism for the Environment - Turismo Subacqueo per l’ambiente), progetto dell’Università di Bologna che coniuga turismo sostenibile e monitoraggio dello stato di salute del Mar Rosso.

“Anche se ci siamo entusiasmati per l’appuntamento giornaliero con gli squali martello, con branchi di delfini e meravigliose mante, purtroppo lo stato di salute dei coralli desta in noi molta preoccupazione”, ha commentato la presidente nazionale di Marevivo, Rosalba Giugni, partecipante alla spedizione.

“E’ un fenomeno fuori controllo, al di sopra di ogni immaginazione - ha continuato - se addirittura nel mare selvaggio del Sudan, cioè in acque ancora incontaminate, si verifica tutto questo”. I coralli non sono solo una meraviglia naturale da ammirare, ma costituiscono anche un patrimonio insostituibile per la biodiversità, la pesca e la protezione delle coste.

Oltre alle immersioni per il monitoraggio, alla documentazione foto e video, i ricercatori e l’equipaggio del ‘Felicidad II’ hanno ripulito Angarosh, mitica isola formata da conchiglie e coralli, togliendo le migliaia di bottiglie di plastica depositate dalle mareggiate e dalle correnti.

Al rientro a Port Sudan, la spedizione è stata accolta dal Ministro del Turismo e della Fauna del governo sudanese, Joseph Malwal, che, toccato dalla relazione dei ricercatori, si è dichiarato disponibile a collaborare nel portare avanti progetti di monitoraggio e di azioni anche repressive per la difesa degli squali, patrimonio del Sudan ormai raro nel resto del mondo.

Marevivo da anni si batte per la salvaguardia degli squali: l’associazione, facendo parte di ‘Shark Alliance’, ha messo in atto molte attività - sia parlamentari che di divulgazione - su questo tema di particolare urgenza. I grandi predatori del mare sono in pericolo di estinzione: circa 100 milioni di esemplari all’anno vengono catturati per asportare la preziosa pinna (molto ambita nei paesi orientali) e rigettati in mare ancora vivi, una pratica crudele e distruttiva.

“Il Sudan ha ancora un mare selvaggio e ricco, bisogna con tutte le forze cercare di proteggere uno degli ultimi Eden del Pianeta Terra – ha concluso Rosalba Giugni al termine dell’incontro con l’importante rappresentante del governo sudanese - Marevivo sarà disponibile a lavorare in collaborazione con l’università e le istituzioni per questo obiettivo”.

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di redazione
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