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Scoperta ricercatori americani stravolge corso della scieza

Vaccino del vaiolo favorì virus Hiv


Vaccino del vaiolo favorì virus Hiv
18/05/2010, 19:05

Un passo in avanti e due indietro. Quella che fu una grande vittoria della scienza potrebbe esser stata il trampolino di lancio per la diffusione di un mal più grave: il virus Hiv. La tesi proposta da un gruppo di ricercatori della George Mason University di Manassas e della George Washington University della Virginia, riguarda la possibilità che l'interruzione della vaccinazione per il vaiolo abbia di fatto aiutato il virus Hiv a diffondersi con maggior rapidità. È quanto emerge da una ricerca in corso di pubblicazione sulla rivista BMC Immunology. Il vaiolo è una malattia ormai estinta dal 1980, anno in cui l'Organizzazione mondiale della sanità aveva annunciato in maniera ufficiale l'eradicazione del virus. “Sono state proposte diverse spiegazioni – affermano oggi i ricercatori - per la rapida diffusione dell'Hiv in Africa, fra cui le guerre, il riutilizzo degli aghi delle siringhe e la contaminazione delle prime partite dei vaccini antipolio. Tuttavia, tutte queste spiegazioni o sono state confutate o si sono dimostrate comunque non in grado di spiegare adeguatamente il comportamento della pandemia da Hiv. La nostra scoperta che la precedente immunizzazione con il virus del vaiolo potesse conferire un qualche grado di protezione rispetto a una successiva infezione con l'Hiv suggerisce che la sospensione di questa vaccinazione possa essere una parte della spiegazione”. In parole più semplici, la vaccinazione antivaiolo potrebbe agire con alterazioni a lungo termine del sistema immunitario, sulla superficie dei globuli bianchi di un soggetto esposto a entrambi i virus. Analizzando la replicazione virale dell'Hiv in soggetti sottoposti di recente a immunizzazione per il vaiolo, i ricercatori hanno scoperto che era notevolmente inferiore rispetto alle persone non immunizzate. Altro punto, questo, a favore di una teoria che, se confermata in via ufficiale, rappresenterebbe un pericoloso autogol per la scienza.

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di Salvatore Formisano
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