Dal mondo / Europa

Commenta Stampa

ABU MAZEN E OLMERT: PACE ENTRO GENNAIO 2009


ABU MAZEN E OLMERT: PACE ENTRO GENNAIO 2009
27/11/2007, 14:11

«Concluderemo il negoziato di pace entro il gennaio 2009». E’ questo l’impegno che Ehud Olmert e Abu Mazen hanno consegnato nelle mani di George W. Bush alla vigilia della conferenza di Annapolis che si apre oggi con la partecipazione di oltre quaranta Paesi.
Il presidente americano ha ricevuto nell’Ufficio Ovale il premier israeliano e il leader palestinese per due lunghi colloqui tesi a spianare la strada all’intesa sul negoziato per lo status definitivo dei rapporti fra lo Stato Ebraico e il futuro Stato di Palestina. E’ in questa cornice che, come ha raccontato la portavoce Dana Perino ai giornalisti accreditati alla Casa Bianca, i due ospiti hanno assunto un impegno preciso. «Il presidente Abbas e il primo ministro Olmert hanno entrambi detto che vogliono concludere il ciclo di negoziati prima che termini la presidenza Bush» ha detto Perino, precisando che «concludere significa arrivare a un accordo permanente su due Stati che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza».
Rendendo pubbliche le parole dette da Olmert e Abu Mazen nella riservatezza dello Studio Ovale, la Casa Bianca punta a disinnescare i perduranti disaccordi sulla dichiarazione congiunta che le due parti dovrebbero siglare ad Annapolis. «Non sappiamo se Olmert e Abu Mazen ripeteranno in pubblico ciò che hanno detto al presidente» ha comunque tenuto a precisare Dana Perino, riferendosi ai discorsi previsti per oggi dall’agenda del summit. L’indicazione come data ultima per l’intesa israelo-palestinese del 20 gennaio 2009, quando Bush lascerà la Casa Bianca, coincide con la preparazione di un vertice dal quale il Dipartimento di Stato si aspetta «l’inizio dei negoziati sullo status definito», cioè quelli che riguardano il futuro di Gerusalemme, la definizione dei confini e la sorte dei rifugiati del 1948. «C’è un’atmosfera positiva al vertice - spiega uno degli sherpa che ha preparato il summit - perché possiamo dare inizio alla fase conclusiva del negoziato».
In tale cornice Bush si è impegnato a «non fare imposizioni ma ad aiutare». Se Bill Clinton nei summit del 1993 a Washington e del 2000 a Camp David vestì, con alterna fortuna, i panni dell’«honest broker» (onesto mediatore), Bush descrive così il ruolo degli Stati Uniti: «Siamo dei facilitatori e sono ottimista sul risultato finale. Non possiamo imporre la nostra visione ma possiamo aiutare». Il termine-chiave «facilitatore» ricorda l’approccio che ebbero George Bush padre e l’allora Segretario di Stato James Baker alla Conferenza di Madrid del 1991, quella che ruppe il ghiaccio fra arabi e israeliani. George Bush figlio punta a «facilitare» su due fronti: da un lato il binario israelo-palestinese verso lo status definitiv, e dall’altro quello della normalizzazione arabo-israeliano grazie al sostegno dei sauditi, presenti ad Annapolis con il ministro degli Esteri.
Terminati gli incontri, Bush ha lasciato la guida delle operazioni a Condoleezza Rice, padrona di casa al Dipartimento di Stato per una cena di inizio lavori con le delegazioni ospiti, studiata per rompere il ghiaccio in vista di questa mattina. Ed è proprio Bush, intervenendo quando in Italia è notte, che ha preso la parola durante la cena rinnovando l’ottimismo: «La pace in Medio Oriente è a portata di mano».

(fonte: LaStampa.it)

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©