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Le norme sono state ammorbidite, Monti soddisfatto

Accordo a 25 sul fiscal compact, Londra e Praga dicono di no


Accordo a 25 sul fiscal compact, Londra e Praga dicono di no
31/01/2012, 09:01

BRUXELLES (BELGIO) - Nella notte è stato raggiunto a Bruxelles l'accordo dei Paesi Europei sul cosiddetto "fiscal compact", l'insieme delle norme per garantire la buona gestione dei conti pubblici da parte degli Stati membri. Un accordo che smussa molte delle asperità inizialmente contenute. Innanzitutto viene adottata come regola d'oro il pareggio di bilancio, inserito in Costituzione o in leggi equivalenti, in modo da essere assolutamente vincolante; vincolo accresciuto dall'introduzione di sanzioni automatiche. Resta l'obbligo, per i Paesi che hanno un debito superiore al 60% del Pil, di tagliarlo di 1/20 all'anno della parte che eccede il limite (per l'Italia significherebbe misure dell'ordine di 40 miliardi all'anno); ma il piano di rientro potrà essere modificato dai "fattori attenuanti" previsti a livello europeo. Questo consentirebbe una riduzione del debito pubblico senza strangolare l'economia dei Paesi europei.
L'accordo è stato a 25. All'appello mancano l'Inghilterra (che aveva comunque annunciato la propria non partecipazione) e la Repubblica Ceca, che all'ultimo momento si è tirata indietro. Sì della Polonia che ha ottenuto una partecipazione, seppure saltuaria, ai summit dell'Eurogruppo per i Paesi che non usano l'euro.
Nelle dichiarazioni alla stampa, si è parlato anche della situazione greca. Il presidente francese Nicholas Sarkozy ha negato che ci sia l'intenzione di commissariare il Paese, mentre ha annunciato che a giorni si dovrebbe raggiungere un accordo sulla ristrutturazione del debito greco.
E' stata decisa anche la creazione di un fondo salvastati permanente, anche se non c'è la decisione sulla sua entità: se entro i 500 miliardi, come vuole la Germania, oppure oltre i 750, come vogliono tra gli altri Italia e Francia.
Ora si dovrà aspettare il Consiglio europeo di marzo per stabilire le linee guida a cui i vari Paesi si dovranno attenere nelle misure di politica economica.

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di Antonio Rispoli
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