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La Russia teme un’escalation di eccessiva violenza in Libia

Addestratori, Tripoli avverte: “Attenti alle conseguenze”

Colloquio Lukashenko-Gheddafi: “I media falsano la realtà”

Addestratori, Tripoli avverte: “Attenti alle conseguenze”
21/04/2011, 15:04

TRIPOLI – Tripoli avverte: che l’Italia, la Francia e la Gran Bretagna prestino attenzione alle conseguenze che potrebbe avere la decisione di inviare addestratori militari in Libia a sostegno dei ribelli. Il messaggio, diffuso attraverso la tv di Stato di Tripoli, ha come mittente il ministro degli Esteri del regime libico e sembrerebbe suonare come una vera e propria minaccia. Parole che tra l’altro vanno a concretizzare i timori della Russia, che boccia l’iniziativa che prevede appunto l’invio in Libia di istruttori militari. Il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, ha espresso il timore che tale decisione preluda a un intervento militare terrestre, che per Mosca sarebbe “estremamente rischioso e dalle conseguenze imprevedibili”. Il presidente bielorusso, Aleksander Lukashenko, ha reso noto oggi durante un discorso davanti alle Camere di aver parlato con il leader libico Muammar Gheddafi, che gli avrebbe assicurato che la realtà in Libia è un’altra e che, quindi, quanto riportato dai media occidentali non corrisponde alla realtà.
Il monito di Mosca è stato perentorio: “Ci sono già stati dei casi nella storia in cui tutto è iniziato con l’invio di istruttori militari”, ha ricordato Lavrov, “e poi le cose si sono protratte per anni con centinaia di migliaia di morti da entrambe le parti”. A rispondergli è il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che comunque precisa i termini della scelta italiana. “Non hanno niente a che vedere con i consiglieri militari”, ha spiegato in riferimento ai 10 uomini che saranno inviati. “Sono - ha aggiunto - semplicemente degli istruttori, cioè delle persone che danno nozioni di come un soldato deve muoversi e deve usare gli strumenti a sua disposizione, né più né meno”.
Intanto la Nato ha smentito la notizia della morte di civili nei raid sul sobborgo di Khellat Al-Ferjan, a sud-ovest di Tripoli. L’obiettivo dell’operazione, ha specificato una fonte dell’Alleanza, “era un bunker di comando e controllo all’interno di un compound militare e non ci sono indicazioni di vittime civili”. Diversa la versione dei media libici che avevano dato notizia della morte di sette civili e il ferimento di altri 18 nei raid della Nato contro la capitale libica. Nel frattempo proseguono gli attacchi delle forze del regime su Misurata, l’ultima roccaforte ribelle in Tripolitania, dove mercoledì sono stati uccisi il fotoreporter americano Chris Hondros e il collega britannico Tim Hetherington.

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di Antonio Formisano
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