Dal mondo / Asia

Commenta Stampa

Gli occupanti erano afgani e iraniani, per lo più bambini

Affonda barcone in Indonesia: strage in mare, 200 morti


Affonda barcone in Indonesia: strage in mare, 200 morti
18/12/2011, 19:12

GIACARTA - Tragedia nel mare di Giava, dove un vecchio peschereccio che si dirigeva in Australia, al largo dell'isola indonesiana, e su cui c'erano forse 250 afgani e iraniani, tutti alla ricerca dell'asilo politico, si è spezzato in due ed affondato. Molti erano bambini, oltre duecento sono annegati: ufficialmente ancora dispersi, pochissime le speranze di ritrovarli vivi; "é probabile che siano tutti morti" ha detto il portavoce della protezione ciivle indonesiana, Gagah Prakoso. "Abbiamo mandato quattro navi e due elicotteri ma non abbiamo visto nulla". Solo 33 persone sono state salvate, 30 uomini, una donna e due bimbi.
La tragedia giunge a un anno dall'affondamento di un'altra nave carica di migranti diretti in Australia. E provoca un'ondata di indignazione fra le associazioni australiane per l'aiuto ai rifugiati, in pesante polemiche con le misure restrittive applicate dall'Australia.
Il peschereccio è stato colpito da una forte tempesta e da ondate alte fino a cinque metri. Secondo Kelik Purwanto, operatore della protezione civile, "è impossibile anche per un buon nuotatore con giubbotto di salavataggio raggiungere la riva in queste condizioni meteo. I corpi di solito arrivano a riva al terzo giorno".
I sopravvissuti dicono di essere venuti dall'Iran e dall'Afghanistan e di aver pagato fra i 2.500 e i 5.000 dollari americani per il viaggio della speranza: un aereo da Dubai a Giacarta, e di lì la nave per l'Australia. "Vogliamo una vita migliore" dice il giovane student. "In Afghanistan non c'è nulla. Terrorismo sì, ma non si può studiare e non c'è lavoro".
In Australia il ministro degli Interni Jason Clare ha parlato di una "immane tragedia". Ma per le associazioni di aiuto ai rifugiati l'atteggiamento del governo è di pura ipocrisia. "Se governo e opposizione si preoccupassero davvero, avvierebbero una politica umana di accoglienza" dichiara Ian Rintoul, coordinatore della Coalizione per i i rifugiati.


Commenta Stampa
di digì
Riproduzione riservata ©