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La bomba pronta a colpire i soldati italiani

Afghanistan: gli alpini disinnescano un pericoloso ordigno


Afghanistan: gli alpini disinnescano un pericoloso ordigno
13/06/2010, 11:06

Altra tragedia evitata per un soffio dai militari italiani che, avvertiti da alcuni bambini della presenza di un pericoloso e letale ordigno (il "led"), sono riusciti ad intervenire con rapidità ed efficacia per disinnescarlo.
La bomba, destinata ad esplodere al momento giusto proprio per fare strage tra i soldati inviati in Afghanistan dal nostro paese, è stata individuata all'interno di un tubo posizionato sotto la Rig Road; strada particolarmente battuta dalle nostre pattuglie. Artefici del disinnesco sono stati gli Alpini del 32/o Reggimento Genio. l'intervento dei militari, come raccontano gli stessi ufficiali,  non è stato però assolutamente agevole ed ha richiesto diverse ore di lavoro agli artificieri che, dopo aver sgomberato la zona con l'aiuto delle forze dell'ordine locali, sono intervenuti con un robot guidato a distanza grazie ad un telecomando.
L'artificiere meccanico, però, era troppo grande per poter entrare del tubo e permettere dunque la disattivazione dell'ordigno in totale sicurezza. I militari così hanno deciso di smontarlo per rimpicciolirlo ma, anche dopo il primo riassemblaggio, il robot risultava troppo alto di 2 cm.
A quel punto gli alpini sono stati costretti a far "brillare" la bomba sparando con un cannoncino. Nessun danno è stato arrecato alla strada e la circolazione è già ripresa da alcune ore. Come spiegano gli uomini del 32esimo reggimento, con ogni probabilità il pacco esplosivo era telecomandato e la sua esplosione controllata avrebbe con ogni probabilità fatto saltare in aria anche una parte della Rig Road; ferendo mortalmente chiunque la stesse attraversando. Se non fosse stato per i bimbi che giocavano nei paraggi della strada e che hanno prontamente segnalato la presenza del "led", probabilmente l'Italia avrebbe presto pianto altri morti in quella che ci si ostina a definire "missione di pace".

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di Germano Milite
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