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Intervista a Samir Al Qaryouti, opinionista di Al Jazeera

Afghanistan, la guerra si vince con il dialogo

Bisogna ristudiare e ridefinire la strategia attuale

Afghanistan, la guerra si vince con il dialogo
18/01/2011, 17:01

L’ultima vittima italiana in territorio afghano riapre il dibattito sulla discussa questione riguardante la presenza dei nostri militari in quei territori. Proprio su quella che è la delicata “questione afghana”, paese dilaniato da continui conflitti interni, e sulla presenza di un nostro contingente, abbiamo raccolto il parere di Samir Al Qaryouti, giornalista italo - palestinese esperto di questioni mediorientali ed arabo - islamiche, corrispondente della Radio televisione palestinese e opinionista di Al Jazeera.

Ancora una vittima italiana in territorio afghano. Un suo commento sulla “questione afghana” e i conflitti interni che dilaniano il Paese?
Come si può notare ormai da diversi mesi, sulla questione afghana c’è un evidente fallimento della strategia finora eseguita da parte degli Stati Uniti d’America. Questo fallimento segna il fatto di non aver saputo arginare in nessun modo la corruzione che ha praticamente distrutto tutti gli sforzi fatti per una reale ricostruzione del Paese. Questa corruzione investe tutti i settori della vita afghana, a livello politico, economico ed anche sociale. Allo stato attuale le strategie finora adottate non hanno prodotto nessun risultato, che possa almeno far parlare di un tentativo di riportare la stabilità nel Paese, che pare sia proprio l’obiettivo principale sulla questione afghana. Degli altri problemi afghani poi siamo tutti a conoscenza: i Talebani con la loro azione, volta tanto a difendere le proprie posizioni quanto a contrastare ciò che considerano un’invasione militare ingiusta nel loro Paese, controllano una buona parte del territorio afghano. A questo va aggiunto il tentativo da parte dei “Signori della Guerra” di ottenere, dietro presunte soluzioni per l’Afghanistan”, il controllo politico del territorio e un ruolo centrale nella politica generale del Paese. Tutti questi elementi fanno capire che la politica generale in Afghanistan non va, non ha risolto niente e non ha prodotto nessun cambiamento. La gente povera continua ad essere più povera, il conflitto è ancora più acuto, ci sono continui attacchi. È una vera e propria guerra. Quando si parla di stato di guerra e quando si parla di missione di pace lo si deve fare con una certa logica ed una precisa visione. A me sembra che in Afghanistan non si possa parlare nè di mezza guerra, né di una missione di pace, ma una guerra totale. La prova è che da dieci anni non si è arrivati a un risultato.

Cosa crede sia necessario per risolvere la questione afghana?
La cosa principale sarebbe capire bene la volontà e le richieste della gran maggioranza del popolo afghano. In che modo lo si può fare se non c’è una rappresentanza politica vera e propria del Paese? Come si può capire realmente cosa vuole il popolo afghano? Io credo che il popolo afghano innanzitutto voglia la pace, perché è un popolo che non soffre da oggi, ma da più di dieci anni. La richiesta del popolo afghano è di pace soprattutto e di avere almeno la possibilità di progredire verso una realizzazione a livello economico.

Ridiscutere la presenza del contingente italiano in Afghanistan. Crede sia una soluzione ritirare i soldati?
Io credo sia necessario ristudiare l’intera missione. Anche le ultime riunioni della Nato hanno riconosciuto ufficialmente come le cose in Afghanistan continuino a non funzionare e che bisogna cambiare la strategia. Ma quale strategia? Se ci si riferisce alla strategia di intervento secondo questa logica attuale, allora credo che bisogni cambiarla tutta. Bisogna parlare con il popolo afghano, parlare con tutta la rappresentanza del popolo afghano. E qui c’è un ruolo anche dei Talebani, perché i Talebani rappresentano anche un movimento politico prima che un movimento di guerriglia. È necessario riconoscere il loro ruolo e trattare con loro in una maniera o un’altra. Karzai ha detto che lo farà e anche diversi esponenti del parlamento afghano hanno detto che lo faranno: allora bisogna capire bene il popolo afghano e bisogna anche cercare i suoi rappresentanti per dialogare con essi. Il popolo afghano è un popolo di grandi tradizioni e di grande civiltà: bisogna aiutarlo a esprimersi, per trovare una soluzione insieme al popolo afghano stesso e non escludendolo. Non basta l’azione delle parti esterne, ma occorre dare a questo popolo fiducia e aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi di pace e stabilità.

È da escludere qualsiasi possibile negoziato pacifico con i Talebani?
A lungo andare non lo escluderei affatto. Questo prima o poi si realizzerà. Prima o poi qualche politico si deciderà a vedere la realtà così come realmente è. Se io devo trattare con una parte che detiene il potere in quei territori, lo faccio correttamente in modo politico. Bisogna avere molto coraggio, molta intelligenza e molta onestà.

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di Antonio Formisano
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