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La denuncia dell’Onu in 47 strutture detentive

Afghanistan: l’orrore delle carceri. "Torture sistematiche"

Tra i prigionieri anche un ragazzino di 16 anni

Afghanistan: l’orrore delle carceri. 'Torture sistematiche'
11/10/2011, 09:10

WASHINGTON – In ben 47 strutture detentive dell’Afghanistan i prigionieri subiscono trattamenti classificati, tanto dalle leggi internazionali quanto da quelle afghane, come vere e proprie “torture”. Nel suo ultimo rapporto Unama sui diritti umani nelle carceri del governo di Kabul, l’Onu, delineando un quadro desolante, punta il dito contro la polizia e l’Intelligence afghane: parla infatti di torture e maltrattamenti a cui sono sottoposti i detenuti delle prigioni afghane. Non sono da escludere i prigionieri minorenni e questo accadrebbe anche nel carcere di Herat, una struttura ammodernata grazie ai fondi italiani, nella zona del Paese dove operano i nostri soldati.
Secondo il documento Unama, basato su interviste a 379 detenuti, realizzate dall’ottobre 2010 all’agosto 2011, almeno un terzo di questi detenuti sono stati percossi e torturati con l’obiettivo di ottenere informazioni e confessioni: si tratta di un metodo usato di frequente nei processi afghani. Questo triste ragionamento varrebbe anche per il carcere di Herat, nella cosiddetta “zona italiana”: anche in questo caso l’Unama ha intervistato 16 detenuti fermati dalla Polizia locale e ben 9 di loro hanno denunciato di aver subito delle violenze, delle vere e proprie torture. Tra di loro c’è anche un ragazzo di 16 anni che non è stato risparmiato di queste tecniche.
Nel documento si precisa tuttavia che i maltrattamenti non sono il risultato di una politica del governo. I ministri della Sicurezza di Kabul, sottolinea l’Unama, hanno collaborato all’indagine, e dopo aver appreso i risultati del rapporto, hanno iniziato ad adottare le misure necessarie per fermare gli abusi: già dal mese scorso, infatti, l’Isaf, Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza della Nato, ha bloccato i trasferimenti dei prigionieri, sospetti talebani, verso 16 delle strutture indicate nel documento.

SI TRATTA DELLA SOLITA TECNICA
Dalle testimonianze raccolte emerge che durante la notte gli uomini della sicurezza afgana prelevavano la vittima dalla sua cella, in manette e con un cappuccio sul volto, e lo portavano in una sala speciale: è qui che il sospetto veniva interrogato e picchiato se non forniva le informazioni richieste. Gli aguzzini ne bruciavano anche le piante dei piedi con dei cavi elettrici. Dopo le scosse elettriche, i detenuti venivano fatti uscire e costretti a camminare sulla ghiaia e sulla calce per qualche minuto. Infine, venivano ricondotti nella loro cella.

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di Antonio Formisano
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